<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595</id><updated>2012-02-16T16:32:56.309+01:00</updated><category term='Post-news'/><title type='text'>Italian Report</title><subtitle type='html'>global facts - local opinions 
&amp;amp; tons of books</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>232</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-731977078621882009</id><published>2010-07-21T11:47:00.000+02:00</published><updated>2010-07-21T11:50:16.197+02:00</updated><title type='text'>Il manager del futuro</title><content type='html'>From MyMarketing.net&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alberto Brambilla&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come sarà il manager del futuro? Difficile dirlo. Quel che è certo è che la crisi ha cambiato tutto. Non basteranno più delle  competenze specifiche e tecniche, bisogna imparare ad adattarsi. Viaggiare,  conoscere e imparare per essere pronti a tutto, per essere pronti al cambiamento.  Una carriera votata al &lt;i&gt;multitasking &lt;/i&gt;con un piede all’estero e la valigia sempre pronta perché in Italia c’è poco spazio. &lt;a name="1295be6fa65097ad_OLE_LINK3"&gt;&lt;/a&gt;Stefano Blanco è  General manager del Collegio di Milano. Una struttura modellata sui college  inglesi e americani che accompagna i giovani usciti col massimo dei voti da sette università milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Iulm, Politecnico, San Raffaele, Statale) verso il mondo del lavoro, ai vertici di società come  Enel, Eni e Mediaset. Al momento l’obiettivo è spingere verso  l’internazionalizzione dei ragazzi con progetti oltre confine, affiancando programmi - ancora  in nuce - legati all’Expo 2015 e alla Pubblica amministrazione. Alla fine del  2008 Blanco, dopo quattro anni alla Caterpillar, è passato dalla direzione  del personale di una multinazionale del settore sanitario come Humanitas  alla formazione dei futuri manager. Un’esperienza che ha accolto con  entusiasmo.    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;img alt="" src="http://www.mymarketing.net/public/mymarketing/www_img/Blanco-2009_tess.jpg" align="left" border="0" vspace="" hspace="10" /&gt;&lt;b&gt;Come è avvenuto questo passaggio, e come ha ricevuto la sfida del rilancio del Collegio?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mi sono sempre occupato di risorse umane e quindi l’idea di poter coniugare l’esperienza che avevo fatto in Italia e nelle multinazionali con una sfida come questa, cioè provare a formare le  future classi dirigenti, giovani di talento con criteri di merito e  innovazione, è stata molto interessante. Ho unito la mia esperienza con quello che è  sempre stata la mia passione: l’educazione dei giovani. Una passione che avevo coltivato anche in altri ambiti, anche a livello europeo. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Che bilancio può tracciare per i giovani che avete formato?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per i bilanci è presto. Come tutti gli interventi formativi si vede dopo molto tempo quello che si può ottenere realmente.  E’ un problema delle società private e della società in generale. Si cercano  sempre risultati a breve termine, invece nel processo formativo il risultato si  vede dopo molti anni. Anche se il &lt;i&gt;placement&lt;/i&gt; dei nostri studenti è ottimo, così come la collocazione all’estero,  anche in grandi imprese, dovremo aspettare ancora qualche anno per capire. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ma in una società “gerontocratica” come la nostra, come trovano spazio i giovani?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questo è un grande problema. I dati sugli under-40 nei cda, il numero di giovani che sono rettori universitari e l’età dei  politici è sicuramente un problema. E’ un paese bloccato che va cambiato. L’unico  modo per farlo è avere persone di talento e soprattutto fare in modo che le  generazioni più anziane capiscano che inoculare &lt;i&gt;know-how&lt;/i&gt; nuovo nei giovani è fonte di successo. Si tratta di sistemare in  posizioni di vertice chi può capire meglio il futuro. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Anche i futuri dirigenti sono dunque costretti a migrare?&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;È vero che è più difficile assumere posizioni di responsabilità in  aziende italiane. In altri paesi invece a 35 anni è più facile essere membri di  un cda. Il trenta per cento dei nostri studenti trova lavoro all’estero. Sarebbe  bello capire, nei prossimi anni, se c’è anche un ritorno degli studenti e se  il tessuto industriale italiano sarà in grado di attirali. Ma lo sapremo  tra qualche anno.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Qual è allora il profilo del manager del futuro?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Mi sono convinto che la &lt;a name="1295be6fa65097ad_OLE_LINK2"&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;technicality&lt;/i&gt; non basterà più. Solo in un primo momento è necessario essere dei buoni tecnici, dei buoni &lt;i&gt;professional&lt;/i&gt;, ma per come sta andando il mondo dell’impresa, con la globalizzazione e  molti processi trasversali, il fattore decisivo sarà la capacità di adeguarsi, di  leggere le situazioni prima che avvengano e prima degli altri. Chi è troppo legato  alla tecnica – e questa crisi l’ha dimostrato – è finito a gambe all’aria.  Chi ha avuto la capacità di essere flessibile, di capire e agire a tuttotondo  si è salvato meglio degli altri.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ma è una cosa che si può insegnare?&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tutto si può insegnare. Avere un po’ di capacità critica, guardare il mondo con curiosità e intelligenza, essere in grado di  gestire situazioni complesse - che è il tema forte di questi anni - si può  trasmettere agli studenti. Si possono almeno dare occasioni utili all’interno di un particolare contesto imprenditoriale per imparare ad avere familiarità  con le difficoltà che si incontreranno più avanti. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-731977078621882009?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=979&amp;sez_id=2&amp;sez=MANAGEMENT' title='Il manager del futuro'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/731977078621882009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=731977078621882009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/731977078621882009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/731977078621882009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/07/il-manager-del-futuro.html' title='Il manager del futuro'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6525818981926857251</id><published>2010-07-21T08:34:00.005+02:00</published><updated>2010-07-21T11:47:36.946+02:00</updated><title type='text'>Lettera a un professore</title><content type='html'>&lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Un pò di quel coraggio che ci vuole!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;LA POLEMICA SULL' ETÀ PENSIONABILE&lt;/h3&gt;   &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un gesto. Sì, basterebbe un gesto. Mi rivolgo a voi professori  universitari che avete superato i 65 anni di età. Ho letto nelle pagine  della cronaca milanese del Corriere le vostre richieste di restare fino a  72 anni. Accogliete invece la proposta fatta da Chiara Carrozza,  direttore della Scuola Sant' Anna di Pisa, di andare in pensione a 65  anni. Voi, professori universitari incardinati (per usare una  bruttissima espressione), scardinatevi. Fate un atto di libertà verso il  sistema, verso un' Italia bloccata. Perché non partire da Milano? Qui  ci sono alcune tra le migliori università italiane e non solo, alcuni  tra i migliori professori.     Facciamo partire da qui una piccola  rivoluzione copernicana che liberi nuove energie, dia nuove possibilità  ai giovani ricercatori che oggi nelle università si vedono bloccata una  possibile carriera.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/TEaVdpXL5VI/AAAAAAAAAic/uBa1E0GZOxA/s1600/Stefano+Blanco.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 70px; height: 90px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/TEaVdpXL5VI/AAAAAAAAAic/uBa1E0GZOxA/s400/Stefano+Blanco.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5496244731804116306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Fate un gesto di responsabilità per il futuro. Ne  guadagnerete in rispetto dall' opinione pubblica e avrete lasciato un  segno nell' università italiana mettendo davanti alle esigenze di casta e  dei privilegi il futuro di questo Paese.     Conosco le vostre  obiezioni, tutte valide e so bene che questo non serve a risolvere in  toto il problema dell' università, ma è un concreto atto in cui ognuno  di voi può dire «mi interessa il futuro dell' università e della ricerca  in Italia: lascio un posto a chi è più giovane e può costruire il  domani».    Non vi mancano le possibilità economiche né tanto meno la  possibilità di continuare a contribuire alla società dall' esterno dell'  università. E' anche riconoscere con serenità che questa classe  dirigente (anche universitaria) non è riuscita a risolvere i problemi  dell' università, forse chi oggi ha 30 o 40 anni potrà farlo o almeno  facciamo che ci provi. Lo dico senza nessun interesse. Mi considero una  persona che «ce l' ha già fatta», ha raggiunto i suoi obiettivi, non ha  mire universitarie. Lo dico per tutti quei ricercatori che vedo ogni  giorno tornare frustrati o a cui scrivo lettere per gli application all'  estero. Lo dico perché creare una futura classe dirigente può passare  anche da qui.     Mi rivolgo anche a Lei, ministro Gelmini, è giovane e  ha sempre dichiarato di voler premiare i giovani e il merito. Questa è  anche la Sua occasione. Perché proprio Milano può essere il volano di  questa svolta, il Manifesto per Milano può trovare una reale  applicazione delle tante cose dette. L' Istat ci ha restituito un'  Italia che preoccupa e preoccupano soprattutto i giovani tra i 18 e i 29  anni. Diamo loro una speranza. Serve un vostro atto.    Io, noi, come  sempre, aspettiamo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;*direttore generale    Collegio di Milano&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class="footnotes"&gt;Blanco Stefano&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;(13 luglio  2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6525818981926857251?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/13/LETTERA_PROFESSORE_co_7_100713031.shtml' title='Lettera a un professore'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6525818981926857251/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6525818981926857251' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6525818981926857251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6525818981926857251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/07/lettera-un-professore.html' title='Lettera a un professore'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/TEaVdpXL5VI/AAAAAAAAAic/uBa1E0GZOxA/s72-c/Stefano+Blanco.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-636303787092746400</id><published>2010-02-03T09:31:00.002+01:00</published><updated>2010-02-03T09:37:07.396+01:00</updated><title type='text'>Casini in vista...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S2k1DdZGmYI/AAAAAAAAAiU/uIQ7c7Ze3e0/s1600-h/casini.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433932758945012098" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 283px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S2k1DdZGmYI/AAAAAAAAAiU/uIQ7c7Ze3e0/s320/casini.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;PIERFURBY&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;da Dagospia&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pierfurby nei Casini! (ogni limite ha la sua furbizia) - Dopo 'Avvenire' anche Ferrara sul 'Foglio' agita la questione cattolica contro l’Udc: come fa ad allearsi in Piemonte con Viale (e la laicissima Bresso), &lt;strong&gt;mentre presuntivamente, molto presuntivamente, combatte la Bonino a Roma?&lt;/strong&gt; - Altro che politica dei due forni, è la politica del doppio ascaro, una disponibilità a portare acqua al governo degli altri con qualche contro-partita di serie B…&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Giuliano Ferrara per "&lt;/em&gt;&lt;a title="blocked::http://www.ilfoglio.it/" href="http://www.ilfoglio.it/"&gt;&lt;em&gt;Il Foglio&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;" del lunedì.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pier Ferdinando Casini è un ragazzo fortunato, un giovin signore, e 'married up' (come dicono gli americani di chi sposa in alto loco o partner affluenti), bambini a cascata, un divorzio e-che-sarà-mai, una vita varia tra le Repubbliche, cariche importanti, in apparenza poca fatica di vivere, e anche poco dolore politico;&lt;a title="blocked::http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/269810.htm" href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/269810.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;casini&lt;br /&gt;Casini possiede un &lt;strong&gt;talentaccio democristiano per la navigazione a vista, per la sopravvivenza, né la vita pubblica lo ha messo in condizioni di dover far troppo soffrire gli altri, la sua lealtà non è mai stata veramente messa alla prova&lt;/strong&gt; (ci si limita a presumerla inesistente), i voti glieli hanno sempre portati gli altri e il granaio era nella Sicilia di Cuffaro, gli si legge in viso una certa soddisfazione di sé che deve dar molto fastidio agli invidiosi e ai frustrati, ed è invece un fattore di buonumore per tutti gli altri.&lt;a title="blocked::http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/270453.htm" href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/270453.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quando Berlusconi lo scaricò in un batter d'occhio, &lt;strong&gt;perché nella sua ingenuità maliziosa il giovane ex presidente della Camera gli aveva fatto capire alla vigilia delle elezioni politiche che tutto sommato era venuto il momento di cedere a lui stesso il timone&lt;/strong&gt;, suggerimento parecchio intempestivo a dimostrare che ogni limite ha la sua furbizia (come direbbe Totò), Pierferdi non si mosse di pezza, restò dov'era con la protezione di Camillo Ruini, sfruttò tutti i larghi spazi di potere televisivo e di stampa concessi a un broker di potere che un giorno forse verrà utile avere per amico, e si tenne stretta la sua rendita di posizione, divenendo irrilevante nello scacchiere parlamentare, ma restando vivo.&lt;a title="blocked::http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/271371.htm" href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/271371.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Ora sta sbagliando&lt;/strong&gt;, credo, con questa improvvisazione della politica dei due forni, I giornali sono pigri, gli accreditano il calco della gloriosa predisposizione della vecchia Dc a fornirsi di voti e sostegni per i suoi governi in diverse direzioni, dai centristi alle destre quando era il caso, dai socialisti ai comunisti quando il caso faceva girare la ruota. Ma per i suoi governi , questo è il punto.&lt;a title="blocked::http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/81730.htm" href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/81730.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La politica democristiana dei due forni aveva una sua grandezza perché &lt;strong&gt;inchiodava l'Italia alla perpetuazione di un potere, quello della Dc&lt;/strong&gt;, che l'aveva trasformata e la reggeva dentro i confini di un regime morbido ma di stoffa immarcescibile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La politica dei due forni era la richiesta ambigua e a mani libere di appoggi per governare, quella odierna di Casini sembra invece una politica del doppio ascaro, una disponibilità a portare acqua al governo degli altri con qualche contro-partita di serie B, Pierferdi, forse anche per gusto o inclinazione personale, per una impronta laica chissà dove e come coltivata, ha cinicamente scelto di non partecipare in alcun modo alla discussione sul cristianesimo come elemento dello spazio pubblico plurale nell'Italia e nell'Europa contemporanee.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non che sia un mistico, uno spiritualista, è un credente sodo, di quelli che come diceva Montanelli parlano col prete più spesso che con Dio, &lt;strong&gt;ma nel suo cinismo penso ritenga perdente, dunque assurdo, ogni capriccio etico, ogni torsione non utilitaristica del discorso della Montagna&lt;/strong&gt;.&lt;a title="blocked::http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/214304.htm" href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-17841/214304.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E va bene. Ma che la politica del doppio ascaro lo abbia condotto ad allearsi in Piemonte con Silvio Viale, mentre presuntivamente combatte la Bonino a Roma, molto presuntivamente, &lt;strong&gt;è un gesto di molle subalternità che non finisce di stupirmi.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-636303787092746400?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/636303787092746400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=636303787092746400' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/636303787092746400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/636303787092746400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/02/casini-in-vista.html' title='Casini in vista...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S2k1DdZGmYI/AAAAAAAAAiU/uIQ7c7Ze3e0/s72-c/casini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4382673444025192963</id><published>2010-01-18T16:55:00.003+01:00</published><updated>2010-01-18T17:02:08.279+01:00</updated><title type='text'>Problemi di spazio.. e di numeri..</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S1SFy2n92zI/AAAAAAAAAiM/yDffI8-0boo/s1600-h/Casini_Bossi_Chianciano.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428110559591390002" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 304px; CURSOR: hand; HEIGHT: 252px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S1SFy2n92zI/AAAAAAAAAiM/yDffI8-0boo/s320/Casini_Bossi_Chianciano.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;BOSSI: PER L'UDC NON C'E' SPAZIO SOPRA IL PO'&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da Corriere.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Il Senatùr: "centristi chiacchierano molto ma fanno pochi numeri. Noi forza padana contro la mafia".&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Se Casini vuole fare accordi con la Lega al di sopra del Po, deve sapere che non c'è spazio".&lt;/strong&gt; Umberto Bossi chiude la porta all'Udc per un accordo al nord in vista delle prossime elezioni regionali. Il leader leghista ha parlato a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Pavia. «&lt;strong&gt;Vada da solo, visto che si ritiene così forte&lt;/strong&gt;», ha aggiunto il senatùr. «&lt;strong&gt;Vedremo quanti voti piglia. Casini è uno che fa molte chiacchiere e pochi fatti, ma soprattutto fa pochi numeri&lt;/strong&gt;». Bossi ha poi parlato del presunto asse tra il leader dell'Udc e il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Che siano amici mi sembra vero. Ma &lt;strong&gt;alla fine contano i voti, uno può anche sognare ma contano solo i voti&lt;/strong&gt;. Noi abbiamo detto a Fini che, poiché Casini ha detto di no al federalismo fiscale e agli aiuti per gli allevatori, con noi non sarebbe venuto. Come fa la Lega a governare con chi tutti i giorni la pensa in maniera diversa?». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;CASINI: «LEGA ARROGANTE» - Non si è fatta attendere la replica di Casini, che accusa la Lega di essere «&lt;strong&gt;arrogante» e di voler «dettare alleanze anche al sud&lt;/strong&gt;». «Credo che gli italiani abbiano capito chiaramente che il problema non sia tra noi e il centrodestra, ma siano Bossi e la Lega», ha risposto Pier Fedinando Casini a margine della presentazione di un volume della Cei alla Camera. «Pretendono di dettare le alleanze non solo al nord, dove noi non siamo disponibili a intese con loro e loro con noi, ma anche al sud. È un problema che riguarda la Lega e il Pdl. &lt;strong&gt;Nessuno può pretendere che noi tradiamo i nostri elettori facendo un'alleanza nazionale con il centrodestra&lt;/strong&gt;. Il nostro elettorato ci ha mandato in Parlamento all'opposizione, se facessimo una cosa diversa saremmo dei traditori delle banderuole».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«SIAMO FORZA PADANA» - «Per adesso siamo una forza padana», ha aggiunto Bossi rispondendo a chi chiedeva di una futura espansione del partito al sud. «&lt;strong&gt;La nostra natura padana è sicura, anche se siamo una forza politica che tutti vogliono&lt;/strong&gt;. Infatti ci chiamano in tutte le regioni perché sanno che la Lega non fa accordi con la mafia. Siamo una forza politica popolare. &lt;strong&gt;Abbiamo argomenti forti perché li peschiamo direttamente dalla gente&lt;/strong&gt;».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;CON BERLUSCONI ACCORDO DI FERRO - Il ministro per le Riforme ha poi ribadito che quello con Berlusconi è un accordo «di ferro» e anche un eventuale sorpasso in Veneto della Lega sul Pdl non avrebbe ripercussioni sull’alleanza. «&lt;strong&gt;Non cambierebbe niente. Tutti sanno che al di sopra del Po la Lega è molto forte e con Berlusconi c’è un accordo di ferro&lt;/strong&gt;».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4382673444025192963?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4382673444025192963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4382673444025192963' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4382673444025192963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4382673444025192963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/problemi-di-spazio-e-di-numeri.html' title='Problemi di spazio.. e di numeri..'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S1SFy2n92zI/AAAAAAAAAiM/yDffI8-0boo/s72-c/Casini_Bossi_Chianciano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3747428692762191250</id><published>2010-01-12T17:10:00.004+01:00</published><updated>2010-01-12T17:18:13.212+01:00</updated><title type='text'>L'affondo di Bossi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0ygeKJhNtI/AAAAAAAAAiE/KM1ybNYqf-A/s1600-h/bossi1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425888091055404754" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 147px; CURSOR: hand; HEIGHT: 185px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0ygeKJhNtI/AAAAAAAAAiE/KM1ybNYqf-A/s320/bossi1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da Corriere.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il commento di Umberto Bossi sulla nota ufficiale dell'Egitto. «Noi razzisti? Guardate come trattano i cristiani».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3747428692762191250?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3747428692762191250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3747428692762191250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3747428692762191250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3747428692762191250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/laffondo-di-bossi.html' title='L&apos;affondo di Bossi'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0ygeKJhNtI/AAAAAAAAAiE/KM1ybNYqf-A/s72-c/bossi1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8886650068757120097</id><published>2010-01-12T14:34:00.003+01:00</published><updated>2010-01-12T14:42:14.228+01:00</updated><title type='text'>A proposito di Sud...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0x72GbYyNI/AAAAAAAAAh0/gbjCSBDE_aA/s1600-h/untitled.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425847820443240658" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 225px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0x72GbYyNI/AAAAAAAAAh0/gbjCSBDE_aA/s320/untitled.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non c'è sviluppo senza responsabilità&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dal Centro Studi Tocqueville-Acton&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Negli ultimi anni il Mezzogiorno è stato escluso da qualsiasi lungimirante politica di sviluppo capace di completare la transizione verso un’autentica economia di mercato. Per questo, l’auspicio è che nel 2010 si torni a parlare concretamente di sviluppo per il Mezzogiorno. Il che, tuttavia, &lt;strong&gt;richiederebbe l’investimento di molto denaro pubblico, un cambiamento culturale capace di far emergere una forte capacità progettuale e una “buona” finanza.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;La ridefinizione degli equilibri economici che la crisi porta con sé permette di guardare l’impegno per il Sud non più in termini assistenzialistici, ma come &lt;strong&gt;un’opportunità nell’ottica dello sviluppo di un’area ad altissimo potenziale economico com’è quella mediterranea&lt;/strong&gt;. In particolare, è bene ripensare il tema dello sviluppo di quest’area alla luce dell’esperienza della &lt;strong&gt;finanza “cattiva&lt;/strong&gt;” e del &lt;strong&gt;richiamo allo “sviluppo come vocazione&lt;/strong&gt;” proposto da Benedetto XVI.&lt;br /&gt;L’impegno del Governo ed in particolare dei ministri Tremonti e Sacconi a favore della creazione della Banca del Mezzogiorno potrebbe rappresentare un segnale interessante che, se adeguatamente sostenuto, crediamo possa essere in grado di dare frutti significativi. &lt;strong&gt;Ciò, specie se sarà in grado di stimolare e rendere più dinamico il mercato del credito nel mezzogiorno e la gestione dei fondi agevolati per il Sud&lt;/strong&gt;. Si tratterà di una banca privata, di un’istituzione finanziaria di secondo livello. Una rete di istituti di credito, di imprenditori, di associazioni di imprenditori e di soggetti finanziari, all’interno della quale &lt;strong&gt;il ruolo dello Stato dovrebbe essere esclusivamente di tipo “sussidiario”, di fluidificante e collettore dell’iniziativa privata&lt;/strong&gt;. Significativo in questo senso è sia il ruolo centrale che in essa svolgerà il sistema delle Banche di Credito Cooperativo, sia le modalità di autofinanziamento mediante l’emissione di titoli di risparmio per l’economia meridionale.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Occorre essere ben consapevoli però - per non incorrere negli errori del passato - che nessuno sviluppo integrale è possibile prescindendo dal principio di responsabilità&lt;/strong&gt;: politica ed istituzioni possono fare molto, ma non possono e non devono fare tutto. Come ci ricorda Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, lo sviluppo “&lt;strong&gt;è una vocazione, un appello rivolto da uomini liberi a uomini liberi per una comune assunzione di responsabilità&lt;/strong&gt;”. Si tratta di un’importante precisazione, dal momento che lo sviluppo del Sud, prima ancora che da efficaci politiche per il mezzogiorno, dipende da un progetto che vede al centro il coinvolgimento della stessa società civile che vi opera. &lt;strong&gt;Capitale e lavoro, in senso meramente tangibile, non sono sufficienti a rendere ragione della genesi del valore economico&lt;/strong&gt;. Come sostenuto da tempo da una folta schiera di economisti, &lt;strong&gt;la prima ragione della ricchezza è il capitale umano che consente la formazione del capitale sociale&lt;/strong&gt;. Tra gli altri, è stato Carlo Cattaneo a scrivere che la creazione della ricchezza richiede in primo luogo l’opera intelligente dell’uomo, in quanto, &lt;strong&gt;“chiuso il circolo delle idee, resta chiuso il circolo delle ricchezze”, ed ancora: “non v’è lavoro, non c’è capitale, che non cominci con un atto d’intelligenza”&lt;/strong&gt;. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;È questo il pre-requisito per lo sviluppo, senza il quale qualsiasi politica per il Mezzogiorno non avrà futuro. L’opera dinamica ed intelligente deve però certamente essere accompagnata e sostenuta da istituzioni capaci di garantire la legalità, in grado di consentire il corretto funzionamento del libero mercato e disponibili ad investire nella formazione del capitale umano. Lo sviluppo di un territorio – e, in tal senso, la creazione della Banca del Mezzogiorno potrebbe rappresentare un utile strumento – necessita anche di una buona finanza, capace di porre al centro il bene delle persone e di operare al servizio del tessuto economico-produttivo, contribuendo in tal modo a generare quella fiducia che è ingrediente essenziale per il funzionamento del mercato.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il rischio che la Banca del Mezzogiorno &lt;strong&gt;si trasformi in un nuovo carrozzone politicizzato o, peggio, strumento di malaffare o in una nuova bolla finanziaria è sicuramente alto&lt;/strong&gt; (si ricordino le “tre male bestie denunciate da Sturzo: “statalismo, partitocrazia, abuso del denaro pubblico”), ma non è un esito necessario. Per scongiurare una tale deriva, la Banca del Mezzogiorno, in sintonia con la prospettiva teorica di Luigi Sturzo e di Wilhelm Röpke, in conformità al principio di concorrenza che è alla base di quel liberalismo delle regole che orienta l’economia sociale di mercato, dovrà occuparsi del sostegno delle iniziative imprenditoriali capaci di generare ricchezza e occupazione sul mercato (e non fuori o contro il mercato) e consentire alle imprese che vivono sul mercato di consolidarsi e di svilupparsi.&lt;br /&gt;Affinché sia motore di sviluppo del Sud essa dovrà mostrarsi &lt;strong&gt;conforme alla logica del mercato, promuovere il protagonismo degli operatori, essere capace di innescare i processi economici dal basso – con metodo “sussidiario” – ed in ultimo essere una banca di relazione, capace quindi di far emergere il capitale umano e trasformarlo in capitale sociale, condizione essenziale perché un’idea innovativa meriti il nome di intrapresa economica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Fabio G. Angelini - Direttore Centro Studi Tocqueville-Acton&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Flavio Felice - Presidente Centro Studi Tocqueville-Acton&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8886650068757120097?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8886650068757120097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8886650068757120097' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8886650068757120097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8886650068757120097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/proposito-di-sud.html' title='A proposito di Sud...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0x72GbYyNI/AAAAAAAAAh0/gbjCSBDE_aA/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-1082421958865603462</id><published>2010-01-11T12:29:00.005+01:00</published><updated>2010-01-11T12:49:43.758+01:00</updated><title type='text'>Ora capisco...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0sM3ptxclI/AAAAAAAAAhs/klk-FZ-_3dg/s1600-h/oliver_stone_123.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425444326328070738" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 229px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0sM3ptxclI/AAAAAAAAAhs/klk-FZ-_3dg/s320/oliver_stone_123.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Se costui è il principale denigratore di Bush si spiegano tante cose...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Oliver Stone: «Hitler? Fu un capro espiatorio»&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da Corriere.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il regista di Platoon e World Trade Center: è stato un fenomeno della storia. E su Stalin: «Fu quasi un eroe»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;MILANO - &lt;strong&gt;Adolf Hitler è stato solo «un facile capro espiatorio».&lt;/strong&gt; A dirlo è Oliver Stone, il regista di Platoon e World Trade Center, che per la tv via cavo statunitense Showtime sta preparando un corso di storia di dieci ore. Stone, che nel corso della sua carriera ha affrontato tanti argomenti difficili, passando per essere un autore di sinistra se non addirittura comunista - tra i suoi lavori ci sono anche due documentari agiografici su Fidel Castro e film denuncia considerati anti-Usa come «Salvador» o «Nato il 4 luglio» -, ha rilasciato dichiarazioni che alla stampa internazionale sono apparse molto inusuali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;«STALIN? QUASI EROE» - In quello che di fatto è apparso come un tentativo di sminuire il ruolo di Hitler, Stone non ha fatto riferimento ai sei milioni di ebrei uccisi e alle altre decine di milioni di cui ha causato la morte avendo dato il via alla II Guerra Mondiale con l'invasione della Polonia nel 1939. &lt;strong&gt;Allo stesso tempo il collega di dittatura, il sovietico Josip Stalin, per il regista è «quasi un eroe» perchè «ha combattuto la macchina da guerra tedesca più di ogni altra persona». Anche in questo caso da parte di Stone nessun riferimento al patto Molotov-Ribbentrop, con cui Stalin inizialmente si alleò a Hitler, e alle purghe comuniste. Dichiarazioni, quelle di Stone, che per il Guardian sono state fatte apposta per stupire e irritare&lt;/strong&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;STORIA «SEGRETA» - Il regista, dal canto suo, ha deciso di realizzare il nuovo progetto spiegando di voler porre rimedio ad una serie di «inesattezze» che a suo parere vengono attualmente insegnate agli studenti e che sono abitualmente sostenute dai media. In «Oliver Stone's Secret History of America» (La storia segreta d'America di Oliver Stone) punterà dunque a riscrivere la storia o, almeno, alcuni degli episodi e delle vicende sui personaggi più controversi. La pagina dedicata a Hitler si annuncia comunque la più incandescente. Il Fhurer, secondo Stone, che a Pasadena è stato ospite della Television Critics Association, l'organizzazione che raggruppa i critici televisivi, «è il prodotto di una serie di azioni. E causa ed effetto. La gente in America non sa delle relazioni tra la prima e la seconda guerra mondiale». Il regista si dice ben lungi dal trasformare Hitler in un eroe, «tuttavia ci prepariamo a raccontarlo come un fenomeno della storia». Stesso discorso per Stalin: «Sono riuscito a mettermi nei panni di entrambi - ha detto ai critici americani -. Non puoi capire le persone se non entri in empatia con loro, anche con quelle che potenzialmente dovresti odiare».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-1082421958865603462?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/1082421958865603462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=1082421958865603462' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1082421958865603462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1082421958865603462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/ora-capisco.html' title='Ora capisco...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0sM3ptxclI/AAAAAAAAAhs/klk-FZ-_3dg/s72-c/oliver_stone_123.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4011632750145155422</id><published>2010-01-11T09:27:00.004+01:00</published><updated>2010-01-11T09:37:07.325+01:00</updated><title type='text'>La fine dell'egemonia?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0riaBC1l1I/AAAAAAAAAhk/RMPrIFCyOKo/s1600-h/recensione-statua-della-liberta-new-york-P11964PZ.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5425397637705996114" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0riaBC1l1I/AAAAAAAAAhk/RMPrIFCyOKo/s320/recensione-statua-della-liberta-new-york-P11964PZ.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L'amministratore del declino americano&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da Il Foglio.it &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;New York. Il saggio più interessante sulla politica estera di Barack Obama è stato appena pubblicato dalla nuova e bella rivista bipartisan World Affairs. Lo ha scritto &lt;strong&gt;Robert Kagan&lt;/strong&gt;, storico e intellettuale neoconservatore di seconda generazione, già consigliere di John McCain alle scorse elezioni, ma soprattutto autore di uno dei libri più dibattuti dell’era post 11 settembre. Nel 2002 Kagan ha scritto “Paradiso e Potere”, pubblicato in anteprima europea su queste colonne, il saggio sui rapporti transatlantici che ha diviso le cancellerie europee e segnato le differenze tra l’America e il tradizionale asse franco-tedesco. &lt;strong&gt;Il nuovo scritto di Kagan è un’analisi negativa, ma seria, originale e ben argomentata dell’ideologia alla base della politica estera della Casa Bianca&lt;/strong&gt;. Il 20 gennaio la presidenza Obama compie il primo anno di vita. I giornali e le televisioni hanno già analizzato il suo approccio alla politica internazionale, segnalando le similitudini e le differenze rispetto al suo predecessore George W. Bush. Il fallito attentato di Natale organizzato sul volo Amsterdam-Detroit ha mostrato la vulnerabilità fisiologica del sistema di difesa nazionale americano, ma nonostante le critiche dell’ex presidente Dick Cheney ha anche confermato la solidità di Obama nell’affrontare e voler vincere la guerra contro il terrorismo islamico. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ragionamento di Kagan va oltre questo dibattito politico e giornalistico. L’analista della Carnegie Endowment for International Peace riconosce che &lt;strong&gt;la presidenza Obama sarà valutata bene o male dall’esito della sua strategia sull’Afghanistan e sull’Iran, ma invita a riflettere su un altro punto: con Obama è in atto un più ampio cambiamento della politica estera americana che potrebbe avere un impatto ancora più duraturo delle crisi mediorientali: “La presidenza Obama potrebbe passare alla storia come il momento in cui gli Stati Uniti hanno abbandonato la grande strategia adottata dopo la Seconda guerra mondiale e assunto una relazione diversa con il resto del mondo&lt;/strong&gt;”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La tesi di Robert Kagan è questa: &lt;strong&gt;Obama è convinto che sia finita l’Era americana e assieme ai suoi uomini ha assunto il ruolo di amministratore del declino, di architetto del nuovo ordine post americano&lt;/strong&gt;. E’ la fine della Grande strategia elaborata dopo la Seconda guerra mondiale e continuata anche nell’epoca postsovietica con i due Bush e Bill Clinton. Secondo Kagan, si basava su tre pilastri: &lt;strong&gt;una supremazia militare ed economica; una rete globale di alleanze formali politiche e militari, in particolare con i regimi democratici; un sistema di libero commercio e di mercato aperto. L’idea, scrive Kagan, era di creare “un bilanciamento del potere fortemente a favore dei paesi liberi”&lt;/strong&gt;. Le nazioni non libere erano da tenere sotto controllo e da trasformare col tempo. Non era una posizione di destra o di sinistra, né materia di disputa tra falchi e colombe. Era la posizione americana, elaborata nel famoso “Long Telegram” di George Kennan del 1946 e confermata nel documento strategico NSC-68 scritto da Paul Nitze quattro anni dopo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’obiettivo, sintetizzava il presidente democratico Harry Truman, era innanzitutto &lt;strong&gt;rafforzare “le nazioni che amano la libertà” e poi “creare le condizioni per portare finalmente libertà personale e felicità a tutta l’umanità”&lt;/strong&gt;. Secondo Kagan, Obama e il suo team hanno &lt;strong&gt;divelto due dei tre pilastri della strategia degli ultimi sessant’anni. Invece che provare a perpetuare la supremazia americana, cercano di amministrare quello che considerano un inevitabile declino rispetto alla crescita delle nuovi grandi potenze&lt;/strong&gt;. Sulla Cina, la Casa Bianca pensa di non avere speranze, non si impegna per scongiurare il sorpasso, ma prova a riadattare la politica americana: “La nuova strategia – scrive Kagan – richiede di essere accomodanti con le potenze nascenti del mondo, piuttosto che provare a contenere le loro ambizioni. Essere accomodanti consiste nel riconoscere a Cina e Russia quello che le potenze nascenti hanno sempre voluto: maggiore rispetto per i loro sistemi politici in patria e maggiore egemonia all’interno delle rispettive aree regionali”.Obama sta ridiscutendo anche la rete di alleanze internazionali, nonostante il gran parlare di multilateralismo: aumentare la cooperazione con Russia e Cina, secondo Kagan, risulta incompatibile con le vecchie alleanze. La Nato e gli accordi bilaterali asiatici sono stati siglati proprio per contenere Russia e Cina. &lt;strong&gt;L’Amministrazione considera quei trattati come reperti della Guerra fredda e punta a una nuova architettura internazionale, fondata su un nuovo consorzio di poteri: “Il mondo del G20”&lt;/strong&gt;. Sbaglia, sostiene Kagan, chi definisce realista questo approccio di Obama. C’è anche un aspetto idealista e ingenuo nella sua strategia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Obama crede che tutte le grandi potenze abbiano gli stessi interessi e che l’America debba mostrare al mondo buone intenzioni e presentarsi come un disinteressato promotore del bene comune, senza prendere posizione. Secondo Kagan, Obama vuole usare il potere americano per essere amico di tutti. Il rischio è la neutralità e, in fondo, il declino dell’America.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Christian Rocca&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4011632750145155422?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4011632750145155422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4011632750145155422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4011632750145155422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4011632750145155422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/la-fine-dellegemonia.html' title='La fine dell&apos;egemonia?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0riaBC1l1I/AAAAAAAAAhk/RMPrIFCyOKo/s72-c/recensione-statua-della-liberta-new-york-P11964PZ.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3932934829183942052</id><published>2010-01-09T14:44:00.002+01:00</published><updated>2010-01-09T14:51:45.910+01:00</updated><title type='text'>Realtà e psicosi...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iJvEsivoI/AAAAAAAAAhc/rDBXlcK8w0M/s1600-h/2268507049_12eb51cbb0_o.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; FLOAT: right; HEIGHT: 209px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424737192975187586" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iJvEsivoI/AAAAAAAAAhc/rDBXlcK8w0M/s320/2268507049_12eb51cbb0_o.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;«In preparazione attentato su un volo tra l'Uganda e il sud del Sudan»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Arrestati a Londra tre passeggeri di un volo Emirates per falso allarme bomba.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da corriere.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Allarme lanciato dall'ambasciata Usa a Khartoum: «Estremisti pronti a colpire su un aereo Air Uganda»&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ambasciata degli Stati Uniti in Sudan ha ricevuto informazioni secondo cui un gruppo «estremista» &lt;strong&gt;ha intenzione di effettuare un attentato a bordo di un volo tra l'Uganda e il Sud-Sudan&lt;/strong&gt;. Lo si legge sul sito Internet della stessa ambasciata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;LA MINACCIA - «L'Ambasciata degli Stati Uniti ha ricevuto informazioni secondo cui estremisti della regione intenderebbero compiere un attentato a bordo di un volo Air Uganda» su una tratta tra&lt;strong&gt; Kampala, in Uganda, e Juba, la capitale del Sud-Sudan semi autonomo, si legge nel messaggio dell'ambasciata. «La minaccia è sufficientemente seria per mettere in guardia tutti i passeggeri americani»&lt;/strong&gt;, prosegue la nota sul sito, che esorta i passeggeri ad essere «vigili».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;HEATROW - Ma la paura per gli attentati terroristici fa segnare continuamente allarmi in diversi aeroporti del mondo. Paura soprattutto su un volo della Emirates Airlines in partenza dall'aeroporto londinese di Heathrow. Agenti dell'antiterrorismo sono saliti a bordo e hanno &lt;strong&gt;arrestato tre uomini inglesi, risultati essere solo ubriachi, che avevano minacciato di avere una bomba a bordo&lt;/strong&gt;. I tre, di 58, 48 e 36 anni, avevano dato in escandescenze poco prima del decollo costringendo il pilota a rientrare all'area di parcheggio e ad avvertire la polizia. Gli agenti armati hanno ispezionato l'aereo con i cani anti-esplosivo senza trovare nulla di sospetto. Nonostante l'incidente sull'aereo che era in partenza per Dubai, lo scalo non è stato chiuso. Gli altri 328 passeggeri a bordo sono stati trasferiti in un albergo e sono potuti ripartire al mattino per gli Emirati arabi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3932934829183942052?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3932934829183942052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3932934829183942052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3932934829183942052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3932934829183942052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/realta-e-psicosi.html' title='Realtà e psicosi...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iJvEsivoI/AAAAAAAAAhc/rDBXlcK8w0M/s72-c/2268507049_12eb51cbb0_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6313409804106276619</id><published>2010-01-09T14:22:00.005+01:00</published><updated>2010-01-09T14:34:43.575+01:00</updated><title type='text'>H.Kissinger vs H.Clinton</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iE3OuRl7I/AAAAAAAAAhU/wYDwEZBqvyI/s1600-h/KissingerClinton_preview.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; FLOAT: right; HEIGHT: 229px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424731835547621298" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iE3OuRl7I/AAAAAAAAAhU/wYDwEZBqvyI/s320/KissingerClinton_preview.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Meeting of the Diplomats&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hillary Clinton and Henry Kissinger talk about presidents, priorities&amp;shy;--and the difficulty of winding down wars.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;By &lt;a href="http://www.newsweek.com/id/194803"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Jon Meacham&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.newsweek.com/id/227739"&gt;NEWSWEEK&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Two of the most prominent secretaries of state in recent history sat down with NEWSWEEK's Jon Meacham to discuss their relationships with their respective presidents and the difficulties of managing diplomacy during wartime. Excerpts:&lt;br /&gt;Meacham: What has surprised you most since becoming secretary of state? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Clinton: Well, probably the intensity of the work. It's just a 24/7 job. It sounds almost banal to say, [but] it's a really big world out there, and the United States has responsibilities practically everywhere. And the nature of the challenges we're facing are not only bilateral and multilateral, but they are transnational. One of the biggest challenges for me personally is to keep trying to present an affirmative agenda, not a reactive one, because you could end up being kind of an inbox secretary of state. You are never off duty. Because you land, you begin to work, and you go the next place and you land and begin to work. When you come back, your inbox is a foot high. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger : That is very comparable to my experience. I had been national-security adviser before I became secretary of state. So I saw the issues that reach the White House and the issues that reach the secretary. The issues that reach the White House are most frequently strategic, while as secretary of state, as Hillary has pointed out, there are as many constituencies as there are countries with which we have relationships. So at the end of every day you almost have to make a decision—whom are you going to insult by not dealing with his or her problems? [Clinton laughs.] Because there's no possible way you could get through. It's a job that requires 24-hour attention.&lt;br /&gt;One of the problems of government is to separate the urgent from the important and make sure you're dealing with the important and don't let the urgent drive out the important. Another challenge one has as secretary is that I think it's the best staff in town, but it's also the most individualistic staff …&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Clinton: Mm-hmm.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: … in town. With so many constituencies, to get them to work toward a coherent goal is a huge assignment for the secretary.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Clinton: It is.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: Even though I had been in the White House for four years before, I didn't realize the magnitude of it until I actually got to the seventh floor [of the State Department].&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Clinton: I would add to what Henry said that in addition to the urgent and the important, you try to keep your eye on the long-term trend lines because what is neither urgent nor important today might become one or the other by next year or the year after. And that's a whole different set of skills that is required. I'm always reaching down into the building and saying, "What are we doing on energy security and independence? What are we doing to work with Europe so that they will come up with a common policy through the EU on their own energy needs? What are we doing on food security?" There were riots last year. You look at changing climate patterns, migration patterns. Food is going to become more and more of an issue. What are we doing on pandemic disease with the H1N1 danger, with the problems that global health presents? An area that we're beginning to pay attention to, which is not in the headlines, is the Arctic. With the melting of the ice, with sea lanes opening that were never there before, or only-seasonal lanes becoming more all-weather, with five countries ringing the Arctic, which is an ocean, not a land mass like Antarctica. With Russia saying that they are going to have an expedition next year to plant their flag on the North Pole. With Canada saying, "No, you'd better not." This is an area that we have to pay real attention to, but it's not an area that I get called about by reporters or have to answer questions about at the White House yet.&lt;br /&gt;So there's a matrix of issues. It is exactly how I think about it: the urgent, the important, and then the long term.&lt;br /&gt;How important is the relationship between the secretary and the president? Clinton: Oh, I think it's critically important. First of all, it's critical to the formulation of policy and the giving of advice and having the perspective of diplomacy and development at the table when decisions of moment are made. Speaking for myself and I think other secretaries with whom I've spoken, including Henry, it is such a key relationship that you really have to invest time and effort in it. I work closely with not only [national-security adviser] Jim Jones but also [Defense Secretary] Bob Gates. But at the end of the day, it's that sort of funnel; the tough decisions end up in the Oval Office. And you can't just walk in and say to the president, "Here's what I think you should do." It takes a lot of thought and effort. I meet with the president one-on-one once a week. I'm in other meetings with him with the national-security team. It's a constant conversation.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: I fundamentally agree—the relationship of the president and the secretary is absolutely key. The State Department has a tendency to insist on its prerogative that it is exclusively entitled to conduct foreign policy. My view is that when you assert your prerogatives you've already lost the bureaucratic battle. I saw the president every day when we were both in town because I felt it was absolutely essential that we thought along the same lines. I was lucky. I had extraordinarily close relationships with the two presidents I served. In fact, if one looks at the history of the secretaries of state, it's rare. If they don't have a close relationship, they don't last.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Clinton: What I have found hardest to balance is the amount of travel that is expected today. One would think that in an era where communication is instantaneous, you would not have to get on an airplane and go sit in a meeting. But, in fact, it's almost as though people are more desirous of seeing someone in person.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Kissinger: Because they have to have explained to them what is really being thought, which you can't put through cables.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Clinton: You can't. And because press coverage, with all due respect, often raises fears and anxieties that are not rooted in any decision process. People sit around in capitals all over the world reading tea leaves, trying to make sense of what we're doing. We have to go and meet and talk and listen, and it is a challenge to manage all of the relationships you have to manage when you're on an airplane as much as I am these days. But that's why having the trust and confidence of the president means that you can do the travel, check back in, report back in without worrying that you're not on the same page because you've talked at length about where you're headed before you go.&lt;br /&gt;I think that, of course, countries make decisions based on their own assessment of their national interests. But part of what you can attempt to do when you've developed a relationship is to offer different ways of looking at that national interest, to try to find more common ground. And it's going to be a more likely convergence if the person with whom you're talking feels that they've already developed a personal understanding of you and a personal connection with you. And I've spent, as Henry has, an enormous amount of time just building those relationships. Because it is all about having enough trust between leaders and countries so that misunderstandings don't occur, but also on the margins, there can be a greater appreciation of the other's point of view.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: The difficulty here is in the relations between countries. Very often there arises a gray area where the national interest is not self-evident or [is] disputed, where there is sort of a 2 percent margin of uncertainty. It's very important to establish relationships before you need anything, so that there is a measure of respect in negotiations once they occur or when a crisis develops. When you travel as secretary, one problem you have is that the press comes with you and wants an immediate result because it justifies their trip. And sometimes the best result is that you don't try to get a result but try to get an understanding for the next time you go to them. I don't know whether that would be your experience.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Clinton: It is exactly my experience.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What is the role of theory and doctrine when you are behind the desk or on the plane? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Clinton: Well, Henry's the expert on theory and doctrine. I'm someone who thinks that it could help provide a framework and direction and lessons from history. There are patterns that can be discerned, but the ingredients for every single challenge that you face are not cookie-cutter. You have to be able to be creative and agile and responsive and have enough instincts to recognize the opportunities when they arise and then retrospectively fit it into a doctrine is what I would probably say [laughs]. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: Because I started life as a professor, I was concerned with doctrines and theory. But professors have a hell of a time getting their concepts relevant to a contemporary situation. They don't always understand that as a professor, you have all the time in the world to write your book. As a professor, you could come up with absolute solutions. As a secretary of state, there is almost no solution that you could achieve in one blow. You could only achieve it in a series of steps.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;You are both wartime secretaries of state. You have nothing to compare it to, but what complications do you think warfare adds to diplomacy? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Clinton: Well, I can only speak from the experience we've had this past year where President Obama inherited two wars and had to make some early fast decisions that were waiting for him, not of his making. I give him high marks for taking the time and putting in place a process for us to examine the assumptions and ask the hard questions. Because the war in Iraq is winding down, but as the war winds down and our military troops leave, the State Department and USAID [United States Agency for International Development] are expected to assume even more responsibility. I'll give you one example: the military has been doing the police training in Iraq. They have a lot of resources to do these jobs. Not only tens of thousands of bodies but all kinds of equipment and flexibility in funding streams that are not part of the experience of the State Department or USAID, and I'm having to accept the responsibility, which is going to be handed off. That's a very daunting undertaking.&lt;br /&gt;In Afghanistan, we were all part of the lengthy analysis to determine the way forward. And on both the military and the civilian side there was a conclusion reached that military force alone would not be successful. Perhaps it's an obvious conclusion, but it is one that raises a lot of questions that then State and USAID have to answer. It is so much easier to get resources when you are in the Defense Department than it is when you are in the State Department and USAID. So a huge part of your budget becomes Iraq, Afghanistan, and then the civilian assistance going into Pakistan. In a time of budget constraint like we're facing now, it's just much more difficult for us to get the resources that we're expected to have, but the responsibilities still remain. So, it's the tension of the stress that comes with any kind of wartime situation, because when our young men and women in uniform are put in harm's way, increasingly so are our civilians because they are expected to go right out there with the military. If we say we're going to work on agriculture in Afghanistan, the agronomist is there the next day after the fighting stops. So it adds to the complexity and the sense of responsibility.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: I would say the special experience of American wartime policy in the last 40 years, from Vietnam on, is that the war itself became controversial in the country and that the most important thing we need in the current situation is, whatever disagreements there may be on tactics, that the legitimacy of the war itself does not become a subject of controversy. We have to start with the assumption, obviously, that whatever administration is conducting a war wants to end it.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Clinton: Right.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: Nobody has more at stake than the administration in office. But if you look at the debates we had on Vietnam, Iraq, and so forth, ending the war became defined as the withdrawal of forces and as the primary if not the exclusive exit strategy. But in fact the best exit strategy is victory. Another is diplomacy. Another is the war just dying out. But if you identify exit with withdrawal of American forces, you neglect the political objective. In such circumstances you trap yourself in a position in which the administration in office gets assaulted for insufficient dedication to ending the war, [and] it has to do things that can be against its better judgment. We often found ourselves there.&lt;br /&gt;This is my attitude toward the administration on the war, whether I agree with every last detail or not. The second point that Hillary made is about the civilian side of it, and there is a third element, which is the war will have to find, at some point, a diplomatic outcome. There has to be something that recognizes what the outcome is, in the name of which it can be defended. The disaster after Vietnam was that we would not support what had been negotiated. Whatever emerges in Afghanistan has to be supported, and it needs a legal framework internationally, and that couldn't exist yet. I would think that it's a big challenge that the secretary faces. But the debate ought to be in that framework and not "Do we want to end the war? How quickly can we end the war?" I take it for granted that the administration wants to end it as quickly as is at all possible. Why would they not?&lt;br /&gt;In the popular mind, I think there's sometimes a sense that there's diplomacy and then there's military force. There's a hawk-dove simplicity. What would be the message you would want voters and Americans to have in their heads as they are evaluating Afghanistan, Iraq, the negotiations with Iran going forward? Clinton: I want people to know we may be sending more troops [to Afghanistan], but we're also intensifying our diplomatic and political efforts and doing what we can alongside the people of Afghanistan to deliver results in terms of better services for them, all of which are part of our strategic view of how you reverse the momentum of the Taliban. So it's all connected. It's not either/or any longer. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Kissinger: Whenever one creates a diplomatic forum, one has to understand that there has to be a combination of rewards and penalties and that the other side will make its conclusions on the basis of benefits and risks. One has to be able to construct that, and one should never put a poor negotiator in the room and say, now you will start making compromises. Create the impression of endless willingness to compromise and you almost invite deadlines. That's the challenge we now have in North Korea and have had in North Korea for 10 years. In this sense, diplomacy and foreign policy and other elements of political activity have to be closely linked and have to be understood by the negotiators. That's why Hillary has the most exciting job in the government.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Clinton: But it's also more like a conductor than a soloist.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6313409804106276619?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6313409804106276619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6313409804106276619' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6313409804106276619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6313409804106276619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/hkissinger-vs-hclinton.html' title='H.Kissinger vs H.Clinton'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0iE3OuRl7I/AAAAAAAAAhU/wYDwEZBqvyI/s72-c/KissingerClinton_preview.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-7998196606898021996</id><published>2010-01-08T15:06:00.004+01:00</published><updated>2010-01-08T15:44:51.581+01:00</updated><title type='text'>Il primo anno di Obama!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0dDaX36BbI/AAAAAAAAAg4/f61TSjNzir0/s1600-h/giuramento%2520obama.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424378396555216306" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 277px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0dDaX36BbI/AAAAAAAAAg4/f61TSjNzir0/s320/giuramento%2520obama.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;William Kristol ci ricorda le promesse di Obama non mantenute e le scommesse ancora da vincere...&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;2009: Could Have Been Worse&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/017/383iikmn.asp"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dal Weekly Standard&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;We survived 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Without minimizing the damage that's been done--yes, &lt;strong&gt;we're aware of a minor piece of health care legislation whose passage looks likely--we can take some reassurance from this: The Obama administration (so far) hasn't succeeded in doing too much damage to the American economy&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Major parts of American society and the American polity are resisting the allure of a slide into European decadence. The climate change fearmongers are increasingly discredited, and Copenhagen was a farce.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What's more, our soldiers' remarkable achievements in 2007-08 in Iraq aren't being frittered away, and General &lt;strong&gt;Stanley McChrystal is getting more troops to try to achieve a similar outcome in Afghanistan&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;The Iranian regime looks shakier than it did a year ago--though no thanks go to the Obama administration on this one. Gitmo is still open, and most of the detainees are still there. In foreign policy in particular, the Obama administration has been mugged by reality&lt;/strong&gt;. The question, as the late Mike Scully once put it, is whether they will have the nerve to press charges.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The American public seem to have decided--personal goodwill toward the man notwithstanding--that President Obama is not doing a particularly good job, that more big government liberalism is the last thing we need, and that, yes, American exceptionalism isn't a bad thing or an out-of-date idea.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;So our Man of the Year is the American citizen&lt;/strong&gt;. He's sensible, resistant to being herded around like a sheep, and invigorated with, in the words of Federalist 39, "that honorable determination which animates every votary of freedom, to rest all our political experiments on the capacity of mankind for self-government." (Needless to say, our Man of the Year includes many women--it's striking how much of the resistance to Obamaism has come from spirited American women.)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Resistance is admirable, but it's not enough. It needs to be accompanied by a winning political and governing agenda&lt;/strong&gt;. Indeed, one might say that the success of our political experiment in self-government depends on the right today having a compelling agenda for the future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The good news is we've seen promising work which begins to lay out the first elements of that agenda. Admittedly some of the ideas are in tension with one another (as the elements of any sensible political agenda are), but it's striking that there is invigorating, fresh, and sometimes deep thinking in all of the conservative camps--libertarian, traditionalist, neoconservative');&lt;br /&gt;Of course, as conservatives, we also know many of the very best ideas are old ideas. And I'm struck by how many people are rediscovering Hayek's The Fatal Conceit, &lt;strong&gt;Irving Kristol's Two Cheers for Capitalism, or Tocqueville's account of soft despotism in Democracy in America&lt;/strong&gt;. There seems to be a renewed interest in learning from these works and adapting their lessons to our time. As Whittaker Chambers put it at the close of his last letter to Bill Buckley, "Each age finds its own language for an eternal meaning."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chambers wrote those words on April 9, 1961--at the beginning of what turned out to be a tumultuous decade of change, much of it for the worse. These next years may feature similar upheaval. Perhaps we conservatives will simply end up standing athwart the history of this decade yelling "Stop!" Or it might turn out that this next decade could prove as eventful as the 1960s--but in a very different way. It could be the decade in which conservatives re-create the institutions of a free society as effectively as the left damaged them almost half a century ago, and during which the 9/11 generation ennobles the meaning of America as fundamentally as the Baby Boomers tried to degrade it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meanwhile, it sure would be nice to defeat that health care bill.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di William Kristol&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-7998196606898021996?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/7998196606898021996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=7998196606898021996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7998196606898021996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7998196606898021996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/il-primo-anno-di-obama.html' title='Il primo anno di Obama!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0dDaX36BbI/AAAAAAAAAg4/f61TSjNzir0/s72-c/giuramento%2520obama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2586254425705334167</id><published>2010-01-08T14:45:00.004+01:00</published><updated>2010-01-08T14:53:11.102+01:00</updated><title type='text'>La linea dura di Sarko!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c4dIqX59I/AAAAAAAAAgo/TImVKk9L1rI/s1600-h/sarkozy.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424366349383624658" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 234px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c4dIqX59I/AAAAAAAAAgo/TImVKk9L1rI/s320/sarkozy.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;La Francia dal 2001 ha espulso&lt;/em&gt; &lt;em&gt;129&lt;/em&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;em&gt;islamici considerati pericolosi&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;France Deports 'Radical Islamist'&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;dal Wall Street Journal&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;PARIS -- &lt;strong&gt;French authorities said Thursday that they have arrested and deported an Egyptian imam described as "a radical Islamist"&lt;/strong&gt; and suspected of having issued calls to violence.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;The move comes just a few weeks after French President Nicolas Sarkozy urged France's Muslims to practice their faith with "humble discretion."&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;The move also is occurring as the country is considering ways to tighten security checks on travelers originating from several, mainly Muslim countries, after the alleged attempt to bomb a Detroit-bound flight on Christmas Day.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;France's Interior Ministry said that Ali Ibrahim El Soudany, who was arrested on Thursday and immediately put on a flight bound to Egypt, had called on followers "&lt;strong&gt;to fight against the West&lt;/strong&gt;" &lt;strong&gt;in recent sermons at several mosques near Paris&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"People who preach hatred and have nothing in common with freedom of faith, don't belong to our territory," Interior Minister Brice Hortefeux said in a statement. The imam had been under watch for several months, Mr. Hortefeux said.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mr. El Soudany, who was still on board a plane late Thursday according to an Interior Ministry spokeswoman, couldn't be reached to comment. Officials at mosques where Mr. El Soudany is believed to have delivered sermons declined to comment.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;The ministry said that including Mr. El Soudany, France has expelled 129 alleged radical Islamists since 2001&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;As part of a wider fight against radical forms of Islam, French authorities are considering adopting a law banning the burqa, the head-to-toe garment that is worn by some Muslim women and that conceals their faces, saying it isn't a religious symbol but "a sign of enslavement and debasement" of women. With an estimated five million Muslims, France is &lt;strong&gt;home to the European Union's largest Muslim community&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di David Gauthier-Villars&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2586254425705334167?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2586254425705334167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2586254425705334167' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2586254425705334167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2586254425705334167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/la-linea-dura-di-sarko.html' title='La linea dura di Sarko!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c4dIqX59I/AAAAAAAAAgo/TImVKk9L1rI/s72-c/sarkozy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4165128116494852147</id><published>2010-01-08T14:21:00.005+01:00</published><updated>2010-01-08T14:36:44.790+01:00</updated><title type='text'>Le ragioni di una guerra giusta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Michael Nazir-Ali, capofila della corrente anglocattolica nella chiesa d’Inghilterra, spiega perchè è giusta la guerra in Afghanistan e perchè ritirare ora le truppe sarebbe un errore imperdonabile.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;"Non dobbiamo ancora abbandonare l'Afghanistan&lt;/strong&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da il Foglio.it&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dopo il declino del marxismo, il mondo non si era più trovato di fronte a un’ideologia politica, sociale ed economica globale determinata a conquistare, se necessario con la forza, l’egemonia su vaste parti del mondo. Mi riferisco, naturalmente, all’ascesa dell’islam radicale, nelle sue diverse declinazioni, e alla sua pretesa di essere l’unica autentica interpretazione della religione. So bene che molti musulmani rifiutano questa interpretazione della propria fede e che esistono effettivamente forze secolari all’interno del mondo musulmano pronte a opporsi a tale estremismo programmatico. &lt;strong&gt;Tuttavia non dobbiamo sottovalutare la capacità di devastazione e distruzione dell’islamismo e il suo desiderio di ricreare il mondo a propria immagine&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Di fronte a una tale ideologia, la comunità internazionale non deve lasciarsi intimidire&lt;/strong&gt;. Qualsiasi accenno di ritiro da un impegno politico, militare e persino intellettuale sarà considerato dal mondo islamico come una capitolazione. Anziché condurre a un contenimento, servirà solo a incoraggiare tentativi ancora più marcati di espandere il potere e l’influenza dei movimenti legati a questa ideologia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c0JVoIXfI/AAAAAAAAAgY/lybRW0JKpgE/s1600-h/buried%2520fighter.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424361611219983858" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c0JVoIXfI/AAAAAAAAAgY/lybRW0JKpgE/s320/buried%2520fighter.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto ciò ha già causato e continuerà a causare immense sofferenze a coloro che non rientrano in una visione islamica del mondo, comprese le minoranze di vario genere, le donne emancipate e i musulmani le cui opinioni divergono da quelle degli estremisti. L’indipendenza delle nazioni, l’autonomia delle comunità, le pratiche devozionali tradizionali (per esempio quelle associate al sufismo) e le “deviazioni” dall’ortodossia prescritta saranno tutte minacciate, con il rischio di mettere addirittura a repentaglio la loro stessa esistenza. E’ pur vero che questa ideologia, alla stregua dei movimenti a essa associati, si nutre delle rivendicazioni, talvolta autentiche, avanzate dai musulmani, come nel caso di Israele/Palestina, del Kashmir, della Cecenia o dei Balcani. Sia chiaro, tuttavia, che l’ideologia non fonda la propria esistenza su tali rivendicazioni, ma su particolari interpretazioni dell’islam e di quanto ne consegue. E’ presente un desiderio di purificare il Dar al-islam (la “Casa dell’islam”) da qualsiasi influenza e corruzione degli infedeli. &lt;strong&gt;Questo significa che il ruolo delle donne deve essere ampiamente limitato, che i non musulmani devono accettare lo status inferiore di dhimmi (anziché considerarsi cittadini alla pari), quando addirittura non viene messa in discussione la loro stessa sopravvivenza, e che anche i musulmani di sesso maschile devono comportarsi secondo i dettami dei custodi di tale ideologia&lt;/strong&gt;. Il mondo non musulmano (Dar al-harb, la “Casa della guerra”) deve essere condotto all’interno della sfera di influenza degli ideologi, non importa se mediante la persuasione, l’adattamento, da parte di terzi, del programma degli estremisti o il timore di un conflitto armato.&lt;br /&gt;Per queste ideologie, il jihad non può rivestire il significato di autodifesa, come sostengono tanti moderati. Non deve limitarsi a perseguire la riappropriazione dei “territori musulmani” della Palestina, dell’India, della Penisola iberica, di parti dell’estremo oriente e dell’Asia centrale, nonché, senza dubbio, di molte zone dell’Africa subsahariana, ma andare oltre, affinché, attraverso la Dawa (l’invito ad accettare questa versione dell’islam) o strumenti politici e militari, una parte sempre maggiore del Dar al-harb diventi Dar al-islam. Il fatto che numerosi musulmani non condividano queste aspirazioni, e arrivino addirittura a respingerle, non deve impedirci di vedere la realtà, ovvero che &lt;strong&gt;i fautori di queste ideologie islamiste coltivino tali ambizioni e sulla base di esse siano pronti a passare all’azione&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il coinvolgimento del mondo occidentale (in particolare del Regno Unito e degli Stati Uniti) in &lt;strong&gt;Afghanistan (e in certa misura anche in Iraq) va visto alla luce di quanto sopra. Non bisogna lasciarsi indurre a un facile ottimismo ritenendo che al Qaida sia stata resa inoffensiva e non costituisca più una minaccia credibile per l’occidente o altri paesi. E’ perfettamente possibile, in presenza delle giuste condizioni, che al Qaida torni a essere una forza vigorosa. In questa fase, qualsiasi azione volta ad abbandonare l’Afghanistan creerà precisamente il genere di caos nel quale questi movimenti prosperano&lt;/strong&gt;. Farà spazio al verificarsi delle condizioni per cui i talebani e i loro ancora peggiori alleati non solo faranno nuovamente ripiombare il paese nel buio più profondo, ma disincentiveranno anche il Pakistan a contrastare i propri gruppi estremisti, almeno nelle aree di confine. Al Qaida e i suoi affiliati riconquisteranno la loro zona protetta, dove potranno ricompattarsi e pianificare tutte le atrocità che hanno in mente. Anche in altre zone del Pakistan, i gruppi estremisti nati a opera di membri dei servizi segreti dell’esercito pachistano per infiltrarsi nel Kashmir indiano percepiranno questa situazione come un’opportunità per consolidarsi e intraprendere attività dirette non solo contro l’India, ma con un raggio d’azione più ampio e sicuramente contro il governo democratico pachistano ancora fragile.&lt;br /&gt;Non soltanto al Qaida cercherà di colpire dei bersagli in occidente e altrove, ma questo contesto fornirà anche nuovo ossigeno ai gruppi preposti all’addestramento di futuri terroristi sia in Afghanistan che in Pakistan. E’ risaputo che il loro addestramento e le loro attività non sono circoscritti all’Asia meridionale e centrale, in quanto questo movimento è molto ferrato nell’esportare l’estremismo e il terrorismo, radicalizzando giovani musulmani occidentali vulnerabili e usandoli nei loro stessi Paesi. È stato dimostrato senza ombra di dubbio come il Regno Unito sia particolarmente esposto a questo riguardo. E’ di vitale importanza che la gente in occidente inizi a &lt;strong&gt;comprendere che, in un mondo globalizzato e caratterizzato da una grande mobilità, i suoi interessi non sono racchiusi entro i confini territoriali e “curare il proprio orticello” non è più sufficiente&lt;/strong&gt;. Gli interessi occidentali vanno difesi a livello globale. Solitamente questo avviene per vie diplomatiche e attraverso la negoziazione, di natura politica oppure commerciale. Di quando in quando, tuttavia, la tutela degli interessi occidentali acquista una dimensione “di difesa” o “militare”. E’ vero che alleanze, accordi e trattati rendono talvolta possibile neutralizzare i nemici e proteggere gli interessi, e solo occasionalmente la difesa di tali interessi richiede un intervento armato. Quando questo accade, tuttavia, non dovrebbero esserci cedimenti nel sostenere lo sforzo mirato e nell’affrontare i costi e addirittura il sacrificio eventualmente necessario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nelle epoche passate, la tradizione cristiana della guerra giusta forniva i criteri morali per stabilire se un conflitto convenzionale tra stati fosse giustificato o meno. Al giorno d’oggi, in cui con tutta probabilità tali conflitti saranno in gran parte non convenzionali e verranno ingaggiati per impedire dei genocidi, bloccare dei tentativi terroristici di perpetrare atti atroci o garantire la sicurezza in una regione, questa tradizione è ancora in grado di fornire i necessari criteri? Io credo di sì. Può certamente porre l’interrogativo se l’intenzione sia giusta e se l’azione armata venga presa in considerazione come ultima risorsa. Per esempio, l’intenzione è quella di eliminare un male tangibile o solo favorire l’estensione del vantaggio di uno su altri? Esiste un’autorità adeguata? Questo ruolo potrebbe essere ricoperto da un’autorità internazionale, come quella delle Nazioni Unite, o da un’alleanza regionale dotata di una base ampia, oppure potrebbe anche essere l’autorità di uno stato nazionale che agisce a propria difesa allo scopo di respingere o prevenire un attacco diretto contro di sé. E cosa dire riguardo a una corretta proporzionalità? Questo è un aspetto molto più difficile da giudicare: &lt;strong&gt;il male causato dall’intervento sarà superiore al male che si intende eliminare? Le valutazioni da farsi devono considerare non solo il male che viene causato nell’immediato, ma anche la misura dell’eventuale danno che potrà generarsi se non verrà posto un freno al male medesimo&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Allo stesso modo, nel condurre le ostilità ci si dovrà interrogare sulla protezione dei non combattenti, sulla proporzionalità e sul trattamento dei prigionieri, anche se è appurato che talvolta i terroristi usano deliberatamente i civili come scudo per le proprie atrocità e non riconoscono la reciprocità degli obblighi. “Vincere la pace” è oggi comunemente considerato un necessario complemento per un conflitto che possa essere giustificato. &lt;strong&gt;La ricostruzione di un paese, il ripristino delle forniture elettriche e idriche, il mantenimento della legge e dell’ordine sono tutte responsabilità prevedibili in caso di successo in questi tipi di conflitti non convenzionali, così come accadeva in passato nei periodi successivi a guerre più convenzionali. La mancata assunzione di tali responsabilità sicuramente porterebbe a mettere in ombra la necessità morale dell’azione e inoltre rischierebbe di provocare conseguenze politiche e sociali negative. Sarebbe terribile, per esempio, se l’Afghanistan venisse lasciato nello stato di rovina in cui l’occidente l’ha trovato&lt;/strong&gt;. Pertanto, gli sforzi per la ricostruzione fisica e sociale, per garantire istruzione, opportunità e occupazione sono fondamentali tanto quanto gli sforzi per assicurare un’effettiva sicurezza. Questi sforzi sono degni di lode se compiuti dalle Forze armate e realizzati su base bilaterale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non si dovrebbe mai più permettere che quest’area diventi una base per la pianificazione e l’esecuzione di attentati terroristici in occidente e altrove. Dovrebbe essere impedito alle cosiddette madrasse di addestrare giovani occidentali a compiere attività terroristiche contro il proprio paese e la propria gente. Questi devono essere gli scopi fondamentali del coinvolgimento. Il raggiungimento di questi obiettivi dipende in larga misura da una politica e un’azione strettamente coordinate tra le forze in Afghanistan e l’esercito pachistano. &lt;strong&gt;Occorre comprendere chiaramente che i problemi in Afghanistan non verranno risolti se non si affronteranno questioni simili dall’altra parte del confine. Sono felice di vedere che questo sta iniziando ad accadere, ma la strada è ancora lunga. E’ assolutamente ragionevole chiedersi cosa stia facendo il Pakistan, non solo riguardo ai talebani pachistani e ad altri gruppi jihadisti sviluppatisi in seno al paese, ma anche nei confronti di al Qaida stessa.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un legittimo obiettivo del coinvolgimento deve essere la&lt;strong&gt; protezione delle popolazioni dell’Afghanistan e del Pakistan dalla barbarie degli estremisti&lt;/strong&gt;. Ciò che i talebani hanno fatto in Afghanistan, quando erano al potere, è fin troppo noto e non ha bisogno di essere rammentato. Tuttavia, ricordiamo che durante la loro occupazione transitoria della bellissima valle di Swat, nel nord-ovest del Pakistan, una delle azioni che ha portato la loro “firma” è stata l’esplosione di una scuola per ragazze gestita da suore cristiane in gran parte a beneficio di alunne musulmane e dei loro genitori. Non avrà molto senso parlare di impegno dell’occidente a favore delle libertà fondamentali e dei diritti umani basilari se le donne, le ragazze e i non musulmani saranno consegnati a una prigionia virtuale solo perché gli elettorati occidentali sono percepiti come incapaci di sostenere un conflitto estenuante. &lt;strong&gt;Il risultato di questo intervento deve essere l’emancipazione di queste fasce di popolazione, che non possono più essere lasciate alla mercé degli estremisti&lt;/strong&gt;. Uno dei motivi per cui una larga parte della popolazione non riesce a farsi una ragione delle vittime del conflitto è che non esiste più una narrativa comune all’interno della quale collocare queste tragedie, che aiuti la gente a dare un senso alla perdita. Una cultura individualista, fatta di realizzazione e gratificazione personali, non lascia spazio al servizio, all’abnegazione e al sacrificio. Sebbene gli Usa siano sottoposti a molte delle pressioni che deve affrontare il Regno Unito, è istruttivo osservare come, in molti casi, qui la tradizione giudaico-cristiana sopravviva ancora, anche se non intatta, e offra un quadro all’interno del quale elaborare la perdita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’altro motivo che viene frequentemente addotto a supporto di un ritiro dal conflitto è che si sta ignorando l’opinione dei musulmani. &lt;strong&gt;Abbiamo già visto come il programma degli estremisti non origini dalle varie “rivendicazioni” del mondo musulmano, ma si nutra di esse&lt;/strong&gt;. In linea di massima, i musulmani hanno accolto favorevolmente gli interventi militari guidati dalle &lt;strong&gt;Nazioni Unite o dalla Nato, come in Bosnia o nel Kosovo, quando tali missioni sono state intraprese per proteggere comunità musulmane in pericolo. Non riesco tuttavia a comprendere perché gli stessi interventi siano accettabili quando sono i musulmani a essere oppressi, ma inaccettabili quando può verificarsi che siano i musulmani gli oppressori (spesso di altri musulmani)&lt;/strong&gt;. Non si possono avere due pesi e due misure, e se l’intervento armato è ammissibile, devono esistere dei criteri concordati al riguardo, indipendentemente da chi questo intervento può proteggere o contro chi può essere diretto. Un tema del dialogo interconfessionale oggi deve prendere in esame il modo in cui le diverse tradizioni religiose considerano la giustificazione (o la mancata giustificazione) di un conflitto armato. Abbiamo menzionato ciò che la teoria cristiana della guerra giusta ha da dire in proposito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ possibile, per esempio, rimuovere la nozione di jihad dalla retorica estremista in modo che i musulmani la possano utilizzare per raggiungere un punto di accordo con i cristiani e altri sulle condizioni alle quali un intervento armato può ritenersi giustificato? Tale accordo, o almeno una convergenza, sarebbe di grande aiuto alla comunità internazionale quando si tratta di prendere decisioni difficili su casi particolari. Per questo motivo abbiamo parlato a sostegno di una strategia globale contro la militanza e della pacificazione su entrambi i versanti della linea Durand. Il coinvolgimento della comunità internazionale in Afghanistan deve condurre a una società civile forte e a uno stato di diritto. Le donne dovrebbero essere emancipate, le ragazze dovrebbero avere l’opportunità di ricevere un’istruzione e di vedere promossa la libertà di credo e di espressione. Dovrebbe esistere un governo credibile, sia a livello centrale che nelle province, che non tolleri la corruzione. In particolare, dovrebbe essere attuata una politica efficace contro le droghe che non penalizzi i coltivatori, ma impedisca agli estremisti di autofinanziarsi mediante il traffico illecito di stupefacenti. Barack Obama ha finalmente deciso di inviare altre truppe americane per garantire la sicurezza in aree cruciali dell’Afghanistan, tra cui importanti città come Kandahar, contro gli attacchi e l’occupazione. Anche le forze britanniche e altre forze Nato verranno potenziate. Seppur tardiva, questa decisione va accolta con favore e rassicurerà le tante persone in Afghanistan e Pakistan che l’hanno attesa con ansia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Naturalmente Obama è impegnato in un’attenta azione di equilibrismo: &lt;strong&gt;deve tenere in considerazione da un lato interessi Usa di vitale importanza, tanto internamente quanto all’estero, dall’altro la sua lobby influente e rumorosa contraria alla guerra&lt;/strong&gt;. Pare che l’annuncio di una strategia di uscita contemporaneo all’aumento dei contingenti faccia parte di questo tentativo di accontentare tutti. Com’è stato fatto notare, tuttavia, si tratta di un approccio molto pericoloso. Offre ai talebani una data in cui la pressione su di loro inizierà ad allentarsi e saranno pertanto in grado di pianificare un incremento delle attività. Inoltre demoralizzerà ulteriormente i gruppi afghani antitalebani e anche coloro che in Pakistan hanno continuato a sostenere una politica antiestremismo nel paese. Si farà così più forte la tentazione per il Pakistan e gli altri poteri regionali di stabilire un accordo con i talebani.&lt;br /&gt;Va detto chiaramente che qualsiasi aumento dell’influenza e del controllo talebani, sia in Pakistan che in Afghanistan, non si tradurrà soltanto in un ulteriore deterioramento della sicurezza nella regione, ma colpirà anche, direttamente o indirettamente, gli interessi occidentali. Ancora una volta sarà possibile offrire un rifugio a coloro che pianificano di terrorizzare l’occidente e addestrare elementi dei paesi occidentali disposti a portare avanti il loro programma estremista nel mondo occidentale. E, non da ultimo, questo significherà riportare consistenti segmenti della popolazione che abita la regione in una condizione di prigionia, crudeltà e barbarie.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Michael Nazir-Ali&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4165128116494852147?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4165128116494852147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4165128116494852147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4165128116494852147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4165128116494852147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/le-ragioni-di-una-guerra-giusta.html' title='Le ragioni di una guerra giusta'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0c0JVoIXfI/AAAAAAAAAgY/lybRW0JKpgE/s72-c/buried%2520fighter.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6224751438142009461</id><published>2010-01-08T11:59:00.007+01:00</published><updated>2010-01-08T12:18:33.560+01:00</updated><title type='text'>Riscoprire Dio...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0cTgeeIhGI/AAAAAAAAAgQ/IDJyLJc2T1M/s1600-h/Ruini_220107.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424325724847244386" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 260px; CURSOR: hand; HEIGHT: 180px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0cTgeeIhGI/AAAAAAAAAgQ/IDJyLJc2T1M/s320/Ruini_220107.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il cardinale Camillo Ruini su Tracce fa un bilancio del Convegno su Dio organizzato nel mese di dicembre a Roma e spiega l'essenza dell' &lt;strong&gt;educazione: mettere al centro l'essere umano&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;LA NOSTRA SFIDA ALL'UOMO DI OGGI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La speranza, «&lt;strong&gt;il fondamentale fattore educativo&lt;/strong&gt;». L’illusione della neutralità, che «&lt;strong&gt;equivale a “sterilizzare” la nostra proposta&lt;/strong&gt;». E la cultura attuale, che ostacola «l’apertura originaria dell’uomo»... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In quest’intervista, il cardinale Camillo Ruini affronta la vera urgenza della nostra epoca. Invitando tutti a «&lt;strong&gt;riprendere il filo dell’educazione&lt;/strong&gt;» Contento, Eminenza? «Direi proprio di sì. Abbiamo superato le aspettative, sia come contenuti che come partecipazione. Non mi riferisco solo alle presenze, alle 2500 persone intervenute, ma al loro coinvolgimento. E al fatto che moltissimi fossero giovani: fa ben sperare...». Il convegno romano su “Dio oggi” si è appena chiuso, ma a rendere lieto il cardinale Camillo Ruini, già a lungo presidente della Cei e oggi a capo del Progetto culturale dei vescovi italiani, non è solo il bilancio di quei tre giorni ricchi di contributi («chi mi ha colpito di più? Tanti: Spaemann, Scola, Nowak. E poi Ravasi, Brague, Lenoci... Ma non mi faccia fare elenchi: sarebbe impossibile citarli tutti») che proprio il cardinale ha voluto come approfondimento sull’unica questione che «può cambiare tutto». C’è un altro fronte aperto: quello de La sfida educativa, il Rapporto-proposta del Progetto pubblicato poche settimane fa. E anche lì il lavoro procede bene. «L’accoglienza è buona. Abbiamo venduto 16mila copie, ma soprattutto vedo che ovunque hanno cercato di trovarsi e parlarne. Ieri sera, per dire, ero ad Ancona: c’era l’aula magna gremita. Segno che anche il tema educativo è sentito. Almeno quanto quello di Dio».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel suo intervento al convegno lei ha detto, tra l’altro, che «&lt;strong&gt;la nostra intelligenza non può non interrogarsi sull’origine dell’essere della realtà che sperimentiamo&lt;/strong&gt;». Eppure oggi è proprio questo percorso a sembrare difficile, quasi bloccato. Che cosa può permettere di riscoprirne la pienezza? E l’educazione, in fondo, non è anzitutto riprendere proprio questo itinerario? Partiamo da un dato fondamentale. Già Aristotele, all’inizio della Metafisica, scrive che «ogni uomo, per sua natura, desidera conoscere» e che questo desiderio è la radice dell’apertura della nostra intelligenza a tutta la realtà. È un fatto strutturale. Quello che serve, quindi, è un lavoro culturale in profondità che aiuti a rimuovere certi ostacoli che appartengono alla cultura attuale. Penso soprattutto al relativismo, ma anche a tanti altri atteggiamenti che rendono difficile che questa apertura originaria sprigioni le sue potenzialità. Riprendere il filo dell’educazione può contribuire a questo. A far sì che le persone concrete possano inserirsi in un trend culturale in cui l’apertura viene facilitata e non ostacolata.Senza Dio è possibile educare? Io direi di sì, ma senza di Lui non si riesce a dare un fondamento ultimo all’educazione. È come per l’etica. Senza Dio, è possibile: non è che chi non crede non abbia un’esperienza morale o non possa seguire un impegno morale. Solo che quando vuole giustificare fino in fondo quest’impegno, si trova in difficoltà. E lo stesso accade per il tentativo di dare un fondamento ultimo ai contenuti sui quali l’educazione poggia: dalla libertà all’amore, alla ricerca del vero, e via dicendo. Penso che la questione si ponga in questi termini. Ma l’educazione non è di per sé un’apertura, un tentativo di spalancamento verso quel fondamento ultimo? Certamente, nell’educazione c’è una tendenza del genere, ma non è necessario sempre esplicitarla. &lt;strong&gt;Molte grandi culture hanno educato avendo un’idea confusa del “fondamento”.&lt;/strong&gt; In Grecia ci sono stati grandi educatori, ma se guardiamo a tutto il loro Pantheon non è che avessero le idee molto chiare... Però si ponevano il problema di Dio, inteso come significato ultimo... In questo senso sì, non c’è dubbio: senza porsi il problema del significato della vita, non è possibile educare.E perché l’educazione, oggi, è diventata un problema, addirittura una «sfida»? Questa è una domanda chiave. Si potrebbe declinare la risposta in vari modi che alla fine, però, si dimostrano convergenti. Il Santo Padre ha parlato del relativismo che, appunto, toglie consistenza a ogni posizione e pone tutto sullo stesso piano, impedendo un vero lavoro formativo. Umberto Galimberti ha parlato del nichilismo, e in fondo si torna allo stesso problema: la mancanza assoluta di un terreno solido sul quale costruire. Io ho parlato più volte di “naturalismo”, nel senso di riduzione dell’uomo alla natura. Se l’uomo è solo un prodotto della natura, un suo frammento, seppure nobilissimo, allora non si vede come possa essere libero e responsabile, oltre che davvero intelligente. E non si vede nemmeno come si possa formare la sua libertà. Questo, credo, è il motivo ultimo della crisi dell’educazione. Se dovessimo trovare un denominatore comune, potremmo dire che è un’antropologia debole, una concezione dell’uomo ridotta in partenza... Sì. &lt;strong&gt;E dietro la debolezza dell’antropologia c’è l’eclissi di Dio, dell’Assoluto oggettivo.Nel Rapporto c’è un punto in cui si parla di «scomposizione dell’uomo» e di «scissione tra affezione e razionalità&lt;/strong&gt;». &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che peso ha questa frattura nella crisi educativa? Un grosso peso. Io formulerei la questione così: da una parte c’è una &lt;strong&gt;razionalità molto appiattita sull’esperienza empirica, ma dall’altra c’è un forte bisogno di significato. Perché l’esaltazione del soggetto continua a essere presente nella nostra epoca, seppure in modo contraddittorio rispetto alla sua riduzione alla natura&lt;/strong&gt;. E allora questo soggetto, che da una parte ha un alto senso di sé e dall’altra non trova risposte razionali (dato che la scienza non si pone la questione del significato), finisce per sentirsi dissociato. Scomposto, appunto. Tutto ciò pesa soprattutto sul soggetto giovane, che è più esposto: sia perché è in crescita, sia perché vive immerso nella cultura di oggi e non ha respirato l’eredità di tempi diversi, nei quali il panorama socio-culturale era più consistente...La conseguenza, però, è un paradosso: tanto più l’uomo ha questa concezione limitata di sé, tanto più ha un ego ipertrofico, vive un individualismo esasperato.Ma questo non è casuale, è il retaggio della modernità; di quella centralità del soggetto che nessuno può abbandonare. Può essere negata in sede filosofica e scientifica, ma non può essere contrastata nel dibattito pubblico. Anzi, nel dibattito pubblico viene persino esaltata da chi vuole porsi all’avanguardia. E questo rafforza il paradosso di cui lei parlava.Che nesso c’è tra “neutralità” e crisi educativa? Nel Rapporto se ne parla apertamente... “&lt;strong&gt;Neutralità” significa, in fondo, “sterilizzazione” della proposta educativa, significa non assunzione di alcun criterio fondante&lt;/strong&gt;. Non si sa a che cosa si viene educati. Che è cosa ben diversa dall’onestà intellettuale: quando uno ha una posizione chiara conserva l’obbligo di essere onesto intellettualmente nel riconoscere anche i meriti di posizioni diverse. Ma un conto è questa onestà intellettuale, doverosa in ogni educatore; e un conto è la neutralità, che è concretamente impossibile. Nella misura in cui si cerca di attuarla, l’educazione viene ridotta a istruzione. Manca il proprio dell’educazione.E qual è il rapporto tra educazione e speranza? Perché è evidente che il deficit educativo è legato a doppio filo a una mancanza di certezze e fiducia stabili, capaci di durare e aprire prospettive... &lt;strong&gt;La speranza vuol dire una fiducia che ha il suo fondamento in Dio, e che quindi sia, oltre che una fiducia grande, una fiducia fondata. Non basta una fiducia piccola e utilitaristica. E tutto questo è d’importanza decisiva per poter davvero educare. Ha ragione il Papa quando dice che la speranza è il fondamentale fattore educativo. Ma si può dare speranza soltanto quando si ha speranza&lt;/strong&gt;.Questo spiega molto dell’abdicazione dal processo educativo. Si rinuncia a educare perché non si sa “a che cosa” si educa. Credo che questa sia una delle ragioni principali. Si è incerti su “a cosa” educare. Mancando questa consapevolezza interiore del fatto che si ha qualcosa di positivo da comunicare, e non soltanto di apparentemente positivo, il soggetto educatore viene paralizzato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel Rapporto lei scrive che «&lt;strong&gt;siamo tutti in qualche modo attori del processo educativo&lt;/strong&gt;»: l’educazione non è una questione da addetti ai lavori, è un problema che riguarda tutti, una dimensione propria di qualsiasi rapporto. Ma, al di là dei propri ruoli specifici, qual è il denominatore comune del compito educativo? C’è qualcosa di preciso che viene richiesto a tutti?Il denominatore comune è sempre la formazione della persona. Della sua capacità, essendo amata, di amare a sua volta. Della sua curiosità, dell’apertura della sua intelligenza e capacità critica. Della sua libertà da congiungere con la sua responsabilità. E anche della sua capacità di soffrire. Questo non lo si dice mai, ma è importante far crescere una persona con la capacità di affrontare le difficoltà della vita.Non crede che nell’abdicazione dal compito educativo ci sia anche il timore di ciò che don Giussani chiamava “rischio”, ovvero del confrontarsi con la libertà dell’altro? È come se si avesse paura di “investire” su quel fattore...Certamente sì. Oggi spesso si vorrebbe eliminare il rischio: questa è una delle tendenze diffuse. Eliminare il rischio, anche nei comportamenti personali. Non ci si sposa per eliminare il rischio che il matrimonio vada male. Non si mette al mondo un figlio per eliminare il rischio non solo della gravidanza, ma che poi il figlio deluda. Non si intraprende una scelta economica perché non è sicura. Questa tendenza indebolisce le persone e la società. Il rischio fa parte della vita. Perché il futuro è aperto, non possiamo pensare che ce lo diano già costruito.Quanto pesa in questa paura il fatto che l’esperienza cristiana si sia indebolita? Secondo me pesa molto. &lt;strong&gt;È indebolita la fiducia in Dio come operante nella vita concreta. Habermas già tanti anni fa diceva che la perdita della fiducia in Dio e nella grazia di Dio era ormai esperienza comune del nostro tempo, e che questa perdita aveva «cambiato l’orizzonte perché era una perdita non surrogata&lt;/strong&gt;». Non c’è ideologia che possa surrogare questo, anche se magari ha cercato di farlo.Però non è soltanto una perdita di fiducia nella Provvidenza, nel Dio che guida la storia: forse è anche la mancanza di percezione che noi stessi siamo guardati così ora da un Dio che, in fondo, investe tutto su di noi e sulla nostra libertà. Non crede? Sì, questo manca ancora di più. E manca ancora di più perché è venuto meno, nella cultura diffusa, un concetto base del cristianesimo: Dio che si rivela all’uomo e interagisce personalmente con lui è un’idea che è stata espunta dalla cultura. Sopravvive nella preghiera, ma questa contrasta con la visione del mondo attualmente diffusa.Ma se è così, da dove nasce questa “paura”? Torniamo alla mancanza di certezze di fondo. Io ho visto il superamento di ogni forma di paura in persone concrete. Giovanni Paolo II, sulla base della sua profondissima fede vissuta e concreta, non aveva paura. Il famoso «&lt;strong&gt;non abbiate paura» lo diceva agli altri, ma prima di tutto lo viveva lui. &lt;/strong&gt;Che cosa permette di riprendere consapevolezza dell’urgenza educativa?Direi semplicemente: i fatti. La gravità delle conseguenze della mancanza di un’autentica proposta educativa fa sì che la gente sia costretta a interrogarsi e cerchi di uscire da questo vicolo cieco. Ormai tutti avvertono il bisogno sociale dell’educazione perché hanno paura di una società selvaggia, che è una paura quasi primordiale. Personalmente sono convinto che la società sia molto migliore di quella che abbaglia i media: ci sono tante esperienze positive, anche molto semplici. Tanta gente che continua a sacrificarsi, a darsi. La società sta in piedi per quello. Ma quando vengono invece evidenziati sistematicamente fatti abnormi, infrazioni gravissime alle norme minime della convivenza, la gente tira le conseguenze. E si spaventa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che valore ha, nella possibilità di ripartire, l’indicare e il valorizzare degli esempi anche piccoli? L’esempio è la cosa più comprensibile e più coinvolgente. Nella pedagogia è sempre stato così. Riscoprire l’esempio è importante.Tra gli ambiti dell’educazione affrontati nel Rapporto non c’è la politica: come mai? Non è così. La politica, in realtà, ha un ruolo in tutti gli ambiti, perché ha una capacità di guida nella sussidiarietà. Non credo che la politica debba assumere la guida diretta di questi processi, ma può essere guida nella sussidiarietà: può favorire i vari soggetti che si esprimono in questo ambito. In questo senso, la politica è sempre presente in questo libro; ma in maniera più implicita, se vogliamo. Sullo sfondo. Ma da dove si può ripartire per recuperare la tensione al “bene comune”? Che ruolo ha l’educazione in questo? E che compito tocca ai cattolici? &lt;strong&gt;Noi abbiamo scelto di partire dalla consapevolezza delle difficoltà, ma anche da un lavoro sulla cultura. L’educazione è fondamentale per poter essere consapevoli delle proprie responsabilità. E i cattolici devono essere portatori di speranza. Se veramente sono credenti, portano speranza nel mondo&lt;/strong&gt;. Non soltanto le istituzioni educative della Chiesa, come scuole o oratori, ma tutta la pastorale comune (le parrocchie, i gruppi, i movimenti, le comunità religiose) ha di per sé una grande valenza: forma le persone, dà loro dei contenuti, dei modelli, propone un orientamento di vita e quindi educa. Se è seria, entra in profondità. E poi c’è un altro aspetto: quello che ho chiamato “la diaconia delle coscienze”. È l’ambito che riguarda ogni persona, in particolare il cristiano laico che vive nel mondo, nella famiglia, nel mondo del lavoro, del giornalismo, dell’economia... Se cerca di vivere secondo coscienza, interpella anche chi è vicino a lui. Lo provoca a prendere sul serio la propria coscienza. Questo è molto importante per migliorare il clima generale della società, anche se è un fatto nascosto. È una forma di apostolato, una missione capillare di cui non c’è abbastanza consapevolezza. Bisogna rendere più consapevoli anche i sacerdoti del loro continuo ruolo educativo. Non ci vogliono chissà quali iniziative. Già una messa ben celebrata, un’omelia fatta bene...Eminenza, lei ha definito La sfida educativa «un rapporto-proposta»: se dovesse racchiudere la proposta in una frase? &lt;strong&gt;Mettere al centro la persona umana, che è l’obiettivo vero dell’educazione. Collaborare insieme per mettere al centro l’umanità dell’uomo. Per tutti&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Davide Perillo&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6224751438142009461?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6224751438142009461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6224751438142009461' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6224751438142009461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6224751438142009461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/riscoprire-dio.html' title='Riscoprire Dio...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0cTgeeIhGI/AAAAAAAAAgQ/IDJyLJc2T1M/s72-c/Ruini_220107.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6576231881017629882</id><published>2010-01-07T15:15:00.003+01:00</published><updated>2010-01-07T15:29:17.215+01:00</updated><title type='text'>Un esempio di Islam moderato</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424002860608489890" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 220px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0Xt3TdFiaI/AAAAAAAAAgA/s2e4drkOvD4/s320/wahid.bmp" border="0" /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Paul Wolfowitz sul Wall Street Journal racconta la storia di Abdurrahman Wahid, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;leader musulmano democratico...&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Wahid and the Voice of Moderate Islam&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indonesia's first democratic president espoused a philosophy of religious and ethnic tolerance.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abdurrahman Wahid, who died last week at the age of 69, was the first democratically elected president of Indonesia, the world's fourth largest country and third largest democracy. &lt;strong&gt;It has the largest Muslim population of any country in the world&lt;/strong&gt;. Although he was forced from office after less than two years, he nevertheless helped to set the course of what has been a remarkably successful transition to democracy. &lt;a name="U10381838394BSE"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Even more important than his role as a politician, &lt;strong&gt;Wahid was the spiritual leader of Nahdlatul Ulama, the largest Muslim organization in Indonesia, and probably in the world, with 40 million members&lt;/strong&gt;. He was a product of Indonesia's traditionally tolerant and humane practice of Islam, and he took that tradition to a higher level and shaped it in ways that will last long after his death.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wahid recognized that the &lt;strong&gt;world's Muslim community is engaged in what he called in a 2005 op-ed for this newspaper "nothing less than a global struggle for the soul of Islam" and he understood the danger for Indonesia, for Islam and for all of us from this "crisis of misunderstanding that threatens to engulf our entire world.&lt;/strong&gt;"&lt;a name="U10381838394XBE"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Wahid was one of the most impressive leaders I have known. Although his formal higher education was limited to Islamic studies in Cairo and Arabic literature in Baghdad, his breadth of knowledge was astounding. With a voracious appetite for knowledge and a remarkably retentive memory, he seemed to know all of the important Islamic religious and philosophical texts. He also loved reading a wide range of Western literature (including most of William Faulkner's novels) as well as Arabic poetry. He enjoyed French movies, and cinema in general, and could identify the conductor of a Beethoven symphony simply by listening to a recording. He was an avid soccer fan and once compared the different styles of two German soccer teams to illustrate two alternative strategies for economic development. He loved jokes, particularly political ones. During Suharto's autocratic rule he published a collection of Soviet political humor in Indonesian, with the obvious purpose of teaching his own people how to laugh at their rulers.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Despite all that learning, Wahid had a common touch that enabled him to express his thoughts in down-to-earth language. He thus gained broad legitimacy for a moderate and tolerant vision. He could speak to young Indonesians, grappling with the relationship between religion and science by explaining to them the thoughts of a medieval Arab philosopher like Ibn Rushd (known to Christian philosophers as Averroes). And he was all the more effective because he himself had grappled with controversial ideas.&lt;br /&gt;Wahid had been somewhat attracted in his youth by the writings of Said Qutb and Hasan al Banna, the founders of the Muslim brotherhood, but his deep humanism led him to reject them. When I visited him recently he told me of a long-ago visit to a mosque in Morocco where an Arabic translation of Aristotle's "Nichomachean Ethics" was on display. Seeing that book had brought tears to his eyes and Wahid explained: "If I hadn't read the 'Nichomachean Ethics' as a young man, I might have joined the Muslim brotherhood."&lt;br /&gt;No doubt, what had so impressed Wahid was that Aristotle could arrive at deep truths about matters of right and wrong without the aid of religion, based simply on the belief that "the human function is activity of the soul in accord with reason" (Nichomachean Ethics, Book I). But his tears must have reflected the thought of how close he had come to accepting a cramped and intolerant view of life and humanity.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Throughout his public career, three ideas were central to Wahid's thinking. First was that true belief required &lt;strong&gt;religious freedom. "The essence of Islam," he once wrote, is "encapsulated" in the words of the Quran, "For you, your religion; for me, my religion."&lt;/strong&gt; Indonesia, he believed, needs "&lt;strong&gt;to develop a full religious tolerance based on freedom of faith&lt;/strong&gt;." Second was his belief that the fundamental requirement for &lt;strong&gt;democracy&lt;/strong&gt;—or any form of just government—is equal treatment for all citizens before the law. Third, that respect for minorities is essential for social stability and national unity, particularly for Indonesia with its extraordinary diversity.&lt;br /&gt;Throughout his career Wahid spoke up forcefully for people with unpopular ideas—even ones he disagreed with—and for the rights of ethnic and religious minorities. He was admired by the Christian and Chinese minorities for his willingness to do so. One of his first acts as president was to participate in prayers at a Hindu temple in Bali where he had earlier spent several months studying Hindu philosophy. Later he removed a number of restrictions on ethnic Chinese and made Chinese New Year an optional national holiday.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Even after leaving office, &lt;strong&gt;Wahid's role as a defender of religious freedom was extremely important&lt;/strong&gt;. Indonesian voters have rejected extremist politics at the polls—and the leadership of the current president, Susilo Bambang Yudhoyono deserves much credit for that. Nevertheless, extremist views and even violent extremism too often go unchallenged. A recent report from The Wahid Insitute (which he founded in 2004) notes that a minority with extremist views, now in control of the Indonesian Ulama Council, has issued religious rulings against "deviant" groups. An even smaller minority that espouses violence, particularly the Islamic Defender Front, has attacked Christian churches and the mosques of the small Muslim Ahmadiyah sect.&lt;a name="U10381838394FYD"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Wahid was one of the few prominent Indonesians to defend the rights of the Ahmadiyah or to speak out forcefully against the Islamic Defender Front. Doing so takes courage. But he was always courageous, whether in defying President Suharto at the height of his power or in his personal struggle against encroaching blindness and failing health. &lt;a name="U10381838394E7H"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Although optimistic that "true Islam" will prevail, as he wrote in his 2005 op-ed, Wahid did not underestimate the dangers facing the world from an "extreme . . . ideology in the minds of fanatics" who "pervert Islam into a dogma of intolerance, hatred and bloodshed" and who justify their brutality by declaring "Islam is above everything else." This fundamentalist ideology, he said, "has become a well-financed, multifaceted global movement that operates like a juggernaut in much of the developing world." What begins as a misunderstanding "&lt;strong&gt;of Islam by Muslims themselves" becomes a "crisis of misunderstanding" that afflicts "Muslims and non-Muslims alike, with tragic consequences.&lt;/strong&gt;"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;No one who knew Abdurrahman Wahid can believe that those fanatics who preach hatred and violence speak for the world's Muslims. Even though the extremist ideology represents a distinct minority of Muslims, it is well-financed and well-organized. To confront it, Muslim leaders like himself need, as he wrote in 2005, "the understanding and support of like-minded individuals, organizations and governments throughout the world . . . to offer a compelling alternate vision of Islam, one that banishes the fanatical ideology of hatred to the darkness from which it emerged."&lt;br /&gt;That support includes material support, but it also includes the moral support that comes from international recognition and attention for Muslim leaders who speak out with the courage that Wahid did. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;When Wahid was only 12 he was riding in a car with his father, Wahid Hasyim, himself a prominent Muslim leader at the time of Indonesian independence, when the car slid off a mountain road and his father suffered fatal injuries. What Wahid most remembered from that tragic event was the sight of thousands of people lining the roads as his father's casket traveled the 80 kilometers from Surabaya to his burial at Jombang. Overwhelmed by the affection people had for his father, he wondered "&lt;strong&gt;What could one man do that the people would love him so?&lt;/strong&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;As the funeral procession for Wahid himself traveled the same route on the last day of 2009, thousands of mourners, deeply moved, again lined the road. What had he done that Indonesians so loved him? Perhaps the question is answered by the words that he asked to have on his tomb: "&lt;strong&gt;Here lies a humanist&lt;/strong&gt;." That he was and a great one as well. No one can replace him, but hopefully he has inspired others to follow in his path.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Paul Wolfowitz&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6576231881017629882?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6576231881017629882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6576231881017629882' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6576231881017629882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6576231881017629882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/un-esempio-di-islam-moderato.html' title='Un esempio di Islam moderato'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0Xt3TdFiaI/AAAAAAAAAgA/s2e4drkOvD4/s72-c/wahid.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6192446711571309437</id><published>2010-01-07T14:50:00.004+01:00</published><updated>2010-01-07T15:02:00.043+01:00</updated><title type='text'>Il favoloso mondo di... Obama</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XpIllI7WI/AAAAAAAAAf4/Equ8YGnoCB0/s1600-h/obama-bush-war-crimes-783130.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423997659973741922" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 253px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XpIllI7WI/AAAAAAAAAf4/Equ8YGnoCB0/s320/obama-bush-war-crimes-783130.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/camillo"&gt;Camillo&lt;/a&gt; (il sito di Christian Rocca) elenca tutte le "scomode" analogie tra le strategie militari di Obama e Bush. Possibile che a certi analisti sfuggano?&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;a) bombarda ogni giorno il Pakistan; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;b) ha esteso la guerra allo Yemen e alla Somalia;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;c) ha triplicato le truppe americane in Afghanistan;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;d) non ha ritirato un soldato dall’Iraq, e ce ne sono ancora 120 mila;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;e) non chiude Guantanamo;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;f) ha fatto l’elogio della guerra e liquidato il pacifismo alla Gandhi e Martin Luther King;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;g) ha presentato un bilancio militare del Pentagono – guerre escluse – molto più grande di quello di Bush;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;h) ha mantenuto il ministro della guerra di Bush, i generali di Bush e s’è preso come consigliere di sicurezza nazionale sulle questioni del terrorismo uno dei capi della Cia di Bush.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6192446711571309437?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6192446711571309437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6192446711571309437' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6192446711571309437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6192446711571309437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/il-favoloso-mondo-di-obama.html' title='Il favoloso mondo di... Obama'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XpIllI7WI/AAAAAAAAAf4/Equ8YGnoCB0/s72-c/obama-bush-war-crimes-783130.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-5348130662292232706</id><published>2010-01-07T14:29:00.004+01:00</published><updated>2010-01-07T14:46:20.543+01:00</updated><title type='text'>Non cambieranno mai!</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;Thomas Joscelyn sul Weekly Standard spiega che circa il 20% dei detenuti di Guantanamo che vengono rimessi in libertà torna a combattere la "guerra santa", e la percentuale cresce di anno in anno...&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a title="Pentagon Reportedly Finds Large Increase in Number of Gitmo Recidivists" href="http://www.weeklystandard.com/blogs/pentagon-reportedly-finds-large-increase-number-gitmo-recidivists" jquery1262871030451="119"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#000000;"&gt;Pentagon Reportedly Finds Large Increase in Number of Gitmo Recidivists&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;More than &lt;strong&gt;100 former detainees&lt;/strong&gt; may be back on the battlefield.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Press &lt;a href="http://news.yahoo.com/s/nm/20100106/ts_nm/us_yemen_guantanamo_usa" target="_blank" jquery1262871030451="122"&gt;reports&lt;/a&gt; indicate that the latest Pentagon assessment of recidivists who were once held at Guantanamo “shows about one in five detainees released” have returned to terrorism. &lt;strong&gt;That, of course, is a recidivism rate of “about” 20 percent&lt;/strong&gt;. Although these same press accounts do not note the total number of recidivists, it has been noted that “more than 560 detainees” have been released. These same two elements (recidivism rate and approximate number of detainees transferred/released) appeared in the last DoD recidivist study released to the public. Putting them together we get 20% * 560 former detainees = an estimated 112 recidivists. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XkWm2xAqI/AAAAAAAAAfw/M4-RWZSNlpA/s1600-h/gitmo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423992403276137122" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 248px; CURSOR: hand; HEIGHT: 217px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XkWm2xAqI/AAAAAAAAAfw/M4-RWZSNlpA/s320/gitmo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;How does this figure compare to previous estimates? It is a huge increase. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In June 2008, the DoD reported that &lt;strong&gt;37 former detainees were “confirmed or suspected” of returning to terrorism&lt;/strong&gt;. On January 13, 2009 - seven months later -Pentagon spokesman Geoff Morrell said that number had climbed to &lt;strong&gt;61&lt;/strong&gt;. In May 2009, when the last report was leaked to the New York Times (the report was based on information available as of mid-March 2009), the DoD had found that same metric had risen further to &lt;strong&gt;74--exactly double the Pentagon's estimate just 11 months before&lt;/strong&gt;. If my inferential reading is correct, then the number of “&lt;strong&gt;confirmed or suspected&lt;/strong&gt;” &lt;strong&gt;former detainees who have returned to terrorism is now about 112&lt;/strong&gt;. It has been less than 10 months since the DoD found that same figure was 74. This would mean that 38 more recidivists have been added to the list in less than 10 months. At that rate, &lt;strong&gt;the DoD is finding about 4 more recidivists every month&lt;/strong&gt;. Put another way, the DoD had pegged the recidivism rate at 14 percent of the total number of former detainees as of mid-March 2009. &lt;strong&gt;Today, (again, less than 10 months later) that number is reportedly 20 percent&lt;/strong&gt;. Now, there is virtually a whole cottage industry devoted to questioning or explaining away the DoD’s findings. But the study is an intelligence product -- it is not gospel. Therefore, it comes with all of the vagaries that intelligence products do. And the DoD itself is careful to note that, based on the available intelligence, it splits the detainees into two categories: “confirmed or suspected.” The number of former detainees in the “confirmed” category, which requires a more robust evidentiary standard, tends to be less than the “suspected” category. Citing national security concerns, the DoD also has not listed all of the names of former detainees it has categorized as recidivists, whether they be “confirmed” or “suspected.” All of this has prompted various criticisms. I’ll have more to say about these criticisms, and more, in future posts. But for now, &lt;strong&gt;suffice it to say that it is getting more and more difficult for the critics to claim that the number of recidivists isn’t climbing dramatically. Publicly available information on Gitmo recidivists becomes available every month&lt;/strong&gt;. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Thomas Joscelyn&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-5348130662292232706?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/5348130662292232706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=5348130662292232706' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5348130662292232706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5348130662292232706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/non-cambieranno-mai.html' title='Non cambieranno mai!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XkWm2xAqI/AAAAAAAAAfw/M4-RWZSNlpA/s72-c/gitmo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6060360124324496564</id><published>2010-01-07T12:19:00.003+01:00</published><updated>2010-01-07T12:24:46.242+01:00</updated><title type='text'>L'ipocrisia di chi invoca la privacy</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XEA0RoF4I/AAAAAAAAAfo/kicQ83FYVxs/s1600-h/backscatter-400x331.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423956844549248898" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 309px; CURSOR: hand; HEIGHT: 232px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XEA0RoF4I/AAAAAAAAAfo/kicQ83FYVxs/s400/backscatter-400x331.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Privacy e sicurezza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_07/battista-privacy-sicurezza_643c9268-fb6a-11de-a955-00144f02aabe.shtml"&gt;da Corriere.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strano, davvero: la vita privata viene quotidianamente uccisa senza resistenza, però si grida alla privacy violata dall’intrusione di un body scanner negli aeroporti. Tutti i giorni tracciano con meticolosa precisione ogni atomo della nostra esistenza, e ci si scandalizza invece se il nostro corpo viene sottoposto ai raggi X per evitare che sia disintegrato in volo grazie a un farabutto che nasconde l’esplosivo nelle mutande.&lt;br /&gt;Forse pensano che gli agenti della security possano vivere una scena tratta da «Vedo nudo» con Nino Manfredi. Ma è solo una fantasia vagamente paranoica, perché da quelle apparecchiature uscirà al massimo la silhouette di un sacco di forma umana, grigia, sgraziata, tutt’altro che attraente. L’unico segreto messo a nudo sarà l’eventuale presenza di protesi interne: peccato, ma non sarà un prezzo troppo elevato da sacrificare sull’altare della sicurezza. Certo, il corpo esibito, scrutato, frugato, svelato ha sempre qualcosa di conturbante. Guardandoti dentro, sembra che vogliano denudare l’anima, penetrare in una dimensione segreta, profanare il carattere sacro della propria intimità. Ma molti passeggeri avranno già avuto esperienze di radiografie, Tac, ecografie. C’è sempre qualcosa di imbarazzante nello sguardo altrui che oltrepassa la soglia della pelle di ciascuno, scavalca la frontiera dell’invisibile che ciascuno di noi comprensibilmente custodisce come una sfera inviolabile. Ma non si rendono conto che quella frontiera è già stata sgretolata da intrusioni forse più immateriali ma non meno invadenti, prepotenti, arroganti. E allora perché allarmarsi proprio quando, in cambio di un momentaneo passaggio sotto l’occhio tecnologico che guarda nel corpo, si può incrementare la ragionevole certezza che il tuo viaggio non sia l’ultimo della vita?&lt;br /&gt;Del resto, la riservatezza dei passeggeri costretti loro malgrado a passare sotto i raggi del body scanner è solo il ricordo sbiadito di un’epoca tramontata. La carta di credito con cui si è acquistato elettronicamente il biglietto ha già segnalato l’itinerario del passeggero. Mail e sms che confermano prenotazioni, orari e alloggio sono nella piena disponibilità del Grande Occhio che scruta ogni movimento dei cittadini. Il telepass avrà già indicato gli spostamenti autostradali. I tabulati telefonici hanno già fissato frequenza, sequenza e durata delle chiamate in entrata e in uscita. Le telecamere fisse hanno già archiviato il passaggio lungo le strade cittadine. Un satellite di Google potrà aver già raggiunto chiunque con millimetrica precisione. Le smart card dei supermercati hanno già messo a disposizione del Grande Occhio informazioni dettagliate sui cibi comperati regolarmente, tipi di dentifricio, detersivi, marche di liquori, ingredienti per la colazione. Le banche dati hanno già svelato ogni movimento bancario, versamento, bonifico, prelievo.&lt;br /&gt;Se non è il corpo fisico a essere stato frugato, scrutato, osservato, è pur sempre l’insieme dei comportamenti di un individuo che non conosce più privatezza, segretezza, riserbo, pudore. Prigionieri della trasparenza universale, vittime e bersagli di una visibilità illimitata che ha già provveduto a polverizzare ogni barriera che separi il pubblico dal privato, i passeggeri che dovranno essere sottoposti all’intrusione degli aeroporti avranno già fornito alle pubbliche autorità informazioni molto più dettagliate su di sé. E senza che le proteste per l’intollerabile violazione della privacy abbiano avuto la minima eco. Ciò che nella vita ordinaria viene accettato e interiorizzato come costo inevitabile della vita personale e sociale, diventa in un luogo sempre più esposto alle scorribande di malintenzionati qualcosa che offende addirittura, come è stato detto, la dignità umana. L’invasione nella sfera dei comportamenti, delle abitudini, degli stili di vita, dei consumi, delle frequentazioni, dei rapporti umani, della vita familiare non appare come un attentato a qualcosa la cui salvaguardia un tempo appariva sacra e imprescindibile. Una radiografia compiuta con scopi difficilmente contestabili appare invece oltraggiosa e intollerabilmente invasiva. La vita privata è già scomparsa, ma è nata una società un po’ schizofrenica, che accetta rassegnata l’ineluttabile, ma rifiuta una semplice opportunità per viaggiare (un po') più sicuri. E non è nemmeno la trama di «Vedo nudo ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/pierluigi_battista.shtml"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Pierluigi Battista&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6060360124324496564?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6060360124324496564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6060360124324496564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6060360124324496564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6060360124324496564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/lipocrisia-di-chi-invoca-la-privacy.html' title='L&apos;ipocrisia di chi invoca la privacy'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XEA0RoF4I/AAAAAAAAAfo/kicQ83FYVxs/s72-c/backscatter-400x331.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-308691642211541570</id><published>2010-01-07T12:11:00.001+01:00</published><updated>2010-01-07T12:15:44.265+01:00</updated><title type='text'>Change?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XCGEHOgMI/AAAAAAAAAfg/xoaQYyscj8M/s1600-h/Change.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423954735676686530" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 302px; CURSOR: hand; HEIGHT: 344px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XCGEHOgMI/AAAAAAAAAfg/xoaQYyscj8M/s400/Change.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Obama, sogni e realtà&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a onclick="javascript:window.open('/cmstp/rubriche/stampa.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6822','print','scrollbars=yes,resizable=yes,width=550,height=600');" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6822&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onclick="javascript:window.open('/cmstp/rubriche/posta.asp?indirizzo=%2F%5Fweb%2Fcmstp%2FtmplRubriche%2Feditoriali%2FgEditoriali%2Easp%3FID%5Fblog%3D25%26ID%5Farticolo%3D6822%26ID%5Fsezione%3D%26sezione%3D','mail','scrollbars=no,resizable=yes,width=350,height=350');" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6822&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/_servizi/piuvisti/piuvistigied.asp"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6822&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;da La Stampa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con la fine dei cosiddetti «anni zero» il primo decennio del XXI secolo ci appare segnato in profondità, quasi dall’inizio alla fine, dall’incubo e timor panico scatenati dal terrorismo islamico principalmente in America e poi nel mondo che, in ampio senso storico, potremmo definire occidentale o cristiano. Ma vorrei circoscrivere il discorso ai fatti incalzanti che, dagli ultimi giorni di dicembre, irretiscono il governo e la società degli Stati Uniti.La grande paura, che paralizzò l’America nel fatidico 11 settembre, spingendo l’amministrazione Bush alla guerra di ritorsione in Afghanistan e alla disastrata guerra preventiva in Iraq, è tornata a flagellare il Natale del 2009 provocando, all’incirca, lo stesso scenario di psicosi che seguì il tragico e riuscito attentato del 2001. Paralisi e blocchi degli aeroporti, fuorvianti allarmi bomba dalla East Coast e perfino dalla California, panico negli stati maggiori dell’amministrazione Obama, messa in cantiere di misure straordinarie di sicurezza e di controllo tecnologico, come i «full body scanners», mai adottati fino ad oggi. Le immagini arrivate da Newark, le riunioni d’emergenza nella Situation Room della Casa Bianca, il linguaggio eccezionalmente alterato e incupito del presidente, ci hanno trasmesso l’atmosfera di un Paese spaventato. Un Paese non si sa se in stato d’assedio o di guerra. Per di più, non tanto sullo sfondo, il fantasma di un possibile coinvolgimento bellico nei deserti rocciosi dello Yemen, santuari inviolati di Al Qaeda, non più guidata dal guerrafondaio Bush ma minacciata addirittura da un Nobel per la pace. Nel frattempo, indicati dalle allusioni dello stesso Obama o dalle parole dei suoi consiglieri e ministri, la lista dei Paesi «in sospetto», i cui cittadini in volo per gli Usa verranno sottoposti a controlli rigidissmi, si è allungata dall’Iran al Sudan, dalla Siria allo Yemen, dal Pakistan alla Nigeria. Tutte queste contromisure sono state inoltre appesantite, sul piano psicologico, dal fatto di essere state prese dopo un attentato virtuale, non consumato, che avrebbe potuto provocare la tragedia se il marchingegno distruttivo, nascosto negli indumenti intimi del mancato suicida nigeriano, fosse effettivamente esploso. Niente di lontanamente simile a quanto accadde con il crollo delle due torri di New York. Ma il temibile disvalore aggiunto, se vogliamo chiamarlo così, delle guerre asimmetriche escogitate dalla strategia nichilista di Al Qaeda, è che esse funzionano anche nei casi in cui materialmente falliscono: non producono strage, ma, rasentandola, provocano la ripetizione di una nevrosi di massa evocante stragi già patite e mai dimenticate. Nel recentissimo caso, come vediamo, non s’è ripetuta per fortuna sull’aereo in discesa sul suolo americano una replica minore dell’11 settembre; si è ripetuto, invece, un rilancio maggiore e più esteso delle difese immunitarie di una superpotenza che si sente in guerra con un nemico inafferrabile.È iniziata così la giostra delle opinioni, fra coloro che approvano le misure più dure dell’amministrazione democratica e quelli che le disapprovano perché lesive dei diritti civili e, quindi, contrarie alle speranze suscitate dallo stesso Obama al principio del mandato presidenziale. Sia gli uni che gli altri hanno cominciato a domandarsi se già esista o non esista ancora, dopo un anno di politica estera ondivaga, piena di colpi alterni o simultanei al cerchio e alla botte, una credibile «dottrina Obama» in campo internazionale. Per molti, la prova del nove delle intenzioni del neopresidente avrebbe dovuto essere Guantanamo. Obama non ha soddisfatto né i sostenitori liberal, che ne aspettavano la chiusura definitiva, né tanto meno i critici conservatori che non hanno approvato le sporadiche liberazioni, con il contagocce, dei prigionieri qaedisti. Oramai Guantanamo, chiusa per due terzi e semiaperta per un terzo, resta una spina nel fianco della diplomazia ammiccante di Obama e quasi un simbolo tangibile delle incertezze della sua poco efficace politica estera. Quando egli afferma: «Colpiremo al Qaeda ovunque, ma anche svuoteremo Guantanamo», fa venire a mente, per modo di dire, la nota circonlocuzione veltroniana elevata all’ennesima potenza. Fatto è che ora, meno che mai, Obama sarà in grado di poter mantenere, entro la scadenza annunciata del 22 gennaio, la più diffusa e proclamata delle sue promesse: i qaedisti yemeniti, liberati dal carcere e rientrati in patria, si sono rimessi subito al servizio delle piazze d’armi terroristiche proliferanti in basi che sfuggono alla presa di un governo «filoamericano» nepotistico e corrotto. Gli stessi che forse hanno addestrato, senza molto profitto, il kamikaze in volo da Amsterdam a Detroit.La verità è che la forza ostinata e insieme imprevedibile degli eventi, a cominciare dalle nevrosi che la guerra asimmetrica produce nelle nazioni più esposte all’odio dei fondamentalisti, sta imponendo a Obama una graduale revisione delle sue buone ma spesso semplicistiche opinioni sulla complessità del mondo contemporaneo. Egli non può essere più quello che avrebbe desiderato essere: un riformatore liberal della repubblica imperiale degli Stati Uniti. Ne è anche l’erede. Per ora una «dottrina Obama» non esiste. È in corso semmai, forzata dagli eventi, la ricerca da parte di Obama di un compromesso possibile tra sue idee originarie e le sue tremende responsabilità di curatore di una vulnerabile eredità imperiale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Enzo Bettiza&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-308691642211541570?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/308691642211541570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=308691642211541570' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/308691642211541570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/308691642211541570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/change.html' title='Change?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0XCGEHOgMI/AAAAAAAAAfg/xoaQYyscj8M/s72-c/Change.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-7199030514689922367</id><published>2010-01-04T15:08:00.004+01:00</published><updated>2010-01-04T15:15:38.984+01:00</updated><title type='text'>Il terzo fronte?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0H3UAHW8EI/AAAAAAAAAfY/8zBw14lLFiY/s1600-h/Petraeus_Obama.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422887349331095618" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 204px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0H3UAHW8EI/AAAAAAAAAfY/8zBw14lLFiY/s400/Petraeus_Obama.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Venti di guerra nel Golfo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6812&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;da La Stampa&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Venti di guerra nel Golfo di Aden: il traballante Stato dello Yemen, appollaiato fra Africa e Asia, è teatro di due conflitti sovrapposti che sommano i principali attori della lunga guerra al terrorismo che ha segnato la prima decade del secolo.Il primo conflitto è quello che oppone il governo di Sana’a ad «Al Qaeda nella Penisola Arabica», le cellule jihadiste che hanno le roccaforti nelle province di Shabwa, Marif e Jouf da dove hanno pianificato e rivendicato la fallita strage di Natale sui cieli di Detroit con un’aperta dichiarazione di guerra all’America di Barack Obama.L’evacuazione decisa dai governi di Washington e Londra delle rispettive ambasciate nello Yemen «nel timore di attentati» coincide con una escalation di mosse da parte dei due alleati atlantici: in primis, la scelta di addestrare, armare e finanziare una «forza di controterrorismo» yemenita da schierare in tempi stretti. Poi l’annuncio di una conferenza internazionale il 28 gennaio a Londra fra tutte le nazioni «preoccupate per l’affermarsi dell’estremismo in Yemen», la tappa a Sana’a del generale David Petraeus comandante delle truppe Usa in Medio Oriente e lo spostamento verso il Golfo di Aden di un numero imprecisato di unità della Quinta Flotta di base nel Bahrein. Obama e il premier britannico Gordon Brown stanno chiedendo al presidente Ali Abdallah Saleh di lanciare un’ampia offensiva, aerea e terrestre, nelle tre province remote e montagnose, garantendogli una forte copertura politica internazionale e anche il massiccio sostegno di intelligence, droni e forze speciali per ripetere su vasta scala quanto avvenuto il 17 e 24 dicembre scorsi, allorché una trentina di militanti jihadisti sono stati eliminati grazie a due blitz yemeniti guidati a distanza dalla «war room» di Petraeus a Tampa. Se Saleh accetterà la richiesta angloamericana porterà alle estreme conseguenze la scelta filo-occidentale compiuta dopo l’11 settembre 2001, se invece ammetterà di non avere la forza necessaria per esercitare la sovranità nelle aree del territorio nazionale infestate da Al Qaeda potrebbero essere le forze speciali alleate a entrare direttamente in azione. Lo schema in questo caso potrebbe essere quello visto all’opera a metà settembre in Somalia, quando sei elicotteri e una trentina di soldati scelti americani piombarono dal nulla e in pieno giorno su un convoglio di jihadisti nel distretto di Barawe, a 250 km da Mogadiscio, eliminando Saleh Ali Saleh Nabhan, il colonnello dei miliziani sunniti shebaab che firmò gli attacchi terroristici agli hotel di Mombasa nel 2002. Petraeus considera Somalia e Yemen un unico teatro tattico perché il nemico è lo stesso: le cellule di Al Qaeda fuggite dall’Afghanistan, insediatesi in aree che sfuggono al controllo dei governi, finanziate con i proventi della pirateria e dei rapimenti, e posizionate in una zona strategica che fa del Golfo di Aden l’anello di congiunzione fra le operazioni dei jihadisti egiziani, sauditi e del Sahel.Ma non è tutto. A rendere ancor più esplosiva la miscela yemenita - e a complicare tanto i piani militari di Petraeus che la scelta politica di Saleh - c’è il fatto che è simultaneamente in atto un secondo conflitto. Si svolge nelle province settentrionali e ha per protagonisti i ribelli Houti, ovvero le tribù sciite separatiste finanziate da Teheran e addestrate dai pasdaran nell’intento di trasformarle in una ripetizione locale degli Hezbollah libanesi. Lo scorso 20 ottobre Alì Khamenei, Leader Supremo della Repubblica Islamica, lodò in una lettera autografa i comandanti pasdaran per l’operazione «Yemen Khosh Hal» (Gioia dello Yemen) ovvero «l’addestramento degli sciiti, la fornitura delle armi che gli servono, l’impegno diretto in combattimento e il sostegno dell’intelligence». Alcune navi della Quarta Flotta iraniana, fra cui la «Salaban» e la «Khareq», sono entrate nel Golfo di Aden per sostenere i ribelli Houthi e il timore dell’esportazione della rivoluzione iraniana nella Penisola Arabica ha spinto l’aviazione saudita a entrare in azione, bombardando a più riprese le milizie sciite dentro il territorio yemenita con l’avallo di Sana’a. Per Yahya Salih, capo dell’antiterrorismo dello Yemen, Teheran sta conducendo attraverso gli Houthi una «guerra per procura» che punta a indebolire sauditi e yemeniti, due dei più solidi alleati di Washington.Da qui la realtà di una Repubblica dello Yemen con i propri scarsi e male armati contingenti stretti fra due fuochi, i jihadisti sunniti di Al Qaeda e i fondamentalisti sciiti filo-Teheran, che hanno il comune interesse di rovesciare il presidente Saleh per perseguire gli opposti disegni egemonici regionali. E’ questo scenario che spiega la necessità da parte di Obama e Brown di prendere in esame il possibile ricorso a ogni opzione prevista dall’arsenale dell’antiterrorismo. Incluso l’uso della forza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Maurizio Molinari&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-7199030514689922367?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/7199030514689922367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=7199030514689922367' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7199030514689922367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7199030514689922367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/il-terzo-fronte.html' title='Il terzo fronte?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0H3UAHW8EI/AAAAAAAAAfY/8zBw14lLFiY/s72-c/Petraeus_Obama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-5138414683652527585</id><published>2010-01-04T14:47:00.003+01:00</published><updated>2010-01-04T14:54:05.958+01:00</updated><title type='text'>Finalmente un articolo bello e obiettivo su Gitmo!</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0HypzVsSCI/AAAAAAAAAfI/DGqXUIn5OYE/s1600-h/guantanamo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422882226300536866" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 209px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0HypzVsSCI/AAAAAAAAAfI/DGqXUIn5OYE/s320/guantanamo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Guantanamo. Gli ultimi prigionieri&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da Repubblica&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;GUANTANAMO BAY Le gabbie all' aria aperta sono mezze arrugginite, arbusti e piante tropicali si intrecciano tra i fili di metallo e quelli spinati, l' erba alta nasconde i " banana rats ", roditori grandi come gatti, che l' hanno elette a loro tana. "Camp X-Ray" é stato chiuso nell' aprile 2002, ma le foto di quelle gabbie, dei detenuti con le tute arancioni, le mani ammanettate e i piedi incatenati sotto il cocente sole dei Caraibi, hanno segnato per sempre la storia del più famoso carcere nella guerra al terrorismo. «Ogni volta che si parla di Guantanamo quelle foto vengono ripubblicate anche se sono passati quasi otto anni - stigmatizza il sergente della Us Navy come vengono trattati i detenuti lo potete vedere da soli». L' anno che verrà il campo di detenzione nella base navale americana a Cuba, che negli anni ha accolto circa ottocento detenuti tra capi di Al Qaeda, bassa manovalanza del terrorismo, Taliban catturati nelle battaglie in Afghanistane qualche innocente finito qui senza sapere perché, verrà smantellato. «Chiuderemo Guantanamo il 22 gennaio del 2010», aveva promesso Barack Obama il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, ma un mese fa il presidente americano si é dovuto rimangiare la parola data. Troppi i problemi ancora aperti, problemi legali (quali e quanti detenuti possono essere trasferiti e giudicati dai tribunali Usa) e logistici (chi puó essere liberato o inviato nei paesi di provenienza). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«Si ricordi: niente foto che possano far riconoscere detenuti o guardie, niente volti, niente profili, nessuna parola con i prigionieri, silenzio assoluto durante le loro preghiere. E appena entrato nasconda il badge di accredito, nessuno qui deve sapere il suo nome». L' ufficiale all' ingresso di Camp Delta, la grande porta blindata con attorno mura di cemento armato e le classiche torrette di controllo, ripete in modo cortese le procedure in vigore all' interno dei campi di detenzione. Dopo la chiusura delle gabbie di Camp XRay nel corso degli anni ne sono stati costruiti sei. I campi 1, 2 e 3 oggi sono vuoti,i 210 detenuti ancora a Guantanamo vivono nei campi 4, 5 e 6. In realtá c' é anche Camp Seven, quello dove sono prigionieri gli "operativi di Al Qaeda", i leader dell' organizzazione terroristica. È il segreto meglio custodito di Guantanamo, nessuno sa dove sia, neanche militari e guardie (tranne quelli coinvolti direttamente nella custodia) e l' unica certezza, come spiega sorridendo una militare della Navy, «é che da qualsiasi punto di Camp Delta non puó essere distante più di 45 miglia» (l' estensione massima della base navale). Nessuno sa dove sia, nessuno puó dire esattamente quanti terroristi vi siano detenuti («massimo una decina») né i loro nomi. Eppure l' ordine di trasferimento del detenuto più famoso - Khalid Sheikh Mohammed, il luogotenente di Bin Laden che ha preparato gli attacchi dell' 11 settembre -é stato attaccato in tuttii campie lui stesso é stato già informato: lo processeranno a New York, a poche centinaia di metri dalle rovine del World Trade Center. A Camp 4 vengono detenuti i prigionieri più tranquilli, quelli che rispettano tutte le regolee che hanno i massimi benefici: venti ore d' aria al giorno, campi di pallavolo e calcetto, una stanza dove possono guardare la tv satellitare, la biblioteca, celle individuali, una vita in comune. Li vediamo, tutti vestiti tutti di bianco, mentre negli spazi all' aperto giocano a calcio balilla, leggono, stendono ad asciugare i panni, usano gli attrezzi per il fitness. Parlano tra loro in arabo, ogni tanto si rivolgono alle guardie in inglese. Alle cinque di mattina da una torretta li osserviamo nella prima delle quattro preghiere quotidiane. Una lunga fila di figure bianche che si inginocchiano, lo sguardo in direzione La Mecca. Anche chi religioso noné («ce ne sono», confermano le guardie), si adegua, per conformismo o semplice paura. «Il settanta per cento dei detenuti stanno quia Camp4- dice il responsabile del campo quasi tutti parlano un buon inglese, per chi vuole ci sono anche classi di lingua dove perfezionarlo». Nella stanza della tv lo schermo é acceso, possono entrarci in venticinque alla volta, i canali sono tutti arabi, da Al Jazeera alla tv delle Yemen: «Le più seguite sono le partite di calcio, a volte le registriamo anche da altri canali, i film di Jackie Chan. Le news? Sì le ascoltano, ovviamente quando si parla di Guantanamo, della guerra in Afghanistan o in Iraq c' é la massima attenzione». Poco distante le sale della biblioteca hanno gli scaffali pieni di libri, tra i romanzi i più gettonati in questo momento sono quelli di Agata Christie, ma vengono letti molto anche i libri religiosi sull' Islam. Un' ala a parte é occupata dall' ospedale. Le cure più richieste sono per traumi, strappi e incidenti vari durante le partite di calcio ma l' equipe di medici militari («siamo prima di tutto medici», tengono a precisare) é pronta ad ogni evenienza e ad interventi anche complicati. Se c' é uno sciopero della fame, e ce ne sono sempre, é attivo un reparto speciale dovei detenutia rischio vengono alimentati a forza. Infine la cucina dove una signora di origine cinese da sette anni é responsabile dell' alimentazione: sei diete differenti,a base di carne, di pesce, vegetariana, che i detenuti possono scegliere con un anticipo di due settimane e di cui lei va molto orgogliosa. Il Camp 6 é il più moderno, finito di costruire nel 2006 é l' esatta replica di un carcere di massima sicurezza dell' Indiana. E' una sorta di campo intermedio dove transitano per un periodo i detenuti che arrivano da Camp 5, il carcere dove finiscono i detenuti «che hanno creato problemi»: quelli che tirano le feci addosso alle guardie («succede ogni giorno»), che «non seguono le regole e possono essere un pericolo per gli altri», i duri di Guantanamo. «Per alcuni di loro stare nel Camp5é uno status, vogliono far sapere agli altri e al mondo esterno che loro non si piegano», spiega il colonnello Bruce E. Vargo, che in quanto comandante del Joint Detention Groupéa contatto quotidiano con i detenuti. Qui le ore d' aria sono solo tre al giorno, le celle sono all' interno di stanzoni in cui si possono tenere d' occhio i detenuti senza essere visti, qui si possono ascoltare gli insulti all' indirizzo della guardie militari (soprattutto se sono donne) e i desideri di vendetta («appena libero torno ad ammazzarvi sporchi americani»). «Il regime duro é una loro scelta, tutti sanno che volendo possono andare a Camp 4. Le guardie? Si comportano in modo assolutamente professionale, anche quelli che hanno avuto parenti morti alle Twin Towers». Sono ancora in 210 i dannati di Guantanamo. L' ultimo a lasciare la base é stato mercoledì notte Fouad al Rabiah, un kuwaitiano detenuto per quasi otto anni, dopo che un giudice federale ha ordinato la sua liberazione perché le sue confessioni, ottenute con «interrogatori duri», non sono credibili. Per i suoi avvocati si é trattato di uno scambio di persone, l' uomo accusato dagli americani di finanziare Al Qaeda e di aiutare le milizie Taliban a Tora Bora non era lui. Molti altri saranno presto liberati, secondo il capo del Pentagono Robert Gates già 116 sono stati identificati come "trasferibili" in altri paesi, un paio, o forse più, potrebbero arrivare in Italia. Per qualcuno di loro vorrà dire libertà, altri torneranno a combattere, per altri ancora significherà un nuovo carcere nel paese di origine o, peggio, finire nelle celle di servizi segreti poco raccomandabili. Le voci che filtrano da Camp Delta attraverso guardie e avvocati raccontano di detenuti preoccupati. Non é detto che per tutti il futuro sia migliore di Guantanamo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alberto Flores D'Arcais&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-5138414683652527585?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/5138414683652527585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=5138414683652527585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5138414683652527585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5138414683652527585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/finalmente-un-articolo-bello-e.html' title='Finalmente un articolo bello e obiettivo su Gitmo!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0HypzVsSCI/AAAAAAAAAfI/DGqXUIn5OYE/s72-c/guantanamo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2708069749535002314</id><published>2010-01-04T09:24:00.006+01:00</published><updated>2010-01-04T09:37:55.131+01:00</updated><title type='text'>Anche Bush meritava il Nobel per la pace!</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/camillo"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5422799144036732418" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 316px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0GnFxyaDgI/AAAAAAAAAfA/uDWatMg825Q/s400/obama-bush-hug.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 4 gennaio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Il Foglio.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il presidente di guerra un anno dopo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;New York. Il nuovo anno di Barack Obama non si è aperto sotto i migliori auspici, per un presidente che il mondo credeva potesse portare pace, armonia e serenità per il solo fatto di non chiamarsi George W. Bush. In pochi giorni un terrorista islamico è stato fermato prima che si facesse esplodere a bordo di un aereo sopra il cielo di Detroit e otto agenti della Cia sono stati uccisi in Afghanistan da un kamikaze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I missili americani hanno ricominciato a colpire a ripetizione il Pakistan e il loro raggio d’azione ha già raggiunto lo Yemen, lo stato arabo che assieme alla Somalia è il terzo fronte della guerra al terrorismo. Obama aveva cominciato la sua presidenza evitando di usare il linguaggio post 11 settembre di Bush. La frase “war on terror” è stata bandita dal lessico di Washington. Così come “jihadismo” e “terrorismo islamico”, sostituiti con un generico “estremismo” oppure con l’orwelliano neologismo “man-caused disaster”, disastri causati dall’uomo. Gli interventi militari all’estero sono diventati “overseas contingency operation”, operazioni impreviste oltremare. Lo stesso Obama ha invitato a non giungere a conclusioni affrettate, quando un maggiore dell’esercito americano ha fatto una strage di commilitoni urlando Allah Akbar nella base di Fort Hood. L’ideologia del politicamente corretto – secondo cui basta negare la realtà e cambiarle semplicemente nome per scongiurare i suoi pericoli – sembrava aver preso il sopravvento rispetto ai bellicosi toni di Bush, Cheney e Rumsfeld.Questo però era soltanto un aspetto della prima fase della presidenza Obama. Dietro la retorica buonista volta a differenziarlo dal suo predecessore, Obama ha sempre agito da comandante in capo di una nazione in guerra, confermando il capo del Pentagono e i generali di Bush. Non ha ritirato i soldati dall’Iraq, li ha triplicati in Afghanistan e ha esteso il conflitto al Pakistan, allo Yemen e alla Somalia. Al Congresso ha comunicato di avere il potere di avviare operazioni militari “in vari luoghi in giro per il mondo”. La Cia continua a servirsi delle rendition, i sequestri di terroristi in paesi stranieri, e ha ampliato il carcere di Bagram che da anni ha sostituito Gitmo. Il famigerato Patriot Act è stato riconfermato e il bilancio del Pentagono è più grande di quelli di Bush. Obama ha fatto qualche concessione alla sua immagine di uomo del cambiamento, ma per il momento sono solo annunci: le accuse di torture continuano, Guantanamo è ancora aperto e non chiuderà prima di un altro anno, se mai chiuderà. Ci vorranno ancora mesi per il processo penale ordinario all’architetto dell’11 settembre. Obama ha già detto che si aspetta la pena di morte e che il terrorista tornerà in cella, in caso di assoluzione. I tribunali militari di Bush sono rimasti, così come il diritto di dichiarare “nemici combattenti” i detenuti e di tenerli in galera a tempo indeterminato e senza processo. La continuità con Bush è diventata palese, ormai anche sotto l’aspetto retorico. L’illusione iniziale è finita. Washington ora è tornata ad ammettere che l’America è in guerra e, alla cerimonia del Nobel, Obama ha fatto l’elogio della guerra giusta, ha riconosciuto che nel mondo esiste il male e ha ribadito che compito del suo paese è quello di battersi per estirparlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/10"&gt;&lt;span style="color:#330033;"&gt;di Christian Rocca&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2708069749535002314?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2708069749535002314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2708069749535002314' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2708069749535002314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2708069749535002314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/anche-bush-meritava-il-nobel-per-la.html' title='Anche Bush meritava il Nobel per la pace!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/S0GnFxyaDgI/AAAAAAAAAfA/uDWatMg825Q/s72-c/obama-bush-hug.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4886273402881022286</id><published>2010-01-04T09:17:00.000+01:00</published><updated>2010-01-04T09:18:41.367+01:00</updated><title type='text'>Tremonti uomo dell'anno</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/personaggi-economia-premiati.shtml?uuid=38ab9fb0-f564-11de-8053-9bb06687e217&amp;amp;DocRulesView=Libero"&gt;Dieci protagonisti per l'Italia: l'uomo dell'anno è Tremonti&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt; &lt;h6&gt; &lt;/h6&gt; &lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Le firme del Sole 24 Ore hanno discusso per scegliere la persona dell'anno 2009 nell'economia italiana. Tanti nomi vagliati, tutti autorevoli e sostenuti da eccellenti ragioni. L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne che ha rilanciato il marchio, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, prima donna nel ruolo giusto durante la crisi, il governatore di Bankitalia Mario Draghi e altri. Alla fine la scelta - per i motivi che leggete in questa pagina - è caduta sul ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Accanto ai leader del 2009 e ai loro piani per il 2010, abbiamo selezionato le imprese italiane, note e start up, che hanno brillato. Il professor Marco Fortis ha spiegato sul Sole perché le nostre aziende sanno battersi con successo nel mondo e il guru del Financial Times Martin Wolf ha scritto ieri che Usa e Regno Unito ci invidiano questo network produttivo. Grazie a queste personalità, e a questi brand, l'Italia può guardare con fiducia al 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/tremonti-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;1) L'uomo dell'anno è Giulio Tremonti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il ministro dell'Economia ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi&lt;br /&gt;È Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, l'uomo dell'anno economico italiano 2009, secondo il panel del Sole 24 Ore. Nato a Sondrio nel 1947, professore all'università di Pavia, autore di best seller critici sulla globalizzazione e il "mercatismo", capace di passare le notti sui saggi della New York Review of Books, discutere a brutto muso alla Bocconi con gli economisti Monti e Tabellini, amato, rispettato, criticato, temuto ma alla fine eletto al quinto posto dei ministri economici europei dal Financial Times. Nella crisi più grave dal '29 Tremonti ha accentrato nelle sue mani il timone economico, spesso scontrandosi con i colleghi di governo. Recuperando circa 95 miliardi di euro con lo scudo fiscale (coadiuvato dall'inesauribile direttore delle entrate Attilio Befera), misura lodata da Le Monde, blindando la Finanziaria, non cedendo sulle richieste di spesa, Tremonti ha dato, nel caos politico, almeno un punto di riferimento chiaro. Il suo stile alla Mourinho può non piacere, troppo solitario, la competenza screziata dal narcisismo, qualche litigio superfluo: ma amici e nemici sanno sempre qual è la direzione e, in un'Italia che non sta guadagnando punti nel mondo, Tremonti è rispettato dai colleghi europei e americani. Aver fatto doppiare il capo più insidioso della crisi mondiale al nostro paese gli merita la nostra scelta di uomo del 2009. Nel 2010 lo attendono nuove sfide, politiche e personali. Contribuire in prima persona al clima di dialogo che inneschi le cruciali riforme economiche. Passare dal rigore ferreo del 2009 a una linea di sviluppo, sostegno, innovazione e investimenti per le aziende che, concordata in una pax bancaria e istituzionale vera, possa avviare per l'Italia l'uscita dalla crisi sì, ma anche dal formidabile ristagno del passato. Un Tremonti maturato al ruolo di statista, capace di ascoltare le critiche non come polemica sterile ma come dibattito intellettuale, il Tremonti che sa presiedere, per esempio, con eccellenza l'Istituto Aspen, senza più attriti, può ridare fiducia ai marchi, velocizzare le start up, creare con le istituzioni, le banche, i laboratori, le imprese e le università un network italiano che recuperi il passo perduto nella crisi e confermi il nostro paese leader nel XXI secolo. È questo il nostro augurio 2010, complimentandoci intanto con Giulio Tremonti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/marchionne-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;2) Sergio Marchionne&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;57 anni&lt;br /&gt;Amministratore delegato Fiat&lt;br /&gt;Ha rilanciato la Fiat dandole concrete possibilità di giocare un ruolo da protagonista nel mercato dell'auto. Il colpo da maestro è lo sbarco negli Stati Uniti&lt;br /&gt;Una Ferrari l'ha sfasciata in autostrada, ma la Fiat l'ha riportata negli Stati Uniti, meritandosi l'elogio di Obama e facendo della sfortunata Chrysler una caravella per far sbarcare ancora Torino a Detroit. L'uomo del pullover, un italiano della diaspora con il papà carabiniere, un leader che ha messo ordine nel caos della grande industria ma senza faide e personalismi, coordinandosi con i leader storici come Gianluigi Gabetti e l'erede di Gianni Agnelli, John Elkann. Il 2010 si attende da Marchionne risanamento in Italia (senza inciampare su Termini) e una Fiat multinazionale e «verde» che ripeta le glorie degli anni del boom economico.&lt;br /&gt;Una Ferrari l'ha sfasciata in autostrada, ma la Fiat l'ha riportata negli Stati Uniti, meritandosi l'elogio di Obama e facendo della sfortunata Chrysler una caravella per far sbarcare ancora Torino a Detroit. L'uomo del pullover, un italiano della diaspora con il papà carabiniere, un leader che ha messo ordine nel caos della grande industria ma senza faide e personalismi, coordinandosi con i leader storici come Gianluigi Gabetti e l'erede di Gianni Agnelli, John Elkann. Il 2010 si attende da Marchionne risanamento in Italia (senza inciampare su Termini) e una Fiat multinazionale e «verde» che ripeta le glorie degli anni del boom economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/marcegaglia-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;3) Emma Marcegaglia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;44 anni&lt;br /&gt;Presidente Confindustria&lt;br /&gt;Per aver risposto all'impegno di guidare Confindustria durante la crisi con disciplina e innovazione e aver chiesto con determinazione impegni «veri» al governo&lt;br /&gt;Gli industriali italiani hanno assegnato la responsabilità di presidente di Confindustria a una donna, Emma Marcegaglia, all'alba della crisi più feroce dal '29. E Marcegaglia ha reagito all'impegno con disciplina e innovazione, alla testa di un'associazione che raccoglie ora i giganti dell'energia e delle aziende ex pubbliche accanto al sistema nervoso di 5 milioni di piccole imprese. Severa nel richiedere al governo impegni «veri» quando ci si limitava a parlare, nel dibattere con le banche per evitare il credit crunch, elogiata dalla stampa anglosassone, Marcegaglia è attesa ora dal 2010 centenario di Confindustria per confermare l'associazione come fulcro dell'innovazione italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/draghi-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;4) Mario Draghi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;62 anni&lt;br /&gt;Governatore Banca d'Italia&lt;br /&gt;Per essere esempio di serietà nel paese e simbolo di credibilità all'estero. Senza cedere mai al populismo anti-bancario o ai corteggiamenti della politica&lt;br /&gt;Accelerando a fine 2009 nella corsa alla presidenza Bce, Mario Draghi ha rafforzato la sua immagine internazionale di leader del Financial Stability Board. Il suo recente tour europeo ha presentato un manifesto completo ed equilibrato. Una sobria strigliata ai banchieri della City ha innovato la lettura della crisi e dei suoi sbocchi. E ha fatto capire ai mercati che Draghi non scherza affatto. Senza entrare nelle camarille politiche né cedere al populismo «antibanca», Draghi ha però parlato con rigore di regole e innovazione, come un «Napolitano dell'economia». Esempio di serietà in un paese confuso, capace di critiche allo status quo e di proporre progetti innovativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/banche-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;5) La banca italiana&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Per aver creato una rete di sostegno che ha permesso di superare la crisi e per aver capito che una pax bancaria con il ministro Tremonti è necessaria per la ripresa&lt;br /&gt;Non sono state stagioni facili per i banchieri, ovunque nel mondo. Ma mentre nomi gloriosi della finanza crollavano come castelli di carte, le «banche italiane» che qui riconosciamo globalmente come leader del 2009 hanno tenuto. Passera, Profumo, Geronzi, Nagel, Pagliaro e tanti altri - storie, curriculum e visioni diverse - hanno creato una rete di sostegno carente in altre realtà. Pur tra errori e deviazioni, reggendo a una campagna populista «dalli alle banche», ritessendo una pax bancaria con Tremonti, i «banchieri italiani», forti del risparmio nazionale, possono impegnarsi ora nella ripresa 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/saviano-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;6) Roberto Saviano&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;30 anni&lt;br /&gt;Scrittore, autore di «Gomorra»&lt;br /&gt;Per aver lodato l'impegno del mondo dell'industria nella lotta alla criminalità organizzata, rinforzando l'idea di un meridione del futuro libero dalle mafie&lt;br /&gt;In una recente intervista a Panorama lo scrittore Roberto Saviano ha lodato l'impegno di Confindustria contro la criminalità organizzata al Sud: lo segnaliamo dunque tra gli uomini dell'economia 2009 come simbolo di un Mezzogiorno che sa che, senza legalità, non ci sarà ripresa. Leader come Ivan Lo Bello, Antonello Montante, Cristiana Coppola lavorano per un'industria che porti al Sud benessere e circolo virtuoso di lavoro e professioni, togliendo consenso sociale a mafie e camorre. Primo critico della mafia globalizzata, Saviano è per tanti giovani la prova che il Meridione del futuro s'è liberato da Cosa Nostra. E nel mondo «il caso Saviano» prova che questo futuro è già il presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/terruzzi-logo-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;7) Astorre Terruzzi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Presidente Terruzzi Fercalx&lt;br /&gt;Per essere modello vincente di azienda di medie dimensioni che osa una grande operazione finanziaria all'estero e cerca di conquistarne il mercato dall'interno&lt;br /&gt;Piccoli, lungimiranti e vincenti sullo scenario mondiale. La Terruzzi Fercalx di Spirano, 60 dipendenti e 25 milioni di fatturato, ha lanciato un'Opa sulla Vulcan Engineers (impiantistica industriale), società indiana quotata al Bombay Stock Exchange di Mumbai. È la prima Opa italiana in India. L'azienda bergamasca, guidata da Astorre Terruzzi, progetta e realizza impianti industriali ed esporta l'80% dell'attività: l'operazione, che sarà chiusa l'11 gennaio 2010, è impegnativa ma dimostra grande lungimiranza. L'economia indiana sta crescendo a ritmi vertiginosi e ha sete d'impianti e infrastrutture: con l'Opa Terruzzi Fercalx conquista una posizione di primo piano anche per partecipare ai bandi di gara per le infrastrutture pubbliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/scaroni2-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;8) Paolo Scaroni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;63 anni&lt;br /&gt;Amministratore delegato Eni&lt;br /&gt;Per aver saputo guidare durante un anno difficile per tutta l'industria petrolifera mondiale un'azienda che si conferma macchina da profitti&lt;br /&gt;«Posso tranquillizzare gli investitori: la solidità finanziaria dell'Eni ce l'ho bene in testa e viene prima di qualsiasi cosa». Così Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, ha risposto alle critiche del fondo americano Knight Vinke sulla strategia del gruppo e sulle ultime acquisizioni in Uganda. Scaroni ha dalla sua le cifre. In un anno complesso per l'industria petrolifera mondiale, l'Eni ha rassicurato gli investitori sul dividendo, e ha approvato un rendiconto al 30 settembre che la conferma come una macchina da profitti. I dati in euro dei nove mesi – favoriti da un deprezzamento della divisa europea su quella Usa – evidenziano ricavi per 61,15 miliardi, un utile operativo di 9,6 miliardi e un flusso di cassa di poco inferiore a 9,7 miliardi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/marina-berlusconi-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;9) Marina Berlusconi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;43 anni&lt;br /&gt;Presidente di Fininvest&lt;br /&gt;Per essere veicolo e immagine della industriale di successo all'estero, acclamata mese dopo mese da tutte le più prestigiose testate straniere&lt;br /&gt;L'ultima grande testata internazionale a inserire Marina Berlusconi nell'enclave dei protagonisti del 2009 e tra le donne più potenti del mondo è stato il quotidiano francese Le Figaro, che l'ha definita «una zarina». «Tale padre, tale figlia – ha scritto il quotidiano –. Marina è il ritratto di Silvio Berlusconi. Stessa iperattività, stessa cultura del merito. Un temperamento istintivo e determinato». A 43 anni, Marina Berlusconi è classificata come la donna più potente d'Italia dalla rivista americana Forbes e al 33° posto nel palmares mondiale del potere femminile davanti a protagoniste della politica e dell'economia come Nancy Pelosi, Hillary Clinton e Michelle Obama. Tutto meritato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/de-benedetti-100x100.jpg" vspace="8" align="left" hspace="8" /&gt;&lt;b&gt;10) Carlo De Benedetti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;75 anni&lt;br /&gt;Presidente Gruppo L'Espresso&lt;br /&gt;Per l'impegno con cui sta difendendo il valore economico dell'informazione, diventando il «Murdoch italiano» che studia nuove strade per il futuro dei media&lt;br /&gt;Mentre i giornali languono nel mondo i suoi tengono. Sarà per l'antiberlusconismo militante che ha il suo mercato, sarà per la cura ferrea della signora Mondardini, ma tengono. Il Sole 24 Ore riconosce però in Carlo De Benedetti un leader 2009 per l'impegno con cui sta difendendo il valore economico del contenuto dell'informazione, saccheggiato da troppi siti su internet. Un rischio non solo per gli editori e i giornalisti, ma soprattutto per la democrazia, che non può vivere senza informazione di qualità. Come Murdoch nel mondo anglosassone, De Benedetti sta studiando nuove strade contro i «barbari» del tutto gratis, per valorizzare internet senza uccidere la stampa.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4886273402881022286?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4886273402881022286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4886273402881022286' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4886273402881022286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4886273402881022286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2010/01/tremonti-uomo-dellanno.html' title='Tremonti uomo dell&apos;anno'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3129311847765962882</id><published>2009-12-22T15:42:00.003+01:00</published><updated>2009-12-22T15:53:19.018+01:00</updated><title type='text'>Comunicazione integrata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SzDdS1V-PMI/AAAAAAAAAeo/iZrwn3dqbfA/s1600-h/Moretti%C3%B9.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SzDdS1V-PMI/AAAAAAAAAeo/iZrwn3dqbfA/s400/Moretti%C3%B9.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5418073667353328834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tagliamo il 50% dei treni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_21/moretti_treni_neve_disagi_maltempo_815f53c4-ee3d-11de-9127-00144f02aabc.shtml"&gt;Dal Corriere del 22 dicembre 2009&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Treni e rimborsi, Matteoli ricorre all'Ue &lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;h2 style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;«Chiederò una deroga al regolamento comunitario». Easyjet rende i soldi. Voli speciali di Alitalia&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;b&gt;MILANO &lt;/b&gt;- Il maltempo e le abbondanti nevicate che hanno mandato in tilt i trasporti in quasi tutto il Nord Italia, paralizzando Milano, hanno causato non pochi disagi a moltissimi passeggeri che viaggiano in aereo, treno o in auto. Forti i ritardi accumulati soprattutto sulle rete ferroviaria, mentre è già polemica sui rimborsi dei voli o dei viaggi in treno cancellati o sospesi. &lt;b&gt;Easyjet&lt;/b&gt; ha invitato i clienti che hanno il volo cancellato a non andare neanche in aeroporto e chiedere online il rimborso del biglietto e &lt;b&gt;Alitalia &lt;/b&gt;si è impegnata a riproteggere i passeggeri coinvolti dalle irregolarità dei voli. Al contrario il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli ha escluso al momento la possibilità di rimborsi per i disservizi lungo la linea ferroviaria. «Quando si tratta di calamità come queste non è previsto alcun rimborso» ha spiegato il ministro facendo riferimento alle condizioni meteo che sono causa dei ritardi. «Chiederò all'Unione Europea - ha però aggiunto Matteoli - una deroga al regolamento comunitario in vigore che vieta il rimborso del biglietto ferroviario quando il ritardo o la soppressione dei treni è dovuta, come nella circostanza che ci riguarda, a fatti imponderabili come le avverse condizioni metereologiche che stanno interessando gran parte dell'Italia». Il ministro ha inoltre commentato la frase dell'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ad di Fs Spa Mauro Moretti&lt;/span&gt; che ha invitato i passeggeri a portarsi panini (Altroconsumo dice che è l'Europa a disporre che i panini li deve portare Moretti), acqua e maglioni per i viaggi lunghi. «È una frase sbagliata - ha detto Matteoli -&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Moretti si sa difendere da solo, ma è un uomo sotto stress da giorni e lo siamo un po' tutti&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Può darsi che questo stress abbia portato Moretti a dire questa frase non appropriata&lt;/span&gt;». Contro Matteoli e Moretti si schiera il Codacons che in una nota comunica che ha deciso di tutelare i passeggeri coinvolti nei disagi di queste ore, dando vita ad una protesta organizzata e basata sul Codice Civile. Le associazioni di consumatori criticano la posizione delle Ferrovie e di Matteoli, definendo «inaccettabile» il mancato rimborso per i disservizi. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;b&gt;EASYJET E ALITALIA - &lt;/b&gt;In una nota in cui si scusa per i disagi dovuti al maltempo, la compagnia Easyjet ha consigliato «a tutti i passeggeri di verificare lo stato del proprio volo sul sito www.easyjet.com». Se il volo dovesse essere stato cancellato la compagnia chiede ai passeggeri di non andare in aeroporto e di richiedere il rimborso o il cambio del volo direttamente online». Anche Alitalia si rende disponibile a recuperare il volo: «Tutti i passeggeri in possesso di prenotazione confermata e di biglietto emesso per la date di lunedì e di martedì, da e per gli scali di Linate, Malpensa, Torino, Bologna, Genova e Verona - spiega ancora Alitalia -, potranno beneficiare, fino al 24 dicembre, di riprenotazioni senza penale per voli successivi, modifica di itinerario senza penale o rimborso del biglietto senza penale».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;b&gt;MORETTI - &lt;/b&gt;Quanto ai ritardi accumulati in questi giorni lungo la rete ferroviaria, l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, ha assicurato che la «rete ferroviaria sta funzionando» anche se «con alcuni ritardi, ma ditemi quale Paese - domanda Moretti - non ha ritardi in questo momento». Così «&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;se la gente preferisce che tagliamo il 50% dei treni, lo dica&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non è che tutti i manager dei trasporti europei sono coglioni&lt;/span&gt;: c'è un problema di cause naturali». «Poi se dico alla gente che deve portare le coperte, tutti si mettono a ridere - ha aggiunto Moretti -. Ma se c'è una disalimentazione elettrica e il treno rimane al ghiaccio è bene che la gente si premuri prima. Sono informazioni di servizio». «Le polemiche le faremo dopo. Sulla rete nazionale non c'è alcun blocco, sta funzionando» ha detto ancora Moretti, sottolineando che saranno in circolazione 1.650 treni, «al momento sono 652 quelli in movimento». «L'unica difficoltà l'abbiamo a Genova Brignole, dove c'è una particolare situazione meteo di ghiaccio». Moretti ha anche parlato di Alta Velocità. «Non ci devono essere le parti più deboli che devono essere messe in conflitto - ha detto Moretti - In questi momenti, proprio perchè&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; siamo riusciti a separare alta velocità da linee tradizionali, i treni regionali, anche se con ritardo (trovatemi un Paese dove non ci sono ritardi di ore in questo istante), stanno comunque andando&lt;/span&gt;». Il numero uno di Ferrovie ha quindi ricordato che «siamo partiti con l'alta velocità e abbiamo avuto quattro giorni di difficoltà. Venerdì la puntualità stava migliorando. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È poi caduta della neve e si è formato il ghiaccio&lt;/span&gt;». Inoltre - ha aggiunto Moretti - gli effetti del maltempo «non si risolvono in un giorno. Ci sono anche treni seriamente danneggiati e in queste feste faremo anche operazioni di manutenzione straordinaria».&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;h1 style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;«Siamo l'unico Paese senza blocchi»&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;h2 style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Moretti «Situazione eccezionale, paragonabile soltanto alle nevicate del 1985-86» &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt; - «Non abbiamo interrotto alcun funzionamento della tratta nazionale. Non abbiamo bloccato nulla. Siamo il solo Paese in Europa che non ha bloccato pezzi di rete». Mauro Moretti si difende e illustra in conferenza stampa le ragioni dei disagi per i passeggeri dei treni dovuti al maltempo. L'amministrazione delegato di Ferrovie dello Stato parla di «situazione meteo eccezionale, paragonabile solo al gennaio dell'85 o al febbraio dell'86». In quel caso, aggiunge Moretti, ci fu il blocco della rete nazionale. «Mentre oggi invece non ci sono blocchi». I disagi, inoltre, non si sono verificati solo in Italia: «Se io avessi avuto una cosa pari a quello che è accaduto nella Manica - commenta amaramente - avrebbero chiesto per me... Piazzale Loreto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;RITARDI E PROBLEMI&lt;/b&gt; - L'ad snocciola alcuni numeri. «Oggi (lunedì, ndr) hanno circolato 3700 treni e 400 stanno circolando ora. Abbiamo soppresso lo 0,3% della lunga percorrenza e il 5,6% del trasporto regionale. In alcune regioni del Nord dove c'è più neve abbiamo punte in Friuli del 20% e in Emilia al 10%». &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;A cosa sono dovuti i problemi? «Neve, ghiaccio e freddo hanno causato spesso il blocco degli scambi e la disattivazione della rete elettrica e altri problemi tecnici, ecco perché ci sono stati ritardi in partenza e in ri-partenza&lt;/span&gt;. Inoltre venivamo comunque da un periodo critico perché c'era stata l'entrata del nuovo orario e l'avvio del sistema ad alta velocità». Per quanto riguarda i ritardi dei treni, Moretti spiega: «Sono ritardi che si amplificano, ma evitiamo la soppressione dei treni per far sì che anche con grandi ritardi i treni circolino. Insomma i ritardi sono il minore dei mali. Noi evitiamo le soppressioni dei treni, meglio in ritardo che niente treni. Specie sotto le feste, visto che se anche dicessimo alla gente di non partire si muoverebbe lo stesso. Ci sono disagi ma tutto quello che possiamo fare lo stiamo facendo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style=""&gt; «SOPPRESSIONE COME ULTIMA RATIO»&lt;/span&gt; - La soppressione dei treni sarà quindi «l’extrema ratio» e si andrà avanti «anche con ritardi di ore e ore» fino a che sarà possibile riprogrammare le tratte, senza interruzioni. «Siamo in una situazione di crisi ma la stiamo affrontando con tranquillità e serenità – assicura Moretti -. Noi di Ferrovie stiamo lavorando a pieno regime e lo faremo per tutte le feste. Abbiamo lavorato soprattutto per non sopprimere i treni e, con molte manchevolezze e molti disagi ai nostri utenti, ci siamo riusciti». Ferrovie dello Stato, però, «è l'unica azienda a non aver interrotto parti di linee, al contrario di alcune società delle strade e del trasporto marittimo. Se poi confrontiamo i dati con i Paesi europei più vicini a noi- ha aggiunto l'amministratore delegato di Fs- ci accorgiamo che la nostra situazione non è così tragica come scrivono certi organi di stampa». &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style=""&gt;«METTERSI IN VIAGGIO CON PANINI E MAGLIONI» &lt;/span&gt;- L’impegno prioritario di Ferrovie, assicura Moretti è quello di non interrompere il servizio e non bloccare il servizio. «Sappiamo che i nostri utenti vogliono tornare a casa per le feste e noi vogliamo portarceli – aggiunge -. In altre condizioni direi a tutti di rimandare la partenza di qualche giorno, ma so che adesso non si può fare». Moretti lancia allora una raccomandazione a chi sta per mettersi in viaggio: «Portatevi qualche maglione pesante, qualche panino in più e qualche bottiglia d'acqua. Perché può capitare che a causa del maltempo vada via la linea elettrica e che non ci sia il riscaldamento nelle carrozze». Anche la Protezione Civile è stata allertata: «I volontari sono al lavoro con noi per mantenere sotto controllo la situazione – spiega ancora -. Ma occorre anche l’impegno della stampa che deve aiutarci a comunicare con gli utenti. Abbassiamo le polemiche e diamo più informazioni di servizio tutti insieme». &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style=""&gt;SICUREZZA GARANTITA&lt;/span&gt; - Nonostante le temperature polari che hanno provocato accumuli di ritardi e la soppressione di alcuni treni la sicurezza sulla rete ferroviaria in Italia è garantita. «Non c’è nessun effetto del freddo sulla sicurezza dei treni e dei viaggiatori. Tutti i nostri treni sono tarati sulla massima sicurezza» ha sottolineato l’ad di Fs Mauro Moretti. Con i problemi causati dal ghiaccio ai treni e alla rete ferroviaria «non c’entra nulla manutenzione - ha sottolineato Moretti - con i manicotti di ghiaccio che si formano sulla rete elettrica o i blocchi ghiacciati e pietrisco sotto cassa non c’è manutenzione che tenga». E replicando a qualche critica piovuta addosso in questi giorni ha rimarcato: «L’antigelo non si dà sulla rete elettrica, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;i professori che parlano di manutenzione non saprebbero manutenere nemmeno i loro cani&lt;/span&gt;». &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style=""&gt;REPLICA ALLA GABANELLI &lt;/span&gt;- «Anche in queste situazioni di emergenza abbiamo una particolare attenzione per le reti regionali – assicura l’ad di Ferrovie -. Stiamo facendo sforzi eccezionali per mantenere invariato il servizio del trasporto regionale anche a discapito delle lunghe tratte e per mantenere la sua regolarità». E replicando - pur senza citarla apertamente - alla lettera al Corriere di Milena Gabanelli, conduttrice di &lt;span style=""&gt;Report&lt;/span&gt; Moretti dice: «Non si può considerare una pendolare chi prende l’Alta Velocità da Roma a Bologna. I pendolari sono quelli che usano i treni regionali e per quelle tratte anche 15 minuti di ritardo sono importanti perché scandiscono la vita di una grande città. Basta pensare a quello che sta accadendo a Milano. Per questo cerchiamo di mantenere un buon ritmo anche ora, in questa situazione di emergenza».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style=""&gt;POLEMICHE E REAZIONI&lt;/span&gt; – Le affermazioni di Moretti non passano inosservate e suscitano subito polemiche. Ricorre all’ironica &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l’Adoc&lt;/span&gt; (Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori) &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;che ha inviato a Moretti un panino «a nome di tutti i passeggeri presi in giro e rimasti bloccati per un maltempo previsto da giorni»&lt;/span&gt;. «Da Lecce a Milano con 615 minuti di ritardo – afferma Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - oltre 10 ore per attraversare un Paese fermo sui binari. Il Nord-Est è isolato, l'Italia è tagliata a metà, tutti in ritardo i treni provenienti dal Sud in direzione Nord. Chiediamo a Trenitalia di raccontare meno bugie e di passare ai fatti. Basta prese in giro: Moretti si dimetta». Dura anche la reazione del Pdci. «Una bottiglia d'acqua, un panino e una coperta? L'appello di Moretti lascia esterrefatti – dice ». Lo dice Fabrizio De Sanctis, responsabile Trasporti del Pdci -. Costo dei biglietti alla mano, l'ad dovrebbe almeno avere un minimo di buon senso: non sono i cittadini a doversi premunire, ma l'azienda che dovrebbe provvedere ad assicurare ai cittadini viaggiatori i comfort necessari in caso di necessità».&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Carlotta De Leo&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3129311847765962882?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3129311847765962882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3129311847765962882' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3129311847765962882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3129311847765962882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/12/comunicazione-integrata.html' title='Comunicazione integrata'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SzDdS1V-PMI/AAAAAAAAAeo/iZrwn3dqbfA/s72-c/Moretti%C3%B9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-61071711894897490</id><published>2009-09-18T10:01:00.002+02:00</published><updated>2009-09-18T10:03:24.840+02:00</updated><title type='text'>Feltri si prende il Giornale?</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrM-wcZM7SI/AAAAAAAAAeg/EDBNnYAlm_E/s1600-h/VittorioFeltri.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382714981614415138" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 149px; CURSOR: hand; HEIGHT: 207px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrM-wcZM7SI/AAAAAAAAAeg/EDBNnYAlm_E/s400/VittorioFeltri.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sabina Rodi per "Italia Oggi"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;La fonte non vuol comparire ma è attendibilissima, essendo la stessa che, a suo tempo, confidò a ItaliaOggi (che per prima pubblicò la notizia) che Vittorio Feltri stava andando a ri-dirigere il Giornale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12835/255612.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;La notizia è questa: Paolo Berlusconi (in ciò spinto soprattutto da Silvio) sta meditando di cedere la testata il Giornale. E il più favorito ad acquisirla, con altri soci di minoranza eventualmente da lui scelti, è l'attuale direttore Vittorio Feltri.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12835/45921.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Contrariamente a ciò che pensa la sinistra (e anche gli ammaccati dagli articoli di Feltri che stanno nel centro destra) Feltri fu chiamato dalla famiglia Berlusconi a ri-dirigere il Giornale, non per dargli in mano uno strumento giornalistico al fine di ridurre al silenzio l'artiglieria di la Repubblica, ma per risolvere, con un drastico aumento della tiratura, il profondo deficit del Giornale che, oltre che essere un deficit cronico, è anche in vertiginoso aumento e perciò ha anche raggiunto livelli che non vuol più sopportare la proprietà (che poi, in un modo o nell'altro, è la stessa che, per fare cassa, si è liberata addirittura di Kakà).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ma per aumentare la tiratura, Feltri non può che alzare il tono e non limitarsi a camminare sulle uova. Da qui, ad esempio, l'attacco a freddo del direttore di Avvenire, Dino Boffo, che ha portato all'esaurito in edicola delle copie del Giornale, che pure erano state aumentate fino al raddoppio.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12835/43187.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ma la fortuna di Feltri presso i suoi lettori ha subito portato grosse grane a Silvio Berlusconi (si è parlato di fuoco amico). E le grane non sono state con la sinistra, ma addirittura con la Conferenza episcopale italiana (Cei) e con il Vaticano. Berlusconi ha cercato di uscire subito, come poteva, dall'empasse, dichiarando esplicitamente che non condivideva la campagna di Feltri contro il direttore di Avvenire (ma ci ha creduto nessuno) e che, in ogni caso, il Giornale appartiene a suo fratello Paolo (e a questa sua ulteriore precisazione, vera o falsa che essa sia, ci ha creduto meno di nessuno).&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12835/256332.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cicatrizzata alla meno peggio la rottura con la Chiesa, Feltri ha cominciato subito a sparare, senza nessuna prudenza, contro Gianfranco Fini. Anche qui, non creduta (perché non credibile?), è subito arrivata la dissociazione di Silvio Berlusconi. Fini però ha ugualmente alzato la voce contro il Giornale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;E Feltri allora ha mostrato, da sotto le lenzuola, un accenno a luci rosse che, secondo Feltri, potrebbe interessare l'ex cupola di An (questo malcostume inventato da la Repubblica, che a lungo ne ha avuto il copyright, sta infatti dilagando. Anche se, forse, per uscire dal letamaio giornalistico, bisognava toccare il fondo per poi poter esibire, anziché l'equilibrio del terrore, che ha funzionato benissimo ai tempi della guerra fredda, l'equilibrio delle mutande che ora potrebbe funzionare anch'esso nelle redazioni italiane).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12835/257165.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sta di fatto che questi episodi dimostrano che Feltri non è manovrabile. E' come quei pitt bull che, essendo stati addestrati a mordere, poi fanno fuori anche la figlia del proprietario che pure lo giudicava "tanto buono, il mio cucciolone" e soprattutto inoffensivo. Né, realisticamente, allo stato dei fatti, Feltri è licenziabile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Quindi, Berlusconi, non potendo tollerare (anche se gli piacerebbe tollerare) che l'agenda politica la stabilisca Feltri (perché egli sta dirigendo un giornale di casa Berlusconi), per uscire dall'empasse, per lui insostenibile politicamente, deve trovare una soluzione. Che potrebbe essere quella della cessione del Giornale e a Feltri. In tal modo, Feltri potrebbe fare quel che vuole senza per questo coinvolgere il premier, pur continuando ad avere un occhio di riguardo per il premier.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché l'operazione è stata politicamente approvata ma, economicamente, presenta molti problemi. Feltri infatti, per mettere le mani, da proprietario, in un Giornale in cronica perdita, non solo lo vuole gratis ma vuole anche una sostanziosa e pluriennale dote del tipo di quella che, in Francia, è stata data recentemente all'editore che ha comprato (sia fa per dire) il quotidiano economico La Tribune da LVMH che se ne voleva disfare perché non riusciva a portarlo in attivo ed aveva nel frattempo acquistato il quotidiano economico concorrente Les Echos.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-61071711894897490?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/61071711894897490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=61071711894897490' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/61071711894897490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/61071711894897490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/09/feltri-si-prende-il-giornale.html' title='Feltri si prende il Giornale?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrM-wcZM7SI/AAAAAAAAAeg/EDBNnYAlm_E/s72-c/VittorioFeltri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6529375456856978146</id><published>2009-09-16T09:18:00.002+02:00</published><updated>2009-09-16T09:22:36.115+02:00</updated><title type='text'>Il Primo Pansa su Libero</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrCSLsqrUrI/AAAAAAAAAeY/efgcZ0-myUw/s1600-h/pansa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381962284374119090" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 278px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrCSLsqrUrI/AAAAAAAAAeY/efgcZ0-myUw/s400/pansa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"LA LIBERTÀ DI STAMPA CHE PIACE A D'ALEMA È QUELLA DI POL POT"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Giampaolo Pansa per "Libero"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«I giornali? È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola». Chi ha sentenziato così? Il maledetto Caimano, ossia Silvio Berlusconi? Macché, è stato il democratico Massimo D'Alema. Max ha anticipato tutte le ire del Cavaliere nei confronti della carta stampata. Con assonanze sorprendenti. Compresa la strategia di darci dentro con le cause civili e le richieste astronomiche di danni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La prima scena risale al 31 ottobre 1992. Aeroporto di Lecce. Incontro D'Alema che aspetta il volo per Roma. È mattina presto, ma lui già schiuma di rabbia contro una masnada di pessimi soggetti. I giudici di Mani Pulite. Gli editori. I giornali e i giornalisti. Primo fra tutti, Eugenio Scalfari, direttore di "Repubblica". Ringhia: «Scalfari ha leccato i piedi ai democristiani che stavano a Palazzo Chigi, da Andreotti a De Mita. E adesso fa il capo dell'antipartitocrazia».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12725/257555.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quarantotto ore dopo, intervistato dal "Giorno", Max si scaglia di nuovo contro "Repubblica": «Che cosa si vuol fare? Cacciare deputati e senatori, per lasciare tutto in mano a Scalfari?». Un vero figuro, Barbapapà. Anche perché è in combutta «con quell'analfabeta di andata e ritorno che si chiama Ernesto Galli della Loggia». "Repubblica" prova ad ammansire D'Alema. Però il 13 novembre lui replica: «Ormai i giornali sono un problema in Italia, esattamente come la corruzione».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La rabbia dalemista ha un motivo: siamo in piena Tangentopoli e la stampa dà spago al pool di Mani Pulite. In un'intervista a "Prima Comunicazione" che in seguito citerò, Max dirà parole di fuoco sui giornali: «Si sono comportati in modo fazioso, scarsamente rispettoso dei diritti delle persone.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Hanno alimentato una circolazione impropria di segreti giudiziari e il narcisismo della magistratura. La loro responsabilità morale è stata enorme: verbali, pezzi di verbali, notizie riservate sono diventati oggetto di uno sfrontato mercato delle informazioni. Uno spettacolo di iattanza indecente. Ha ragione la destra quando dice che c'è un circuito mediatico-giudiziario che ha distrutto delle persone».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il 13 aprile 1993, la rabbia di Max sembra al culmine. Dice: «In questo Paese non sarà mai possibile fare qualcosa finchè ci sarà di mezzo la stampa. La prima cosa da fare quando nascerà la Seconda Repubblica sarà una bella epurazione dei giornalisti in stile polpottiano». Ossia nello stile del comunista Pol Pot, capo dei khmer rossi, il sanguinario dittatore della Cambogia.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12725/257535.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma la nuova Repubblica nasce sotto un segno che a Max non piace: la vittoria di Berlusconi nel marzo 1994. Achille Occhetto si dimette da segretario del Pds e a Botteghe Oscure s'insedia D'Alema. Per qualche mese, il nuovo incarico lo obbliga a un minimo di cautela. Ma la sua avversione per i giornali non è per niente svanita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel giugno 1995, intervistato da Antonio Padellaro per "L'Espresso", riprende a ringhiare contro «l'uso spesso selvaggio dell'indiscrezione giudiziaria». E conclude che le cronache su Tangentopoli hanno «consumato quel poco di rispetto per lo stato di diritto e di cultura liberale esistente da noi. Il danno prodotto è stato enorme. Provo fastidio per il comportamento dei giornalisti: non aiuta di certo l'immagine dell'Italia».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il 1995 sarà un anno terribile per D'Alema e per Veltroni, direttore dell'"Unità". Però Max non presagisce nulla. Il suo giornalista preferito è un televisionista: Maurizio Costanzo. In luglio, la Botteghe Oscure incaricano Costanzo di "stilare le nuove regole" dell'informazione. E D'Alema lo vuole accanto a sé nella Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia. Insieme presentano il primo libro di Max, "Un paese normale", stampato dalla Mondadori di Berlusconi.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12725/257523.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La tempesta scoppia alla fine di agosto. È lo scandalo di Affittopoli, sulle case di enti pubblici ottenute dai politici a equo canone. Più saggio di Veltroni che strilla, ma resta dov'è, D'Alema trasloca. E sceglie la trasmissione di Costanzo per annunciare il passaggio in un altro appartamento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma il suo disprezzo per la carta stampata resta intatto. Arrivando a coinvolgere politici incolpevoli. In quell'autunno dice di me: «Pansa si fa leggere sempre, ma ha un difetto: non capisce un cazzo di politica. C'è uno solo in Italia che ne capisce meno di lui: Romano Prodi».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel dicembre 1995, Max affida a "Prima comunicazione" il suo lungo editto contro i giornali. Intervistato da Lucia Annunziata, spiega di sentirsi una vittima: «Due giornalisti mi tengono e il terzo mi mena». «Il livello di faziosità e di mancanza di professionalità è impressionante». «Non esiste l'indipendenza dell'informazione: i giornali non sono un contropotere, ma un pezzo del potere. E come tali sono inattendibili». «Il loro compito è la destrutturazione qualunquista della democrazia politica». «Gli editori si contendono a suon di milioni i giornalisti più canaglia».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Al termine del colloquio con l'Annunziata, prima dell'invito a non acquistare i giornali, D'Alema annuncia come si comporterà in futuro: «Se dovrò dire qualcosa di importante, lo dirò alla gente, non ai giornali. Andrò alla televisione. Mi metto davanti a una telecamera con la mia faccia, con le parole che decido di dire, senza passare per nessun mediatore. Se parli con la stampa, sei sicuro di perderci».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12725/257526.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per coerenza, il 5 aprile 1996, alla vigilia delle elezioni politiche, D'Alema va in visita ufficiale a Mediaset. Accanto a Fedele Confalonieri, dice: questa azienda «è una risorsa del Paese». E rassicura i dipendenti: «Se vincerà l'Ulivo, non dovrete temere nulla. Mediaset è un patrimonio di tutta l'Italia!».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'Ulivo vince. Max spiega a Carlo De Benedetti: «Hai visto? Abbiamo vinto nonostante i tuoi giornali!». Ma D'Alema si sente prigioniero del Bottegone. Vorrebbe stare lui al governo. Prodi e Veltroni non gli piacciono. Sono «i due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi». Poi la sua ostilità torna verso la stampa. In luglio tuona contro «il giornalismo spazzatura». E alla fine del mese, alla Festa dell'Unità di Gallipoli spiega: «Ormai c'è qualcosa di più che il normale pettegolezzo giornalistico, tendente ad alterare la verità. Ci sono lobby, interessi, gruppi che pensano spetti a loro dirigere la sinistra italiana».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il 2 agosto, durante la bagarre parlamentare sul finanziamento pubblico ai partiti, D'Alema ringhia ai cronisti: «Scrivete pure quello che vi pare, tanto i giornali non li legge nessuno. E anche voi contate poco: prima o poi vi licenzieranno». A imbufalirlo è sempre il ricordo di Affittopoli e quel che ritiene di aver subito dalla carta stampata: «Giornalismo barbarico, cultura della violenza, squadrismo a mezzo stampa».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Perché Max si comporta così? In un'intervista citata dal "Foglio", Veltroni prova a spiegarlo: «Io sono gentile con i giornalisti. Dovrei fare come D'Alema che li chiama somari per ottenere la loro supina benevolenza». Ma forse esiste un problema nascosto: una forma inconsapevole di autolesionismo che spinge Max a cercarsi sempre dei nemici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Basta processi penaliMeglio "ricchi risarcimenti"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Una sera del novembre 1996, dice a Claudio Rinaldi, direttore dell' "Espresso": «Fate una campagna sguaiata contro di me. Vi mancano solo Michele Serra e Curzio Maltese, poi sarete al completo. L'unica critica fondata che potreste farmi è di aver messo Prodi a Palazzo Chigi». Quindi spara su Berlusconi: «Mi sta sul cazzo come tutti i settentrionali. È un coglione ottuso. La sua stagione è finita».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il 1997 si apre con la causa civile che Max intenta all'"Espresso". Per aver rivelato la piantina della sua nuova casa, ci chiede un miliardo di lire. Non lo frena neppure l'onore di presiedere la Bicamerale. Il 5 maggio scandisce a Montecitorio un anatema globale: «L'ho detto una volta per tutte, con validità erga omnes, con valore perpetuo: quello che scrivono i giornali è sempre falso».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12725/257528.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla fine di novembre si scatena contro l'Ordine dei giornalisti. Bisogna abolirlo, dice Max, visto che non garantisce la correttezza professionale. Poi nel gennaio 1998 annuncia di aver scovato l'arma finale per sistemare la carta stampata. È di una semplicità elementare: niente più processi penali ai giornalisti, bisogna instaurare «un sistema che consenta una rapida ed efficace tutela in sede civile e che preveda consistenti risarcimenti patrimoniali».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Detto fatto, ecco in data 10 febbraio 1998 la causa civile di Max al "Corriere della sera" per quanto ha scritto «su un fantomatico piano D'Alema per il sindacato». Richiesta: due miliardi di lire. La sinistra non va in piazza a protestare. Eppure Max pretende dal «convenuto Ferruccio de Bortoli» anche il giuramento decisorio. Vale a dire che deve giurare di aver scritto la verità a proposito delle intimidazioni dalemiane sugli azionisti di via Solferino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quale sorte ebbe questa causa? Confesso di non ricordarlo. Ma che importanza ha scoprirlo? D'Alema aveva tracciato un solco che, anni dopo, anche l'odiato Cavaliere avrebbe seguito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6529375456856978146?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6529375456856978146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6529375456856978146' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6529375456856978146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6529375456856978146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/09/il-primo-pansa-su-libero.html' title='Il Primo Pansa su Libero'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SrCSLsqrUrI/AAAAAAAAAeY/efgcZ0-myUw/s72-c/pansa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8322765146556817713</id><published>2009-09-07T18:17:00.002+02:00</published><updated>2009-09-07T18:19:52.294+02:00</updated><title type='text'>Ferrara su Fazio e Santoro</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SqUyooY3yFI/AAAAAAAAAeQ/Dm9Xllp9tps/s1600-h/giuliano-ferrara.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5378761003581818962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SqUyooY3yFI/AAAAAAAAAeQ/Dm9Xllp9tps/s400/giuliano-ferrara.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Giuliano Ferrara per&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/"&gt; "Il Foglio"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non è tutto uguale quel che luccica in tv. Aldo Grasso, con le migliori intenzioni, scongiura le autorità (ormai conviene chiamare così il complesso politico-televisivo) di non mettere i bastoni tra le ruote a Michele Santoro, a Milena Gabanelli, a Fabio Fazio più la Littizzetto eccetera. Ma si tratta di cose diverse. Fazio è il naturale, spontaneo, aggraziato ideologo di quanto di melassoso, prevedibile, scontato e spuntato produce la cultura di sinistra in Italia e nel mondo.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-12393/241868.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Gabanelli&lt;br /&gt;Va incontro in modo furbo e a suo modo delicato ai pregiudizi del cittadino democratico, li conferma con qualche furbizia salottiera ricalcando letteralmente la lingua amabile, adulatrice, corriva di un Michele Serra. La sua buona televisione è un cono gelato di sentimenti nobili, e tutti, tra cui non pochi ignobili, lo leccano avidamente durante lo struscio serale del sabato e della domenica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Formerà generazioni di menti acritiche, piacioni e groupies senz'ombra di ironia, ma non è la fine del mondo. Il tipo alla fine è sorridente, e per questo gli si possono perdonare le pose civili, pacifiste, compassionevoli. E poi c'è la Littizzetto, che è stronza mica male, ma eccezionalmente brava.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-12393/245722.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Gabanelli fa arrabbiare tutti: giornali, partiti, banche, enti economici maggiori, sindaci, ministri, industrie, apparati. E' indelicata, intrattabile con stile, indaga, manda in giro i migliori su piazza, ottiene dati, li verifica con attenzione spasmodica, alla fine può capitare, e non di rado, che parta in crociata per le solite idealità di contropotere, senza comprensione per l'ambiguità della politica e dell'economia capitalistica, ma è una che lavora all'americana, con scrupolo, efficacia, sobrietà.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-12393/245620.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non pretende di dirigere le coscienze, non suscita l'applauso di uno studio o di una piazza di perfetti imbecilli, di persone-manifesto costruite come un pubblico orwelliano, a comando.&lt;br /&gt;Ed eccoci a Santoro. E' un tragidiaturi furbastro operativo da anni e sempre nutrito dall'aura di censura che lucida il suo immenso Ego, ambisce a formare e dirigere le coscienze, si comporta da capataz del villaggio provinciale con ambizioni globali, promuove a derrate futuri candidati alle elezioni scelti tra i magistrati della Repubblica in servizio militante, avvelena la discussione sulla giustizia, sulla politica, sul potere del governo e dell'opposizione, fa della demagogia sfrenata, sceneggia, fictioneggia, fotomonta in sequenza una falsa storia e tragedia italiana, allude, illude e si arruffiana spesso i più gonzi tra i suoi nemici ideologici nella logica di Cappuccetto Rosso, inteso come nonna: per mangiarti meglio, figlio mio. Il suo uso di Travaglio è semplicissimo: un manganello.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-12393/236033.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sua lingua è povera, ossessiva, politicante. Non conosce autoironia né ironia, solo sarcasmi e ribellismi piuttosto plebei. Con tutto questo, e anzi a causa di tutto questo, è efficace e ha un colossale successo, somma aggravante per una tv che dovrebbe rendere un servizio pubblico e non uno spettacolo militante.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Insomma, bisogna distinguere. Non mi sembra una grande idea quella di affiancare Travaglio con un avvocato difensore. La buona idea sarebbe di affiancare Santoro con un professionista serio dell'informazione che lo raffreddi e lo corregga nel senso della vigilanza intellettuale, della cultura e delle buone maniere. Destituendolo come Conduttore Unico delle Coscienze e salvandolo, se si sia ancora in tempo non lo so, come professionista televisivo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8322765146556817713?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8322765146556817713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8322765146556817713' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8322765146556817713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8322765146556817713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/09/ferrara-su-fazio-e-santoro.html' title='Ferrara su Fazio e Santoro'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SqUyooY3yFI/AAAAAAAAAeQ/Dm9Xllp9tps/s72-c/giuliano-ferrara.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8580422190747110524</id><published>2009-05-21T17:41:00.002+02:00</published><updated>2009-05-21T17:44:16.361+02:00</updated><title type='text'>Piano Caio: parla 3 - Vincenzo Novari</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShV2yyxJHHI/AAAAAAAAAeI/JKNp5NtT7nI/s1600-h/Novari.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338303548311018610" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShV2yyxJHHI/AAAAAAAAAeI/JKNp5NtT7nI/s400/Novari.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;VIVA LA BANDA MOBILE...Da&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/"&gt; "Il Foglio"&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/37047.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Vincenzo Novari &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Mi prendevano per pazzo", dice Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3. Forse lo prendono per pazzo ancora adesso, visto che continua a predicare la bontà della tv sul telefonino quando davvero poche persone seguono quella che Novari ha sempre chiamato "rivoluzione". Ma non c'è alcun mea culpa nelle parole di Novari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Forse abbiamo imboccato troppo presto una strada, ma continuo a credere che sia la direzione giusta. Forse non abbiamo appieno valutato che per quella rivoluzione occorrevano dei terminali di massa, quindi economici, a poco prezzo, dei minitelevisori.Ma ci stiamo arrivando. Basti pensare al boom delle chiavette per i notebook e, dopo Internet, i consumatori sul telefono vorranno vedere anche la tv".&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/232509.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Proprio sulla tv, secondo Novari, il governo è chiamato a una scommessa. "Paolo Romani, da pochi giorni nominato viceministro allo Sviluppo economico per le comunicazioni, potrà davvero essere considerato come il padre del digitale terrestre in Italia. Il digitale terrestre è una grande occasione per democratizzare lo sviluppo delle telecomunicazioni. Perché il satellite è ormai dominato da un monopolio".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Forse perché è alla testa della società più piccola della telefonia, Novari si concede critiche e stilettate che gli altri big del settore non si sono concessi nella serie di interviste che il Foglio ha avviato in concomitanza con la consegna del rapporto Caio, commissionato dall'esecutivo al superconsulente Francesco Caio per lo sviluppo delle comunicazioni.&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/27308.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Anche sulle reti Novari ha le idee chiare sulle reti, ma fa una digressione geo-eco-tecnologica: "Da oltre 20 anni ci sono due modelli alternativi. Quello americano e quello euro-asiatico. Il primo è incentrato sul fisso e ha generato colossi dell'infrastruttura di rete come Cisco e Hp. Le ultime evoluzioni di questo modello sono il wi-fi e il wi-max. Ilsecondo modello, quello che definisco euro-asiatico, ha sempre puntato sulla tecnologia mobile. In Giappone e in Corea l'accesso al Web è basato sulla rete mobile. Non a caso protagonisti di questo modello sono Nokia, Ericsson, Huawei...".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Alt. Dottor Novari, va bene che il suo proprietario è di Hong Kong, ma parliamo dell'Italia: "Non sto deviando dal tema. Mi lasci completare. Io penso che il modello euro-asiatico è quello che più soddisfa il cliente, perché consente ad esempio l'accesso a Internet da casa anche attraverso una rete mobile: più veloce e più semplice. In altri termini, meglio avere più frequenze che dover scavare e costruire nuove canaline".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/31816.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo ragionamento conduce a dire che non è importante lo scorporo della rete fissa da Telecom per metterla davvero a disposizione dei concorrenti e permettere la creazione della nuova rete in fibra ottica. "Non mi faccia dire quello che non penso. Io dico che secondo quanto mi consta il rapporto Caio indica due alternative di politica industriale.La prima è portare in due anni al 99 per cento della popolazione due megabit di banda larga grazie a un concorso tra pubblico, operatori e produttori di infrastrutture".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quando parla di "pubblico" che cosa intende? E quanti soldi deve mettere? "Per pubblico intendo soprattutto che i comuni devono mettere a disposizione gratuitamente i siti". La seconda alternativa "comporta una mobilitazione di investimenti pari a dieci miliardi di euro e dieci anni di tempo. Mi chiedo: il tempo è una variabile indipendente?".&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/234363.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Scommetto che vuol dire che preferisce la prima alternativa, che non tocca la rete fissa dell'ultimo miglio di Telecom... "Preferisco la prima alternativa per due ragioni in particolare: non fa perdere tempo e costa meno". E fa felice Franco Bernabè, numero uno di Telecom.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A proposito è del tutto accantonata la fusione con Telecom di cui si parlò tempo fa? "Sì, attualmente il conferimento di 3 condurrebbe a un'ipervalutazione di Telecom". Bè non è che il vostro conto economico sia dei migliori. E' vero che dopo aver sborsato a fine 2008 500 milioni di euro il vostro azionista dovrà coprire altre perdite quest'anno? "Il 2009 sarà l'ultimo anno in cui bruceremo cassa, anche se si dimentica che non viene bruciata ma utilizzata per lo più per investimenti".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Pensare che dovevate chiudere già quest'anno il primo bilancio in pareggio, se non in utile... "E' vero. Ma occorre considerare tre fattori. Che i prezzi da tempo sono decrescenti. E che ci sono state due iniziative populistiche". Populistiche? "Comedefinire l'eliminazione dei costi di ricarica voluta dall'ex ministro Bersani? E come definire la strategia del commissario europeo Reding, che abbassando i costi di terminazione non ha fatto altro che far lievitare le tariffe?".&lt;br /&gt;Sul mercato corre voce di uno spezzatino di 3: Vodafone si prende i clienti, Wind la rete e Telecom i debiti per utilizzarli come "bara fiscale" per pagare meno imposte. "Le bare fiscali non sono consentite dall'ordinamento". Non ha risposto: 3 è in vendita o no? "E' in vendita come lo è Telecom, o qualsiasi altra azienda. E' una questione di prezzi. Noi comunque siamo alla fine di un percorso. Dopo sei anni, nel 2010, produrremo cassa e avremo un margine positivo".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8547/37683.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;E' vero che il suo azionista, Hutchison Wampoa, cerca partner? "E' stato scritto che alcuni player finanziari internazionali, non europei, sono interessati ad affiancare Hutchison". Ma quando sente il suo azionista che sta a Hong Kong che cosa vi dite della crisi? "Ci vediamo mensilmente e ci sentiamo tutti i giorni. In oriente si ritiene che la ripresa possa partire non prima della seconda metà del 2010. Lì si sta puntando, penso più che nei paesi occidentali, sulle innovazioni tecnologiche e sulla produttività, per tornare su un sentiero di sviluppo, non di carta, non virtuale, ma spingendo sull'economiareale".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tremontiano pure lei? "Il dna del nostro ministro dell'Economia e delle Finanze è un ibrido tra uno dei più fini intellettuali-economisti in Europa e un uomo d'azione e di governo. Ma nel dibattito su interventismo statale e nuove regole necessarie scorgo un rischio: che ci possa essere un totalitarismo statale. Ossia tanto stato e meno regole". Non era la prospettiva del governo italiano, dice Novari: "Silvio Berlusconi ha avuto un mandato chiaro su quattro punti: sicurezza, giustizia, infrastrutture e riforma dello stato".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il giudizio, per il numero uno di 3, è sospeso: "La sicurezza è il tema su cui il governo ha dato più risposte. Sulla giustizia mi sembra che si è in working progress. Sulle infrastrutture, aspettiamo i fatti dopo tante parole. Sulla riforma dello stato, oltre a riporre le dovute speranze sull'efficacia del ministro Brunetta, non bisognerebbe avere reazioni demagogiche sulle auto blu o sugli assistenti dei parlamentari ma avere il coraggio di mettere mano alla macchina statale per renderla compatibile col bilancio dello stato". Ovvero, un bel dimezzamento degli statali.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;IL MANAGER ASSUNTO (DA CAIO) CHE GRAZIE AL FATTORE C SFILò 5 MILIARDI A MISTER LI KA-SHING...Da "Il Foglio"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Vincenzo Novari è nato a Genova nel 1959 e dopo esserne stato il fondatore è oggi l'amministratore delegato di 3 Italia, la compagnia di telefonia mobile con oltre 8,2 milioni di clienti. Dopo la laurea in Economia e commercio all'Università di Genova nel 1985, Novari inizia le esperienze professionali nel largo consumo in aziende come Johnson Wax, L'Oreal e Danone.&lt;br /&gt;Nel 1995 approda al settore delle telecomunicazioni, entrando in Omnitel Pronto Italia come direttore marketing. "Mi ha assunto Francesco Caio", ricorda al Foglio. Un annodopo assume la carica di Vice-President del settore vendite, marketing e logistica ed entra a far parte del comitato esecutivo dell'azienda di telecomunicazioni. Nel 1999 viene nominato amministratore delegato di Omnitel 2000.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La "passione per le nuove sfide" - dice - lo porta, nel febbraio del 2000, a ricoprire la carica di direttore generale in Andala, la società creata da Renato Soru e Franco Bernabè per partecipare alla gara per l'assegnazione della licenza Umts. Nell'ottobre 2000 diventa amministratore delegato di Andala spa, poi ribattezzata H3G nel febbraio 2001. Sotto la sua gestione, nel marzo 2003, H3G Italia è il primo operatore a lanciare i servizi Umts in Europa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Così Novari racconta a chi glielo chiede come ha fatto a convincere il magnate di Hong Kong Li Ka-Shing di Hutchison Whampoa - "la multinazionale di cui non avete mai sentito parlare", la definì un banchiere vicino a Novari - a farsi dare cinque miliardi di euro e diventare azionista di 3: "La presentazione dell'azienda fila via liscia. Spiego l'insiemedelle ragioni che fanno dell'Italia il posto giusto per sviluppare il 3G. Sono in giornata di grazia, o sono assistito dal fattore C., sta di fatto che il gran capo di Hutchison mi prende sottobraccio e mi fa: we can do it".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[21-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8580422190747110524?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8580422190747110524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8580422190747110524' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8580422190747110524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8580422190747110524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/piano-caio-parla-3-vincenzo-novari.html' title='Piano Caio: parla 3 - Vincenzo Novari'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShV2yyxJHHI/AAAAAAAAAeI/JKNp5NtT7nI/s72-c/Novari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-9041775662655653086</id><published>2009-05-21T17:29:00.002+02:00</published><updated>2009-05-21T17:33:25.062+02:00</updated><title type='text'>Augias che copia? Roba da non credere...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ma quante frasi si possono scrivere?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;1) Augias? Roba da non credere...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2) Credere o non credere ad Augias, questo è il dilemma...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3) Augias: la credibilità del non credere...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;4) Augias infedele, i suoi testi pure&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;5) Augias...ma va va...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Miska Ruggeri per&lt;a href="http://www.libero.it/"&gt; "libero"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tutto è iniziato quando Flavio Deflorian, professore associato di Scienza e Tecnologia dei Materiali all'Università di Trento, ha letto per piacere personale, uno dopo l'altro a distanza di poco tempo, due libri: il nuovo bestseller Disputa su Dio e dintorni (Mondadori, pp. 270, euro 18,50), scritto a quattro mani dal volto televisivo (non credente) e firma di Repubblica Corrado Augias e dal teologo (credente) dell'Università San Raffaele di Milano Vito Mancuso; e il meno recente (è uscito in Italia nel 2008) saggio La creazione (Adelphi, pp. 198, euro 19) del noto biologo di Harvard Edward Osborne Wilson, specializzato in mirmecologia (lo studio delle formiche). E ha notato che qualcosa non tornava.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8544/25285.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Così ha avvertito le due case editrici, contattato la coppia Augias-Mancuso e parlato della sua scoperta a un collega di Università, Giovanni Straffelini, professore associato di Metallurgia. Il quale ha subito inviato una letterina al Foglio di Giuliano Ferrara, fornendo un esempio dello stile copia-e-incolla adottato con disinvoltura dagli autori italiani.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In effetti, la pagina 246 della Disputa, che ospita le conclusioni (quindi un passo fondamentale, che dovrebbe tirare le somme di tutti i ragionamenti e le riflessioni fatte in precedenza, quasi un puro distillato di pensiero) di Augias, è praticamente identica alla pagina 14 dell'edizione italiana della Creazione in cui Wilson scrive in prima persona una "Lettera a un pastore della Chiesa Battista del Sud".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Leggere qui sopra i due brani a confronto per credere. Sembra impossibile, ma Augias, sulle orme del filosofo-copione Umberto Galimberti (a lungo collaboratore anche lui del quotidiano di Ezio Mauro), al centro nella primavera del 2008 di alcuni clamorosi casi di mancata citazione delle fonti ai danni di Giulia Sissa, Alida Cresti, Salvatore Natoli e Guido Zingari, ha copiato l'autore dell'Alabama pari pari. Tranne un punto e virgola al posto di un punto e un altro al posto di una virgola; «terra» scritto minuscolo o «globo» al posto di «Terra»; un verbo cambiato («dobbiamo imporci» invece di «condividiamo»); una citazione di Dante dal canto di Ulisse per far risaltare gli studi liceali fatti in Italia; un più dubitativo «Non credo» al posto di un secco «No»; un fondamentale «Lei e io» al posto di «Io e lei»; un'aggiunta politicamente corretta sulla «libertà dal dolore e dal bisogno»... Insomma, robetta così. Per il resto, un calco preciso. Solo che Wilson si rivolgeva a un pastore battista, mentre Augias a Mancuso. Evidentemente, sfumature ininfluenti per uno scrittore abituato a indagare filologicamente sui testi antichi alla ricerca di bazzecole come il vero Gesù o la vera natura del cristianesimo...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E il bello (si fa per dire) è che la Disputa, al quinto posto generale e al primo della saggistica nella classifica Arianna dei libri più venduti la settimana scorsa, conta in bibliografia ben 90 volumi citati (compreso un imprescindibile articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica...) e ha un nutrito "indice dei nomi", dal biblico Abele al politico democristiano Benigno Zaccagnini. Ma del povero Wilson e del suo bel saggio (di nicchia, almeno rispetto al pubblico televisivo che compra le "Inchieste" mondadoriane del giornalista Augias) nessuna traccia. Desaparecido. Forse una censura nei confronti di uno scienziato, tra l'altro papà della sociobiologia, accusato talvolta di razzismo e misoginia e quindi poco simpatico ai lettori di Repubblica? Macché.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8544/247317.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un po' come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c'è stato bisogno di un professore di Trento...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Francesco Borgonovo per &lt;a href="http://www.libero.it/"&gt;"Libero"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La risposta che Corrado Augias ci ha dato quando gli abbiamo fatto notare la "strana somiglianza" fra una pagina del suo libro e il brano di Edward O. Wilson è simile a quella inviata per mail al professor Deflorian. Spiega Augias: «Questo libro è nato da un dialogo tra i sostenitori di due tesi contrapposte. Per la mia parte mi sono avvalso oltre che di convincimenti e riflessioni personali, di numerose testimonianze, dalle Confessioni di Agostino a internet, citando la fonte ogni volta che è stato possibile».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8544/247318.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente, nel caso del saggio di Wilson, non è stato possibile reperire la fonte. Sorge però un dubbio: ci sono altre pagine di Disputa su Dio e dintorni in cui compaiono citazioni prese dal web senza indicare la fonte?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Diversa la risposta che ci ha dato l'altro autore del libro, il teologo Vito Mancuso (il quale non ha firmato il passaggio incriminato), che dice a Libero: «Conosco il libro di Wilson e sono al corrente di quello che è successo. Sono amareggiato, completamente sbalordito. Non capisco come sia potuta accadere una cosa del genere. Spero che Augias lo spiegherà anche perché colpisce il fatto che quel passaggio si trovi nelle conclusioni, dove lui parla in prima persona, dove parla di se stesso.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non so che cosa dirà Augias, ma il fatto è innegabile: le pagine sono lì sotto gli occhi di tutti. Non c'è possibilità di negare l'evidenza. Sono le stesse parole, con gli stessi verbi, la stessa successione delle frasi. È impressionante. Io però non ho responsabilità. Anzi, se in tutto questo c'è una vittima, sono io».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[21-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-9041775662655653086?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/9041775662655653086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=9041775662655653086' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/9041775662655653086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/9041775662655653086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/augias-che-copia-roba-da-non-credere.html' title='Augias che copia? Roba da non credere...'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6718929753415494252</id><published>2009-05-21T09:43:00.002+02:00</published><updated>2009-05-21T09:50:05.264+02:00</updated><title type='text'>Fini: dietro gli occhiali niente</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShUHp0f-GwI/AAAAAAAAAeA/qkFwoEu4E9k/s1600-h/ferrara.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338181348366359298" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShUHp0f-GwI/AAAAAAAAAeA/qkFwoEu4E9k/s400/ferrara.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Michele Brambilla &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/"&gt;per Il Giornale&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Intervista a Giuliano Ferrara&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Tra le tante prime pagine geniali che hanno confezionato al Foglio nella loro giovane ma fecondissima storia, ne hanno scelte due da appendere all'ingresso: la prima è quella del giorno d'apertura dell'ultimo conclave («La formidabile lezione del prof. Ratzinger»); la seconda è quella del giorno successivo: «La formidabile elezione del prof. Ratzinger». Sono quelle due lì, che ti accolgono appena entri in redazione. Giri la testa e sulla parete opposta ne vedi un'altra. Il titolo è «Storie di disordinata fecondazione».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/21682.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ti aspetteresti insomma di trovare un Giuliano Ferrara pronto a dire il peggio sulla svolta laicista di Gianfranco Fini. Anche perché non è solo questione di laicismo. Ormai ogni volta che Fini apre bocca, Scalfari applaude. E applaudono MicroMega, Gad Lerner, Furio Colombo e tutto quel milieu politicamente corretto di cui Ferrara denuncia da un pezzo la banalità, l'inerte accodarsi a un pensiero-slogan.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E invece, «la svolta di Fini mi affascina», ci dice Ferrara dalla sua poltrona di direttore-fondatore. Dietro di lui, si vede scorrere il traffico del Lungotevere. È vero che Ferrara ha sempre detto che solo i cretini non cambiano mai idea. Però tra il non cambiare mai idea e il cambiarla su tutto, e in così poco tempo, una via di mezzo ci dovrebbe pur essere. Molti elettori, anzi molti ex elettori di An, dicono che Fini è un traditore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Invece lei, Ferrara, lo difende?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Non è che difendo Fini. Anzi, nel merito spesso lo critico. E non ho neanche mai avuto una gran stima di lui come politico. Ma sono molto preso da questa sua nuova avventura, che trovo abbia un lato romantico e uno politologico».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Perché romantico?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Perché c'è un uomo che si converte, e le conversioni sono sempre interessanti».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo lei Fini è sincero?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Non lo so, non posso entrare nel suo animo. Ma dal giorno del "fascismo male assoluto" e da quello del tre sì al referendum sulla legge 40 è stato un crescendo. Ormai Fini ha cambiato praticamente tutto di se stesso. La sua assomiglia molto a metanoia».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/18355.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Veniamo al fatto politologico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Anche qui siamo di fronte a qualcosa di singolare. In genere, un leader è forte perché ha alle spalle un gruppo dirigente e un elettorato. Fini aveva i colonnelli, e poteva contare sul consenso del 12 per cento degli italiani. Aveva pure una tradizione - e che tradizione - nel suo bagaglio. Bene, Fini ha scientemente decostruito tutta la sua base. A un certo punto ha detto: io sono solo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È qualche anno, che si smarca.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma adesso non è solo questione di smarcarsi. Fini sta cercando di diventare leader non più di un partito, ma di una rivoluzione culturale».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È l'uomo che visse due volte?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Anche più di due volte. O forse, al contrario, è un uomo che cerca finalmente di vivere almeno una volta».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Fino ad ora non ha vissuto di vita propria?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Beh, insomma, diciamo la verità: nessuno gli ha mai dato molto credito. Come comincia la vera carriera politica di Fini? Quando Berlusconi disse che a Roma avrebbe votato per lui. Ma in quel momento Fini era solo l'oggetto politico. Il soggetto era Berlusconi».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/19551.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Poi però ha cercato di mettersi in proprio. Via da Silvio, e vai con il sodalizio con Mario Segni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«E fu un tonfo clamoroso. Fecero una lista che aveva per simbolo un elefante, e io tolsi l'elefantino dalla mia rubrica, sostituendolo con un ippopotamo, proprio per evitare confusioni».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma a un certo punto s'è pensato: il delfino di Berlusconi è lui.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ridicolo. Non c'era nessuna possibilità».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sta dicendo che la carriera politica di Fini è stata un flop dietro l'altro? Una vita da mediano?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«L'immagine che aveva Fini era quella di uno che veste Facis e parla bene. Sa che cosa diceva Craxi di lui? È un vuoto incartato: dentro, non c'è il regalo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Curioso. Nel Fronte della Gioventù lo chiamavano «dietro gli occhiali niente».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Appunto. Più o meno la stessa cosa».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/36940.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Adesso, invece, il riscatto?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sicuramente adesso sta nascendo un fatto interessante. Fini sta cercando un ruolo da protagonista».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il suo amico Buttafuoco dice che Fini ha gettato via tutto, del passato. E non si può gettare via tutto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«È vero, Pietrangelo lo vede come un voltagabbana. Lo capisco. Fini ha buttato via tutta una tradizione che non era certo banale, perché il fascismo sarà stato un orrore ma non era un patrimonio insignificante. Però sono anche passati sessant'anni, era ora di cercare qualcosa di nuovo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma che cosa c'è di nuovo in quello che dice Fini? Sempre Buttafuoco dice che ha solo copiato il politically correct della sinistra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«È vero anche questo. Per ora, di nuovo Fini non dice nulla. Ha preso lo schema Bobbio-Zagrebelsky e lo ha fatto suo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I finiani dicono: anche Sarkozy ha innovato la destra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma è una storia diversa. Sarkozy ha fatto qualche piccola rottura, tuttavia rappresenta sempre il gollismo che si fa strada nel segno dell'autorità. Voglio dire: Sarkò rimane di destra, ha un impianto culturale che gli consente qualche concessione al politically correct pur restando nella tradizione della destra francese. Che è una destra antifascista. Questo Fini non se lo può permettere. Lui viene da una destra che era fascista. Ecco perché deve rompere completamente con il proprio passato».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/37159.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Ma scusi: ma che cosa c'entrano le battaglie per la fecondazione assistita o per le coppie gay con la rottura con il fascismo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Niente. Però Fini non è stupido, sa che il Paese è in gran parte secolarizzato, e che la Chiesa stessa su certi temi è divisa. Se fai il laicista prendi certamente più voti di quanti ne ho presi io con la lista contro l'aborto. Con le sue nuove posizioni sulla bioetica, Fini conquista consensi e diventa una voce credibile per i lettori di Repubblica».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Una battaglia dagli scopi personali?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«È un dubbio che non mi faccio neanche venire. Da Machiavelli in poi, s'è sempre saputo che c'è una coincidenza di interessi pubblici e di egotismi. Il buon politico non è quello che rinuncia a se stesso».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo lei questa volta Fini ce la fa, a diventare un numero uno?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Non so. Dovessi fare una diagnosi, direi che per adesso il progetto non si è ancora depositato. Galleggia. Però, sa, l'Italia è un Paese strano, in un certo senso è tutta di sinistra, e Fini sta toccando corde che alla sinistra piacciono».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'Italia tutta di sinistra? Questa è nuova.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Non mi fraintenda. Mi rendo conto che è difficile da spiegare, però c'è tutto un modo di essere che, insomma, è di sinistra. Maroni è il ministro che caccia i clandestini, ma è uno che suona con la band; Bossi fa il nordista, ma lo fa mettendosi il fazzoletto al collo come i partigiani. E la diocesi di Milano? È la più grande del mondo, e ha una cultura solidarista, di sinistra in fondo. E Tremonti? Tremonti è uno di sinistra, dai!».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-8492/37243.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Vediamo se riesco a capire. Sta dicendo che, al fondo, la cultura italiana è di sinistra, e Fini sta puntando a ottenere i consensi della cultura?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Dico che la destra è un concetto abbastanza estraneo alla cultura italiana. E non si può escludere che un giorno Fini possa apparire come un modernizzatore a un bacino elettorale che oggi ancora lo rifiuta».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Fini prossimo leader della sinistra?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Questo no, è impossibile. Però può darsi che fra quattro anni Fini sappia trovare i toni giusti, i tratti giusti per piacere a un certo elettorato. Potremmo trovarci di fronte a un cambiamento che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Anche lei, Ferrara, è un «convertito», intendo dire in politica. È per questo che la conversione di Fini la affascina?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Non lo nascondo. Le storie degli ex mi piacciono anche perché sono io pure un ex. Fini ha mollato un gruppo per diventare un oratore solitario. E, improvvisamente, si è trovato a contare più di prima. Per adesso, solo dal punto di vista psicologico e mediatico. Poi, quale sarà il suo destino, questo non lo sappiamo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[20-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6718929753415494252?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6718929753415494252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6718929753415494252' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6718929753415494252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6718929753415494252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/fini-dietro-gli-occhiali-niente.html' title='Fini: dietro gli occhiali niente'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/ShUHp0f-GwI/AAAAAAAAAeA/qkFwoEu4E9k/s72-c/ferrara.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-5987876686988813311</id><published>2009-05-12T12:28:00.002+02:00</published><updated>2009-05-12T12:30:12.411+02:00</updated><title type='text'>Ricolfi e la sinistra che respinge gli italiani, non i clandestini</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglPsENmXJI/AAAAAAAAAd4/FEeN7ogMbpo/s1600-h/ricolfi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334882852060683410" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 120px; CURSOR: hand; HEIGHT: 168px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglPsENmXJI/AAAAAAAAAd4/FEeN7ogMbpo/s400/ricolfi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Luca Ricolfi per &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;La Stampa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Respingimento. Su questa parola altamente evocativa gli animi si stanno dividendo. Da una parte il ministro dell'Interno Maroni e la Lega, orgogliosi che l'Italia sia riuscita - per la prima volta - a impedire a diverse imbarcazioni cariche di migranti di raggiungere illegalmente le nostre coste. Dall'altra la Chiesa, le organizzazioni umanitarie e ieri anche il Consiglio d'Europa.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/239359.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Preoccupati che fra i migranti vi possano essere persone che, una volta sbarcate in Italia, avrebbero chiesto e ottenuto asilo politico. In mezzo, su posizioni leggermente meno estreme, si collocano i nostri due maggiori partiti, il Popolo della libertà e il Partito democratico, il primo tentato di inseguire la Lega (nonostante i distinguo di Fini), il secondo tentato di inseguire la Chiesa (nonostante i distinguo di Fassino).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Che i partiti di governo, nonostante qualche timido mugugno, plaudano all'azione del ministro dell'Interno è del tutto naturale. La sicurezza è uno dei punti chiave del programma del centro-destra, e sarebbe strano che il «respingimento» dei barconi nei porti di partenza non fosse salutato con un sospiro di sollievo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quel che a me pare invece meno scontato è l'accanimento con cui il Pd e il suo neosegretario da tempo combattono qualsiasi idea venga partorita dal ministro Maroni. Non solo non mi pare né ovvio né normale, ma mi pare estremamente interessante, per non dire rivelatorio. L'ostinazione con cui la sinistra respinge al mittente qualsiasi proposta concreta in materia di sicurezza, senza essere minimamente sfiorata dal dubbio di aver torto, ci fornisce una preziosa radiografia dei suoi mali.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/55405.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'astrattezza, prima di tutto. Astrattezza vuol dire non voler vedere la dimensione pratica, concreta, materiale di un problema. Se non fossero ammalati di astrattezza i dirigenti del Pd capirebbero che il problema dell'Italia è che attira criminalità e manodopera clandestina più degli altri Paesi perché non è in grado di far rispettare le sue leggi, e che l'unico modo di scoraggiare l'immigrazione irregolare è di convincere chi desidera entrare in Italia che può farlo solo attraverso le vie legali.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/242667.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A questo serve il «respingimento», ma a questo serviva anche la norma che prolunga da 2 a 6 mesi la permanenza nei centri di raccolta degli immigrati (i vecchi Cpt, ora ridenominati Cie), una norma necessaria ma ottusamente combattuta dall'opposizione. Senza il respingimento (in mare) i trafficanti di immigrati continuerebbero a scaricarli sulle nostre coste, senza il prolungamento dei tempi di permanenza (nei Cie) l'identificazione sarebbe perlopiù impossibile, e continuerebbe la prassi attuale, per cui il clandestino viene trattenuto qualche settimana e poi rimesso in circolazione senza possibilità di riaccompagnarlo in patria.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/221840.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Io capisco che si possano avere seri dubbi sulle cosiddette ronde, o sui medici-spia (denuncia dei malati clandestini) o sui presidi-spia (denuncia dei genitori clandestini di bambini accolti nelle nostre scuole), e io stesso ne ho molti. Ma non capisco il rifiuto pregiudiziale di provvedimenti di puro buon senso, la cui unica funzione è di ristabilire quello che tutti i governi degli ultimi vent'anni avevano sbriciolato, ossia un minimo di deterrenza. Tra l'altro questo è uno dei pochi punti fermi degli studi sulla lotta al crimine: minacciare pene più severe serve pochissimo, quel che serve è rendere credibile la minaccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/242669.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma non c'è solo astrattezza, c'è anche molta presunzione, per non dire molto snobismo. Lo sa il segretario del Pd che la maggior parte degli italiani approva l'azione del ministro Maroni?Sì, probabilmente lo sa, ma si racconta la solita fiaba autoconsolatoria. Gli italiani non sono quelli di una volta, Berlusconi li ha rovinati, la Lega li ha incattiviti, noi politici illuminati non possiamo farci guidare dai sondaggi, noi dobbiamo riforgiare le coscienze, corrotte e intorpidite da vent'anni di berlusconismo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E' la solita storia: «alla sinistra non piacciono gli italiani», come scrisse fulmineamente Giovanni Belardelli quindici anni fa, allorché la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, sconfitta e umiliata, non si capacitava che un rozzo imprenditore lombardo avesse potuto sconfiggere una classe politica colta e raffinata qual era quella del vecchio Pci.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/28713.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E qui si arriva all'ultimo e più grave male della sinistra, la sua distanza dai problemi delle persone normali, specie se di modeste origini o di modesta cultura. Quando si parla di criminalità, di sicurezza, di immigrazione clandestina, nella gente c'è certamente anche molto cattivismo gratuito, molta insofferenza, molta intolleranza. Ma una forza politica dovrebbe sapere che i cattivi sentimenti non vengono dal nulla, e quelli buoni hanno talora origini imbarazzanti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'insofferenza verso gli immigrati è più forte nei ceti popolari perché è nei quartieri degradati che la sicurezza è un problema grave; ed è innanzitutto per chi non ha grandi risorse economiche che la concorrenza degli stranieri per il posto di lavoro e per servizi pubblici può diventare un problema serio.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/29270.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'apertura verso gli stranieri, il sentimento di solidarietà, l'attitudine a tutti accogliere albergano invece in quelli che lo storico inglese Paul Ginsborg ha battezzato i «ceti medi riflessivi», e raggiungono l'apice fra gli intellettuali, dove - soddisfatti i bisogni primari - ci si può dedicare all'arredamento della propria anima: chi ha un lavoro gratificante e un buon reddito, chi può permettersi di vivere nei quartieri migliori di una città, chi non deve combattere per un posto all'asilo o per una prenotazione in ospedale, può coltivare più facilmente un sentimento di apertura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-8108/245616.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, l'insofferenza degli uni è spesso frutto dell'emarginazione, il solidarismo degli altri è spesso frutto del privilegio. Possibile che la sinistra, che pure continua a dire di voler rappresentare gli umili, non riesca a rendersi conto del paradosso? Ma forse in questi giorni assistiamo anche, lentamente, quasi impercettibilmente, a uno smottamento. Nel Pd qualche timida voce di concretezza e di pragmatismo si è pur fatta sentire: prima Fassino, poi Parisi, poi Rutelli. Speriamo che non siano rapidamente sopraffatti dalla forza del passato, dai tanti luoghi comuni che essi stessi hanno alimentato e che ora frenano il cambiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[12-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-5987876686988813311?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/5987876686988813311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=5987876686988813311' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5987876686988813311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5987876686988813311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/ricolfi-e-la-sinistra-che-respinge-gli.html' title='Ricolfi e la sinistra che respinge gli italiani, non i clandestini'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglPsENmXJI/AAAAAAAAAd4/FEeN7ogMbpo/s72-c/ricolfi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-1704765996199327697</id><published>2009-05-12T12:13:00.002+02:00</published><updated>2009-05-12T12:16:50.667+02:00</updated><title type='text'>Ornaghi: l’Europa cristiana è la vera novità politica e culturale</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglMjDuks9I/AAAAAAAAAdw/eF_0E0yr6OQ/s1600-h/Ornaghi_aula1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334879398776845266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 130px; CURSOR: hand; HEIGHT: 153px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglMjDuks9I/AAAAAAAAAdw/eF_0E0yr6OQ/s400/Ornaghi_aula1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Intervistato da Il Sussidiario.it, il Prof. Ornaghi sottolinea lo spirito con cui afrontare le prossime elezioni europee.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una sfida politica e una grande partitica culturale: l’appuntamento delle elezioni europee contiene grandi spunti e profonde occasioni di riflessione. Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica e professore di Scienza politica, al tema dell’integrazione politico-istituzionale dell’Europa e al dibattito culturale intorno alla stesura della Costituzione europea ha dedicato molta parte della propria riflessione teorica...&lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=20103"&gt;continua&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-1704765996199327697?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/1704765996199327697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=1704765996199327697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1704765996199327697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1704765996199327697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/ornaghi-leuropa-cristiana-e-la-vera.html' title='Ornaghi: l’Europa cristiana è la vera novità politica e culturale'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SglMjDuks9I/AAAAAAAAAdw/eF_0E0yr6OQ/s72-c/Ornaghi_aula1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3096818926547144101</id><published>2009-05-12T10:33:00.003+02:00</published><updated>2009-05-12T10:45:10.886+02:00</updated><title type='text'>Braggiotti fa acquisti tra i banchieri</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sgk1zQMuhfI/AAAAAAAAAdo/21MeXbnyFIQ/s1600-h/braggiottigerardo_imago_135.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334854388235011570" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 135px; CURSOR: hand; HEIGHT: 104px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sgk1zQMuhfI/AAAAAAAAAdo/21MeXbnyFIQ/s400/braggiottigerardo_imago_135.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Carlo Filippo Brignone&lt;/strong&gt; nominato responsabile della sede piemontese &lt;strong&gt;Banca Leonardo&lt;/strong&gt; prosegue la propria strategia di crescita nell’attività di wealth management con il rafforzamento della struttura di Torino e l’ingresso di Carlo Filippo Brignone. Brignone, 52 anni, torinese, ha una lunga esperienza nell’attività bancaria maturata ricoprendo ruoli professionali e manageriali in Banca Brignone e più recentemente in Gruppo UniCredit. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’ingresso e l’incarico affidato a Carlo Filippo Brignone consentiranno di ampliare ulteriormente l’offerta del Gruppo Banca Leonardo che può già contare su una gamma completa di prodotti e servizi anche per le imprese, tra cui il wealth management, il financial advisory ed i servizi fiduciari di G.B.L. Fiduciaria. Oltre a Brignone, la presenza su Torino si è recentemente rafforzata grazie all’ingresso dei torinesi Gian Domenico Verdun di Cantogno, divenuto Vicepresidente di GBL Fiduciaria e per molti anni Direttore Generale della Banca Brignone, e di Massimo Perazzo, 53 anni, nominato da poco coordinatore delle attività di private banking per Torino e Roma. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al 31 dicembre 2008 Banca Leonardo gestiva nell’area del wealth management asset per 6,5 miliardi nell’ambito della sola clientela privata, in crescita grazie anche agli ottimi risultati raggiunti da Leonardo SGR in attivo su tutti i comparti (fondi aperti, Gpf, Gpm retail, che solo in Italia hanno visto apporti per 257 milioni di euro nel quarto trimestre 2008 – Dato Assogestioni). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3096818926547144101?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3096818926547144101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3096818926547144101' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3096818926547144101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3096818926547144101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/i-banchieri-acquistati-da-braggiotti.html' title='Braggiotti fa acquisti tra i banchieri'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sgk1zQMuhfI/AAAAAAAAAdo/21MeXbnyFIQ/s72-c/braggiottigerardo_imago_135.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4438411950440366142</id><published>2009-05-08T14:46:00.003+02:00</published><updated>2009-05-08T15:04:56.897+02:00</updated><title type='text'>Piroso, futuro uomo Mediaset, divaga su Dago</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgQtRuj8MRI/AAAAAAAAAdg/bf6KFtjfB5M/s1600-h/Piroso.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333437641293312274" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgQtRuj8MRI/AAAAAAAAAdg/bf6KFtjfB5M/s400/Piroso.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Antonello Piroso per &lt;a href="http://www.ilriformista.it/"&gt;"Il Riformista"&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/24357.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chi dice Dago dice danno. E questo dice tutto. Perché il mio lavoro è tutto "d'ago" e filo, un taglia-e-cuci come neanche il miglior chirurgo estetico con la peggio matrona romana. Aggiungo subito che non penso a Mariasaura Angiolillo, sennò la prossima volta che vado con il banchetto sotto casa sua a promuovere un libro, mi fa fare i gavettoni (di champagne) dai pakistani di servizio.&lt;br /&gt;Mi si può incrociare in rare occasioni ai vernissage di giovani artisti, tipo quelli che rovesciano il chili con carne su una tela e poi dicono che è un'installazione che esprime il disagio della società contemporanea. Il resto del tempo lo passo nell'eremo di Camaldoli, e da lì assisto con atteggiamento zen alla fine del mondo, tra Pd, Pdl e il mio Pc.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/240360.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono nato lookologo - infatti di solito sono abbigliato in modo minimalista, un incrocio tra un semaforo e un'insegna luminosa di Times Square - a "Quelli della Notte" con Renzo Arbore nell'85, ma già poco tempo dopo anticipai la caduta del Muro di Berlino (che precedette quella del Muro di Bettino, tirato giù a testate da Tonino "scarpe grosse e cervello fino", fino a dove non si sa perché spesso il Nostro fa il wrestling con la lingua italiana).&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/72131.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Scrissi infatti un agile volumetto dal titolo: "Come vivere, e bene, senza i comunisti". Aho', incredibile a dirsi, si è avverato tutto: i "rossi" sono scomparsi dal Parlamento e non se ne sente la mancanza, se non alle feste in cui comparivano i Bertynights, scortati dal badante Mario D'Urso. Certo, c'è l'associazione Red di Baffino di Ferro, ma più che altro è un'evocazione cromatica, un apostrofo colorato tra le parole da skipper "M'avete cazzato la randa!".&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/61122.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il riferimento alla passione nautica del lìder Maximo mi consente di spiegare il perché io sia arrivato a mettere in piedi il sito più cliccato d'Italia. Avvenne nel 2000, quando scrissi sull'Espresso che Patrizio Bertelli, vincitore della Louis Vuitton Cup con Luna Rossa e quindi finalista in Coppa America, dopo una visita dell'Avvocato perse tutte le gare. Mi chiesi: «Non sarà che Agnelli porta sfiga?». Se avessi scritto "gufare" non sarebbe accaduto nulla. Ma "porta sfiga" non me lo perdonarono. E si ritorse contro di me, perché mi chiusero la rubrica (l'editore era il Principe Caracciolo, cognato di Gianni). Fu allora che nostra Palomba dei miracoli, Barbarella, mi diede un consiglio: ma perché non apri un sito e scrivi un po' quello che ti pare? E luce fu. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il gusto per il gossip, in realtà, l'ho avuto fin da quando con Arbore scrivemmo nell'86 "Il peggio di Novella". Ovvero, l'antesignano del "Cafonal" 2008, un campionario di donne sfigurate dal botox e da uomini con tragedie tricologiche in testa, che nemmeno il Cavaliere del Cialis ha mai conosciuto, immortalati per i posteri da Umberto Pizzi (&amp;amp; Fichi), che ne ha viste davvero di cotte e di crude, e che a differenza di me ha un cuore, tanto da essersi tenuto nel cassetto la foto a distanza ravvicinata della figlia di un noto imprenditore mentre si fa, in tutto relax, un bel "cannone di Navarrone". Ebbene, ne "Il peggio" demmo il meglio di noi.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/212388.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel glossario scrivemmo che all'espressione del settimanale «Leggero cambiamento di fisionomia» corrispondeva «un'autentica metamorfosi dovuta a malaccorti discepoli di Pitanguy con cambiamento o spostamento del naso, asportazioni di lobi, esportazioni di labbra, stiramento del retro guancia, tiraggio delle occhiaie, affetta tura del girocollo, parziale sottrazione del doppio, triplo e quadruplo mento». Dopo la pubblicazione fummo aggrediti da una damazza che pensava ci fossimo riferiti a lei. Renzo la fissò e poi, con il suo fare sornione da vero gentiluomo del Sud, rispose educatamente: «Signora, se avessimo pensato alla sua persona, avremmo scritto più brevemente che lei è così racchia che ha le borse sopra gli occhi». &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La nobildonna fu colpita da improvvisa paresi, rimase a bocca aperta e si dissolse sbavando. Spiegammo anche che se Novella 2000 scriveva «i due sono legati da affettuosa amicizia», sottintendeva: «Trattasi di due noti amanti bigami che fornicano furiosamente da mesi con piena soddisfazione di entrambi», e così via, irridendo intellettuali, artisti, industriali e starlettine varie.&lt;br /&gt;In fondo, Dagospia nasce da lì e da altre mie intuizioni, come il libro "Chi è, chi non è, chi si crede di essere: il vizionario dei nomi famosi", che per me segna la fine ideale dei memorabili, ingiustamente vituperati anni Ottanta. Il decennio successivo si aprì con la storica rissa chez Ferrara: fui chiamato a commentare il fenomeno del vecchio Sgarbone. Lui, il "vate a perdere", insofferente alle mie critiche - ora lo posso dire: da vero rompicoglioni - mi tirò dell'acqua minerale, e io gli mollai uno schiaffo, sotto lo sguardo ghignante di Corrado Guzzanti che, su un trespolo, era truccato come il "pallore gonfiato".&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7985/232929.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Maddalena Letta con Pizzi&amp;amp;Dago - Copyright Pizzi &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il successo di oggi ha dunque radici antiche, e si basa soprattutto sulla fortuna di soprannomi e giochi di parole che sforno a getto continuo: "Etere e catetere", "Piero Grissino", "Roma Godona", "Luchino di Montiparioli" (serve identikit?), "l'Affeffato Tronchetto della felicità" (idem), "Scarpe diem" (Dieguito Della Valle), "Kit Cat" (Flavio Cattaneo), "Flebuccio De Bortoli", "Lap-o Dance" (facile), "Stappa il Prodino", "Pierfurby Casini", "Daniela Santa-de-che", "Cossiga sulla biga", "Panciera gialla" (Arbore e Boncompagni), "Giovanna d'orco" (Irene Pivetti), "Ponzio Pelato" (Paolo Mieli), "Il pelo nell'ovvio" (Francesco Alberoni), "Walter-loo", "Il pio Bondi" o "Don ab-bondi", "Su-Dario", "Sado-Masi" (il nuovo dg della Rai), "Mao-Tre-Mont", "Berluscolinensinainciusol" (all rait) e, naturalmente, "Roberto Disgustino".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(estratto dall'articolo che Roberto D'Agostino ha scritto per il domenicale del Sole24Ore)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[08-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4438411950440366142?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4438411950440366142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4438411950440366142' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4438411950440366142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4438411950440366142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/piroso-futuro-uomo-mediaset-divaga-su.html' title='Piroso, futuro uomo Mediaset, divaga su Dago'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgQtRuj8MRI/AAAAAAAAAdg/bf6KFtjfB5M/s72-c/Piroso.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8865310156468166387</id><published>2009-05-08T09:31:00.001+02:00</published><updated>2009-05-08T09:32:30.703+02:00</updated><title type='text'>Grasso: Alla «Annozero university» la parata del giornalismo-moralismo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Tra il caricaturismo di Daumier e le allucinazioni grottesche di Grosz&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per un’intera, noiosa puntata, si fa giornalismo legato ai problemi della gente&lt;br /&gt;La puntata di Annozero: «Complotto» (da Rai)Meno male che Michele c’è. E meno male che ci sono anche Marco Travaglio, Sandro Ruotolo, Alex Stille, la prode inviata Monica; se no, non sapremmo cos’è la libera informazione, la schiena dritta, il coraggio di sventare complotti e fiabe. Si limitassero a fare il loro lavoro, che a volte è persino apprezzabile, non ci sarebbe nulla da dire. Ma come aprono bocca, i Santoro boys sentono il dovere di indossare il manto da parata del giornalista-moralista: vi diciamo la verità e vi diciamo anche che voi, che non la pensate come noi, siete dei poveretti asserviti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il primo bersaglio grosso di «Annozero» sono le veline, o presunte tali, che sono state candidate alle Europee, il secondo Noemi Letizia, quella di «papi Silvio», il terzo è la famosa intervista a Veronica Lario letta da Monica Guerritore (lo scoop sarebbe stato il contrario), il quarto... Per vari motivi — economici, istituzionali, etici — l’Italia non sta vivendo un gran momento: la rappresentazione che diamo del nostro Paese è qualcosa che sta tra il caricaturismo di Daumier e le allucinazioni grottesche di Grosz. Ma mandare tre grossi camion della Rai per un collegamento del segugio Ruotolo davanti al ristorante della festa di Noemi significa soltanto alimentare questa rappresentazione, con la presunzione in più di fare del grande giornalismo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per dire: il prof. Alex Stille della Columbia University vuole uscire dal cattivo gusto cavalcato finora dalla discussione per parlare di abuso di potere e comincia a parlare di una valletta tv. Alla Santoro University invece, per un’intera, noiosa puntata, si fa giornalismo legato ai problemi della gente: il gossip su una diciottenne, il rapporto di Berlusconi con le donne, la vita di Elio Letizia ma niente buco della serratura, per carità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Aldo Grasso08 maggio 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8865310156468166387?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8865310156468166387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8865310156468166387' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8865310156468166387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8865310156468166387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/grasso-alla-annozero-university-la.html' title='Grasso: Alla «Annozero university» la parata del giornalismo-moralismo'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3032293323751465161</id><published>2009-05-08T09:06:00.004+02:00</published><updated>2009-05-08T09:17:19.012+02:00</updated><title type='text'>Ritanna Armeni antropologa della sinistra</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgPcAl0Ek1I/AAAAAAAAAdY/L6C3jhNSgZs/s1600-h/armeni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333348286445425490" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 330px; CURSOR: hand; HEIGHT: 141px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgPcAl0Ek1I/AAAAAAAAAdY/L6C3jhNSgZs/s400/armeni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Gianni Agnelli, "ci sono due tipi di uomini: quelli che parlano delle donne e quelli che parlano con le donne; io appartengo alla seconda specie".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Dopo il prologo, allego quest'interessante intervista a Ritanna Armeni, che la dice lunga sulla sinistra puzzona e sine-nobilitate, quella con la erre moscia e il doppio cognome, intercalato dal "De...".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Lettura consigliata, "Perchè siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori..." di Luca Ricolfi.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Laura Cesaretti per &lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.ilvelino.it/"&gt;&lt;strong&gt;"Il Velino"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Alla sinistra italiana non farebbe male frequentare qualche salotto in meno e qualche normale festa di compleanno della periferia napoletana in più». Ritanna Armeni è fieramente di sinistra (a lungo portavoce di Fausto Bertinotti, prima di debuttare in tv come conduttrice di Otto e mezzo assieme a Giuliano Ferrara) e orgogliosamente femminista, certo non sospettabile di indulgenze verso il berlusconismo. Ma lo «snobismo» di chi arriccia il naso davanti alle foto del premier che brinda con nonne e cuochi a Casoria non le va giù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con chi ce l'ha, Armeni?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Mi ha colpito, guardando Porta a porta, quel rimprovero del direttore del Corriere a Berlusconi: un presidente del Consiglio che va alle feste e si fa fotografare con un tipo con la maglietta "song' e Napoli" non va bene, lo ha ammonito. Non so cosa voti Ferruccio de Bortoli, ma in quel caso ha fatto la classica parte di una certa sinistra snob ed élitaria, secondo la quale con il popolo meno ci si mischia e meglio è».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Contestazione sbagliata, secondo lei?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Al premier si possono rimproverare tante cose, figuriamoci, ma questa proprio no: lui in mezzo alla gente ci sta, ai compleanni ci va e saluta pure i cuochi nei ristoranti, e fa bene. Contrapporgli il bon ton delle forchette d'argento, come fa - forse inconsapevolmente, ed è peggio - una certa sinistra è insensato per chi fa politica. E infatti... ».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Infatti cosa?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Il centrosinistra italiano si sveglia sotto choc perché legge nei sondaggi che gli operai non votano più loro ma il centrodestra. Ma invece di chiedersi come fa un metalmeccanico a votare Berlusconi, dovrebbero chiedersi cosa hanno fatto loro per smettere di prendere quei voti. O perché sono addirittura spariti dall'immaginario politico degli strati popolari».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7956/245366.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E da che dipende?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Dagli eccessi di politicismo e di tecnocrazia del centrosinistra. E anche dalla sua mancanza di contatto, di vicinanza fisica alle persone. I corpi contano, conta vedere come mangia e in che case vive la gente se si vuol entrare in sintonia, creare una simpateticità che a Berlusconi riesce e alla sinistra no. Ciò detto, il populismo del premier ha anche un lato molto negativo: ha rinunciato ad ogni funzione pedagogica che la politica deve avere. E il suo rapporto con le donne è rivelatore».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cosa rivela?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Berlusconi incarna una concezione molto rétro e profondamente maschilista della donna, peraltro assai diffusa. E che grazie a lui ha trovato una nuova, grande legittimazione. Fino a un po' di tempo fa era giudicato socialmente impresentabile dire "bella gnocca" di una leader politica o chiedere "posso palparla?" a una signora appena incontrata. Ma se lo dice il premier, lo possono dire tutti. Diventa addirittura simpatico. La novità è che al suo modello maschile corrisponde un nuovo modello femminile: le cosiddette "veline" di Berlusconi non sono poverette che subiscono, ma donne che consapevolmente stanno al gioco per ottenere dei vantaggi. Lui non fa politica sul corpo delle donne, ma con il loro corpo. Consenziente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[07-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3032293323751465161?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3032293323751465161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3032293323751465161' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3032293323751465161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3032293323751465161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/ritanna-armeni-antropologa-della.html' title='Ritanna Armeni antropologa della sinistra'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgPcAl0Ek1I/AAAAAAAAAdY/L6C3jhNSgZs/s72-c/armeni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4664203753558886499</id><published>2009-05-07T12:12:00.003+02:00</published><updated>2009-05-07T12:19:35.912+02:00</updated><title type='text'>Concorrenza sana anche tra Fondi Sovrani?</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgK1p8u59yI/AAAAAAAAAdQ/I_tY0HmhADE/s1600-h/SovereignWealthFund.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333024641042216738" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 189px; CURSOR: hand; HEIGHT: 147px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgK1p8u59yI/AAAAAAAAAdQ/I_tY0HmhADE/s320/SovereignWealthFund.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Approfondimento del Finacial Times sui Fondi del Golfo&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Abu Dhabi multiplies investment arms&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;By &lt;strong&gt;Andrew England and Roula Khalaf&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On the surface, a luxury German carmaker, an English football team, a New York landmark and a troubled British bank may seem to have little in common. But in the Gulf, each one has come to represent the increasing ambitions of Abu Dhabi.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://markets.ft.com/tearsheets/performance.asp?s=de:DAI" symbol="de:DAI"&gt;Daimler&lt;/a&gt;, Manchester City, the Chrysler Building, and &lt;a href="http://markets.ft.com/tearsheets/performance.asp?s=uk:BARC" symbol="uk:BARC"&gt;Barclays&lt;/a&gt; are among a growing list of global assets that have been the target of a multibillion shopping spree by various state entities acting on behalf of the oil-rich emirate. Some $15bn has been invested overseas by the emirate’s funds in the past six months.&lt;br /&gt;As Abu Dhabi entities are more aggressively courted by international companies desperate for capital during the economic crisis questions have been raised about the extent of co-ordination between the various funds and also whether the diversity heightens the risk of Abu Dhabi overplaying its hand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Some financial analysts see the burgeoning stable of investment vehicles – there are at least eight of them – not only as a reflection of different strategies but also an illustration of the influence of the various members of the ruling al-Nahyan family and their lieutenants.&lt;br /&gt;Analysts consider the more traditional investors, such as the Abu Dhabi Investment Authority (ADIA), as falling under Sheikh Khalifa bin Zayed al-Nahyan, the president of the United Arab Emirates and Abu Dhabi’s ruler. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;The more interventionist funds are more closely associated with his younger half- brother and crown prince, Sheikh Mohamed bin Zayed. He is considered the architect of Abu Dhabi’s more ambitious development in recent years, including in tourism and culture, and is dubbed the chief executive officer of Abu Dhabi Inc. He is chairman of Mubadala, a highly visible investment vehicle, and the executive council, the emirate’s key policymaking body.&lt;br /&gt;Meanwhile, Sheikh Mansour, the ambitious 38-year-old full brother of the crown prince, appears to be acting at times in his personal capacity but at others as part of Abu Dhabi Inc. He bought Manchester City and is chairman of the International Petroleum Investment Company (IPIC) – the most active of the funds recently.&lt;br /&gt;“If you want to optimise you need some sort of transparency and clarity on who does what,” says an Abu Dhabi-based banker. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;EDITOR’S CHOICE&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ft.com/cms/s/0/197e16f2-399b-11de-b82d-00144feabdc0.html?nclick_check=1"&gt;Abu Dhabi’s family business&lt;/a&gt; - May-05&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ft.com/cms/s/0/cffb43ca-3039-11de-88e3-00144feabdc0.html"&gt;Abu Dhabi sovereign fund releases first report&lt;/a&gt; - Apr-23&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A similar trend in nearby Dubai in recent years generated fierce competition between government-backed investment funds, which went on a borrowing spree to grab high-profile deals but contributed to the emirate’s recent financial woes. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Government officials in Abu Dhabi, the richest of the seven city-states in the UAE, play down the concerns, and hint that there is a higher council that keeps track of all investments by the various vehicles.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“All these companies are implementing our bigger picture, which is to leverage our experience, our money and our success,” says one official. “If we have two world class companies doing this work from Abu Dhabi, what is wrong with that?”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Just a few years ago, ADIA – thought to be the world’s largest sovereign wealth fund – was the focal point of businessmen and political delegations who headed to the wealthy emirate in search of a deal. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;But as the emirate has embarked on a massive development plan it has cloned its best creation, to produce a multitude of investment vehicles hungry for overseas deals.&lt;br /&gt;The conservative ADIA takes small stakes in largely listed companies and rarely creates noise about its deals – the exception was its ill-fated $7.5bn investment in Citigroup in November 2007. Some of the newcomers are bolder. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;One of the most notable changes has been the activity of IPIC, an old fund that once quietly invested in energy-related businesses but has taken on a new face. Displaying a new aggressiveness, it has spent billions of dollars on investments, including the €1.95bn acquisition of a 9.1 per cent stake in Daimler that it bought through Aabar, another investment company IPIC controls. It also claims the $3.5bn investment in Barclays, even though officials at the time said it was a private investment by Sheikh Mansour. That investment, however, is expected to be soon moved away from IPIC, according to Moody’s, which rated the company this week, and understands that IPIC was merely the vehicle chosen to do the transaction.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;But to some the IPIC/Barclays deal illustrates the difficulty understanding the relationships between individuals, the ruling family and the government.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Officials argue that investment vehicles should not be judged as like-for-like entities, with ADIA seen as the “money chest” for the future and concentrating on securing long-term returns without seeking active management in the companies it invests in. Abu Dhabi’s development, the officials say, requires at times more active and nimble vehicles, particularly as the emirate tries to tap into the expertise of international groups and import their technology.&lt;br /&gt;This was indeed the raison d’être of Mubadala, set up in 2002 with a mandate not only to seek a return on investment but also to attract businesses to Abu Dhabi and help diversify the emirate’s economy.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Its early deals included a project to pipe gas from Qatar to the UAE and acquiring a 5 per cent stake in Ferrari. More recently, it teamed up with &lt;a href="http://markets.ft.com/tearsheets/performance.asp?s=us:GE" symbol="us:GE"&gt;General Electric&lt;/a&gt; to set up an Abu Dhabi-based global commercial financial services company, with each committing $4bn in the joint venture over the next three years.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;But Mubadala has a particularly broad mandate and its portfolio stretches across an increasingly wide range of sectors, from health to telecoms, to aerospace and finance. Over the past six months, it has invested in US real estate, hotel and technology companies.&lt;br /&gt;The strategies of several other investment funds are also difficult to pin down. For example, the Abu Dhabi Investment Council was created two years ago to focus on domestic and regional investment. It took in ADIA’s holdings in local assets, including banks.&lt;br /&gt;But it also raised eyebrows with the high-profile acquisition last year of New York’s Chrysler Building and is now deemed to have an international mandate. It has also been linked to the battle for the ownership of the car company Opel. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Bankers in Abu Dhabi expect that after an initial period of activity, the various funds will emerge with more focused strategies.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Our understanding is there is likely to be a clarification and a clearer segregation of the roles of the different entities during 2009,” says one banker. “I think these things were given a good head start and a brief and people have interpreted the brief ... So there is now a need for clarity.”&lt;br /&gt;He argues that the power structure in Abu Dhabi should not be compared with Dubai and its system of competition between an elite group of executives that form an inner circle around that emirate’s ruler.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“In Dubai you have had people competing for the same attention and the same money. Down here you have got a number of people from the same family who need to agree with each other and need to act with a common vision most of the time,” says the banker. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ft.com/servicestools/help/copyright"&gt;Copyright&lt;/a&gt; The Financial Times Limited 2009&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4664203753558886499?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4664203753558886499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4664203753558886499' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4664203753558886499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4664203753558886499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/concorrenza-sana-anche-tra-fondi.html' title='Concorrenza sana anche tra Fondi Sovrani?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgK1p8u59yI/AAAAAAAAAdQ/I_tY0HmhADE/s72-c/SovereignWealthFund.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2921897344257920238</id><published>2009-05-07T11:47:00.003+02:00</published><updated>2009-05-07T12:05:20.444+02:00</updated><title type='text'>Il ritorno di un Braggiotti nell' ex gioiello di Cuccia</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKyTECSsaI/AAAAAAAAAdI/B0YfgbIHv_o/s1600-h/gerardo+braggiotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333020949330702754" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 188px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKyTECSsaI/AAAAAAAAAdI/B0YfgbIHv_o/s320/gerardo+braggiotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Propongo &lt;strong&gt;un pezzo del Corriere del 2002&lt;/strong&gt;...&lt;strong&gt;per approfondire su Braggiotti&lt;/strong&gt;, poi Banca Leonardo, il cui padre Enrico è stato &lt;a href="http://www.nuovosistemafieramilano.it/rassegna/0/out/20090414/LDKP8.tif.pdf"&gt;intervistato dal Sole24Ore il 14 aprile 2009 sul futuro delle banche conmmerciali&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/10/ritorno_Braggiotti_nell_gioiello_Cuccia_co_0_0209106082.shtml"&gt;Si prepara una rinascita del «blasone» Comit per l' area che seguirà la finanza d' impresa &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dovrebbero integrarsi le iniziative di consulenza e quelle di credito vero e proprio&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;MILANO - Dicono che già prima dell' estate un progetto di alleanza tra IntesaBci e Lazard Italia fosse allo studio. Una strategia, quella di un rafforzamento nel settore delle attività di corporate e marchant banking, presente fin dall' inizio nei piani della fusione tra Intesa (Ambroveneto-Cariplo) e Comit. Ed è un' amicizia antica quella tra l' amministratore delegato della banca milanese, Corrado Passera, e l' amministratore delegato della Lazard Italia, Arnaldo Borghesi. Ma sono anche altri due i destini che torneranno a incrociarsi con la nascita del nuovo asse italo-francese. Quello di Gerardo Braggiotti, che della banca d' affari transalpina è il numero due e responsabile operativo per l' Europa continentale, con la Banca Commerciale, a lungo guidata dal padre Enrico. La strategia messa a punto da Passera prevede infatti di rispolverare il blasone della Comit, l' ex banca d' interesse nazionale fusa in Intesa e rimasta un po' disorientata in questi anni di integrazione. Chiuso il capitolo della storica presenza in America Latina, il marchio della Commerciale appare infatti candidato a diventare il nuovo polo delle attività di corporate banking del gruppo. Che poi erano la principale dote dell' istituto milanese, con oltre un milione di clienti imprese. E Braggiotti e Borghesi giocheranno un ruolo anche in questa partita di rivalorizzazione del marchio sul fronte delle aziende. Una cosa è certa: l' operazione Lazard, ha detto ieri Passera, mette insieme «un gruppo di persone valide che acquisiremo, come Braggiotti e Borghesi, che lavoreranno non solo nella joint venture ma anche nella corporate bank». Del resto Lazard conosce molto bene le due realtà per essere stata, con Mediobanca, alla fine del 2000 consulente della fusione tra i due gruppi milanesi. E l' anno scorso la maison italiana ha realizzato 25 operazioni per un controvalore di oltre 35 miliardi di euro. Come dire: dietro l' alleanza si svela l' idea di creare un circuito tra l' attività di consulenza e l' attività di credito vera e propria. Che mette a questo punto l' asse Intesa-Lazard in diretta competizione con Mediobanca. E proprio dalle fila dell' istituto di Piazzetta Cuccia viene Braggiotti, uscito traumaticamente nel ' 97 e da allora spesso superconsigliere sul fronte opposto rispetto alla banca milanese, dalla Telecom di Franco Bernabè contro l' Opa di Roberto Colaninno all' operazione Italenergia di Fiat-Edf su Montedison. Ma c' è chi si spinge molto più in là: da sempre a Parigi il Crédit Agricole (primo socio di IntesaBci) e Lazard sono considerati due interlocutori molto vicini. Così il possibile ingresso della banca presieduta da Giovanni Bazoli con il 3% nella maison parigina fa correre la fantasia fino a ipotizzare in un futuro un asse ancora più stretto, magari a tre, sulla linea Milano-Parigi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;di Nicola Saldutti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pagina 21(10 settembre 2002) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2921897344257920238?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2921897344257920238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2921897344257920238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2921897344257920238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2921897344257920238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/il-ritorno-di-un-braggiotti-nell-ex.html' title='Il ritorno di un Braggiotti nell&apos; ex gioiello di Cuccia'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKyTECSsaI/AAAAAAAAAdI/B0YfgbIHv_o/s72-c/gerardo+braggiotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-5826124995568883458</id><published>2009-05-07T09:01:00.002+02:00</published><updated>2009-05-07T09:03:57.565+02:00</updated><title type='text'>«Liberate i pianisti classici»</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKHtyS8SxI/AAAAAAAAAdA/kuEM7rQEMTU/s1600-h/jarret.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5332974129425173266" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 369px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKHtyS8SxI/AAAAAAAAAdA/kuEM7rQEMTU/s400/jarret.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La provocazione di Jarrett &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il jazzista americano: la fedeltà allo spartito li porta alla pazzia &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;JarrettMILANO — Keith Jarrett il bambino prodigio che disse no a Nadia Boulan&amp;shy;ger, una delle più grandi insegnanti di musica del Novecento, che lo voleva co&amp;shy;me allievo. Keith Jarrett il pianista che da un quarantennio gira il mondo im&amp;shy;provvisando tra jazz, classica e blues, agitandosi, canticchiando la musica che sente nascere nella sua testa, liti&amp;shy;gando con il pubblico (celebri gli insul&amp;shy;ti lanciati dal palco di Umbria Jazz 2007, immortalati su YouTube, che pro&amp;shy;vocarono boicottaggi di molti fan). Kei&amp;shy;th Jarrett che pretende di avere delle stufe sul palco se l’aria condizionata è troppo potente. Keith Jarrett l’america&amp;shy;no di Allentown, Pennsylvania, 64 an&amp;shy;ni domani, che lunedì 18 maggio sarà per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli, data unica, in quello che è già uno degli eventi musicali dell’an&amp;shy;no, ha fama di personaggio difficile, schivo, poco o nulla «mediatico». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma Jarrett ha parlato a lungo con il Corrie&amp;shy;re al telefono dalla sua casa-fattoria di Union, New Jersey, per spiegare che il pubblico scambia la sua concentrazio&amp;shy;ne per arroganza, che ascoltare i più grandi pianisti classici non lo stimola, che Herbie Hancock non capisce il pia&amp;shy;noforte, e molto altro. Jarrett parla co&amp;shy;me suona: non per frasi o paragrafi ma per lunghi movimenti, e non ama esse&amp;shy;re interrotto. Ecco dunque, senza inter&amp;shy;ruzioni, quello che ha detto al Corriere. «I pianisti classici non hanno uno sfogo per tutta quella musica che han&amp;shy;no dentro. E allora cercano di mettere qualcosa di personale dentro Mozart, o Beethoven, uno sforzo terribile. Io suo&amp;shy;no Bach o Händel alla lettera, la 'mia visione' non esiste. Ma quando improv&amp;shy;viso sono completamente libero. I più grandi pianisti del mondo tengono la loro immaginazione al guinzaglio per&amp;shy;ché hanno sempre davanti quello spar&amp;shy;tito. Allora io dico: liberateli. Il mio amico Vladimir Ashkenazy mi ha rac&amp;shy;contato che suo padre suonava il piano nei cinema ai tempi del muto: improv&amp;shy;visava sempre. 'Io non sarei capace', mi ha detto. Dovrebbe ritirarsi per me&amp;shy;si e entrare in una forma mentis com&amp;shy;pletamente diversa. Ecco perché i gran&amp;shy;di pianisti rischiano la schizofrenia. Lo stress produce un modo di suonare meccanico, la fedeltà è una trappola: io cerco di non essere fedele nemmeno a me stesso — il cervello è ingannatore, le dita gli dicono cose che, da solo, non immaginerebbe mai». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Dicono che maltratto il pubblico ma non hanno capito che tocca a loro chiudere il cerchio disegnato da me: ho bisogno del pubblico al punto che in sala d’incisione mi manca. Suono la musica che nasce nella mia testa e se c’è troppo rumore, non parliamo dei flash dei videofonini, non riesco più a sentirla, quella musica. Il mio pubblico ideale è 'succoso'. Ha ragione Emma&amp;shy;nuel Ax, altro grande pianista classico, quando dice che il pubblico della clas&amp;shy;sica è troppo silenzioso. Sono più ordi&amp;shy;nati, ma non migliori del pubblico jazz. Non ho un pubblico ideale, ma in Giappone c’è rispetto e partecipazione sincera. Tre mesi fa a New York, alla Carnegie Hall, silenzio totale nei pianis&amp;shy;simo, fruscii e colpi di tosse e altri 'se&amp;shy;gni di vita' quando le dinamiche diven&amp;shy;tavano più intense, era come respirare all’unisono. Alla Scala nel ’95 fu un’al&amp;shy;tra bella serata: spero che a Napoli, nel teatro dove da Rossini in poi sono passati tutti i più grandi, potremo vivere tutti insieme un’altra notte da ricor&amp;shy;dare. Arriverò almeno tre giorni prima, come faccio sempre, perché non ho bisogno di prova&amp;shy;re ma di camminare per le strade, ascoltare i rumori. La musica di una città è nel&amp;shy;la sua aria: basta saperla ascoltare. Ecco perché la glo&amp;shy;balizzazione è così terribile: un solo mondo, una sola lin&amp;shy;gua? Una noia inimmaginabile. Un’altra cosa incredibilmente vacua so&amp;shy;no gli anniversari dei compositori, una fissazione della musica classica». &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;«Non si può capire Bach senza una conoscenza profonda del clavicemba&amp;shy;lo, ma l’evoluzione è nemica della pa&amp;shy;dronanza tecnica. Il pianoforte non è cambiato dal diciannovesimo secolo a oggi, e questo è un bene. Herbie Han&amp;shy;cock pensa che l’elettronica aiuti la mu&amp;shy;sica, ma il suo pianoforte elettrico non sarà mai paragonabile a uno Steinway, mai. Sostenere che il pianoforte è obso&amp;shy;leto è la negazione della mia visione della musica. Suonare è un atto estre&amp;shy;mo, voglio trascendere le possibilità fi&amp;shy;siche del mio piano, voglio che suoni come una voce umana, come una chi&amp;shy;tarra, come un uccellino. Per questo amo tanto la musica del vostro Ferruc&amp;shy;cio Busoni e soprattutto il secondo con&amp;shy;certo per pianoforte di Béla Bartók: per&amp;shy;ché chiedono al piano più di quanto possa fisicamente dare, quando finisci sei sudato come una bestia. Tento sem&amp;shy;pre di andare oltre. Le note mi arriva&amp;shy;no come un vapore sottile, come vapo&amp;shy;re acqueo. E io cerco di coglierne la for&amp;shy;ma prima che svaniscano nell’aria». &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Matteo Persivale 07 maggio 2009 - Il Corriere della Sera&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-5826124995568883458?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.corriere.it/spettacoli/09_maggio_07/jarrett_provocazione_pianisti_0c5ff164-3ace-11de-b512-00144f02aabc.shtml' title='«Liberate i pianisti classici»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/5826124995568883458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=5826124995568883458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5826124995568883458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/5826124995568883458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/liberate-i-pianisti-classici.html' title='«Liberate i pianisti classici»'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgKHtyS8SxI/AAAAAAAAAdA/kuEM7rQEMTU/s72-c/jarret.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4968474220984177400</id><published>2009-05-06T15:13:00.002+02:00</published><updated>2009-05-06T15:19:01.764+02:00</updated><title type='text'>Intervista al Mago Dago</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgGOPJQoSrI/AAAAAAAAAc4/tMtHp4glVbQ/s1600-h/dagostino_inf--268x201.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5332699824618228402" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 268px; CURSOR: hand; HEIGHT: 201px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgGOPJQoSrI/AAAAAAAAAc4/tMtHp4glVbQ/s400/dagostino_inf--268x201.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Eleonora Barbieri per&lt;a href="http://www.ilgiornale.it/"&gt; Il Giornale&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dal terrazzo si gode la sua capitale: «Vedi tutta Roma». Più che vederla, la spia. Dago: Roberto D'Agostino, dal quarto piano sul Lungotevere, controlla i movimenti di vip, politici, finanzieri, giornalisti, potenti d'Italia. Poi «taglio, incollo, scrivo, riscrivo»: tutto sul suo sito, Dagospia, che è un po' la bibbia del gossip di palazzo. «Una portineria elettronica» dice lui.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/61760.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Aspetta al terzo piano del suo appartamento, che poi sarebbe la redazione, sommerso fra decine di immaginette sacre, crocifissi, statuine napoletane, copertine che lo ritraggono, pupazzi fetish, parti (intime) del corpo in mostra o in scultura, flipper, la collezione di dischi, un telefono rosa con le piume, fotografie (anche quella gigante della Pampanini con la fetta di prosciutto, simbolo del cafonal), giornali, croci, teschi, scarpe appiccicate al soffitto.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/62777.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da un lato il Tevere e il cupolone di San Pietro, dall'altro piazza Navona e l'Altare della patria. Ma non vuole parlare lì. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Facciamo colazione?». Allora la chiacchierata è a pranzo, sotto un ritrattone - mosaico di Moira Orfei. Nel regno di Dagospia c'è di tutto, è come cliccare sul sito: esce arte, kitsch, risata, eccesso, umorismo, soldi, passioni, sesso, parole, banche, libri, televisione, fotografie. Gli scoop su Telecom e Mediobanca, sulla Rai e sui salotti della Angiolillo, le foto Cafonal dei «morti da fama» e le picconate di Cossiga. C'è perfino una cappella con un'opera di Damien Hirst. «Rappresenta lo scontro tra chiesa e farmacia, fede e scienza, anima e corpo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non dica che va in chiesa...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Invece sì, spesso. Non solo perché sono credente, ma sono profondamente stregato dall'iconografia religiosa. Scendi di casa, giri l'angolo, entri in una chiesa e trovi un Caravaggio, due Bernini e un Guido Reni che ti aspettano. Per me San Pietro e le sue cerimonie sono un grandissimo show che ha preconizzato Las Vegas, Broadway, Les Folies Bergére... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Così va in chiesa... non l'ha mai detto, però. Allora scusi la domanda: che faceva D'Agostino prima di Dagospia?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ho avuto tante vite, e ho sempre cambiato senza problemi... mi annoiavo in fretta. Io sono multiplex, come il cinema».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo dall'inizio: che cosa faceva il suo papà?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Era saldatore alla Breda. Così ho studiato ragioneria. È il mio unico titolo e ne sono orgoglioso. Poi a vent'anni sono entrato alla Cassa di Risparmio di Roma. Era il '68».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/62202.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Era il '68 e lei cominciava a fare il bancario? Non è proprio da rivoluzionario...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma il '68 è stata la fine dei favolosi anni Sessanta. Che erano soprattutto rock: i primi 45 giri dei Beatles e Rolling Stones escono nel '63. Poi Doors, Hendrix, Frank Zappa».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sono i suoi miti di gioventù?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sì, il rock e la cultura beat americana: Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Scusi, ma da Kerouac com'è che poi è arrivato a fare «Bandiera Gialla» con Arbore e Boncompagni?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«"Fare" è una parola grossa. Andavo là, mi sedevo e tifavo. Poi cominciai a scrivere di musica sui giornali. La sera, dopo la banca. Nel '75 sono arrivate la radio private e ho iniziato a fare il disk jockey. Ma la svolta è stata nel '78, con le discoteche».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/23375.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lavorava in discoteca?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Iniziava il cosiddetto riflusso... Eravamo arrivati a un punto in cui o ti compravi una pistola, o ci davi un taglio».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quindi è finito nelle discoteche...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Senza più cortei, il sabato si doveva pur fare qualcosa: e io facevo ballare i compagni. Col rock però. La disco music se l'erano presa i fasci... Comunque lavoravo in questa discoteca, il Titan, al venerdì, sabato e domenica».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sempre dopo la banca...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sì. Però cominciai a scrivere di musica anche per Lotta Continua e l'Europeo. Poi per i femminili. Così ho iniziato a guadagnare abbastanza e ho lasciato la banca».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/26371.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Guadagnava come giornalista o come dj?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Più come dj. Che poi era la mia vera passione. Io sono un fallito... Avrei voluto diventare un musicista rock. Ma non avevo talento per la chitarra e neanche la voce».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma intanto è finito in tv...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Mi ha chiamato Renzo Arbore, che è il mio secondo padre, per Quelli della notte. Non avevo mai fatto tv: finire tutte le sere in diretta... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Uno choc?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sudavo come un cavallo. Non sapevo che fare».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Arbore avrà avuto qualcosa in mente quando l'ha chiamata...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma no. Gli ho detto: farei la look-parade».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E Arbore accettò così, a scatola chiusa?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Mi fece un provino a Villa Borghese: fermavo una persona e le facevo l'esame del look. Da come si vestiva raccontavo ciò che voleva essere, la sua identità immaginaria».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/32932.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E alla fine? Dagospia com'è arrivato?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Per caso. Prima c'è stato l'Espresso: scrivevo sempre di costume, società e mutande. E poi avevo una rubrica, Spia. Ma capitò un incidente di percorso... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Che cosa è successo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Scrissi che l'avvocato Agnelli portava sfiga. Non dovevo. Allora ho aggiunto il mio prefisso ed è nato Dagospia. È stata la mia amica Barbara Palombelli a suggerirmi di aprire un sito. Ci misi i soldi da solo, una trentina di milioni. Era il maggio del 2000».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/62698.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E come ha fatto un sito, a quell'epoca, a diventare un fenomeno?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Per caso e per caos. Sono partito con le mie solite cronache mondane, ma dopo una settimana scoprii che i naviganti erano più interessati a Tatò e Geronzi che a Madonna e Pippo Baudo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Affari, finanza, politica, media... Li ha scoperti per caso?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ho scoperto che erano gli altri ad aver bisogno di Dagospia: ai personaggi di quel mondo il sito serviva per lanciare quelle notizie che non trovavano spazio sui giornali».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lei vuol far credere che non ne sapeva nulla?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma se non avevo mai nemmeno letto Il Sole-24 Ore... Che ne sapevo di Mibtel, Ebit... Che me ne fregava, poi».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E come se la cavò così alla grande?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Intervenne Cossiga coi retroscena su Mediobanca».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un colpo da niente...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Nessuno scriveva mai di Cuccia. Io ne parlavo alla pari di un Maurizio Costanzo».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Riceve tante richieste, telefonate, segnalazioni...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Dagospia è una grande piazza su internet: tutti si incontrano e si scambiano le informazioni. Io faccio solo il collettore. Come una portineria elettronica».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/88910.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/87312.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I soprannomi sono uno dei pezzi forti del sito. Daniela Santadechè, Pierfurby Casini, Lobby continua, Sergio Marpionne...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«L'ultimo è Sado-Masi... Bello no? Comunque ecco, io non faccio i dieci comandamenti del giorno. Anche perché quello che oggi è dramma, domani è farsa».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Molto romano... Andreotti ha spiegato che la capacità di sdrammatizzare gli veniva dal suo essere di Roma...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma sì. Noi a Roma abbiamo il Vaticano... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E quindi?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Se uno dice: hai visto Obama? Il romano ha la risposta: 'sti cazzi. Tradotto in italiano educato, non confondiamo mai la cronaca con la storia. Per i milanesi Obama è storia, per noi romani è cronaca».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cioè?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Roma ha una regola, che è il succo dell'andreottismo: perché escludere quando si può aggiungere?».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/92228.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cos'è, l'elogio dell'inciucio?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Voi lo chiamate così... Ma il principio è: mai escludere, altrimenti ti crei un nemico in casa. E, prima o poi, il nemico cercherà di farti fuori».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non è paraculismo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«No, è realismo. Vuoi volare? E allora ti servono due ali, una sola non basta. Altrimenti è un fratricidio: come nel Pd di oggi... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma lei è democristiano... Non era di sinistra?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«E Franceschini da dove arriva?».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma Franceschini è ora...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«E Prodi? E la Bindi? Ed Enrico Letta?».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Insomma è democristiano?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Macché, sono romano. Cioè: tra la destra e la sinistra, preferisco il centro storico. La Dc è stata solo un contenitore, Roma è uno stato mentale».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/241255.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;Ammetterà che questo stato mentale ha dei difetti...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma gli scandali, le mazzette, il traffico sono solo cronaca. Anche Dagospia è così: quello che oggi metto in rete muore stasera e tutto rinasce domani mattina... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Eh però a volte qualcuno si arrabbia davvero...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma io rispondo: la notizia è infondata? La tolgo. Non è mica scritta sulla pietra».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Allora si offendono? Quanti?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Tanti. Ma faccio pace».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Con Sgarbi non ha fatto pace, però...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Niente da fare. Lui se n'è fregato. Pensa solo a se stesso. Sgarbi ha un ego così grosso che se lo piglia per mano e ci va a spasso, sembra che siano in due, invece è da solo. Non gli importa, ma fa bene, così non spreca energie».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/60783.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;A lei invece è rimasto un po' qua, pare...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Un po'. Perché dopo ho pagato: per anni i giornali mi hanno considerato un'icona del trash in tv».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cafonal, no? Ora vogliono anche trasformare la rubrica di Dagospia in un film. Che cos'è il cafonalesimo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ne siamo tutti impregnati... Cafonal non deriva da cafone ma dalla parodia di "capital". Tutti vogliono essere quello che non sono».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È tutto finto?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Tutti recitano una propria fiction. Alla Pirandello: uno, nessuno e centomila. Quando usciamo di casa apparteniamo tutti alla società dello spettacolo, a un caravanserraglio fatto di feste col calicino e la volpetta al collo, quello che si abbuffa, quello che dorme, che si scaccola... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Va ancora alle feste?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Grazie al cielo non m'invitano più...».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/44411.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'emblema del cafonal?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Guardi che siamo tutti cafonal. E non è solo italiano. Prendiamo il bling blin di un parvenu come Sarkozy. O lo stile stracafonal di Michelle Obama».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E lei? È cafonal?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Come no? Sono il primo».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/61496.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma il codino? Non se lo taglierà mai?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Forse lo taglierò. Ma io ho delle manie stagionali... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per esempio?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ora ho quella dei tatuaggi. Ne ho appena fatto uno sull'avambraccio».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ci ha scritto Dagospia, con la bombetta...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Bello, no? Marchiato come un vitello. E ora ne sto facendo uno sulla schiena. Una croce enorme, effetto pelle lacerata. Le mostro un foto... ».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Orribile...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«A me piace. C'è il sangue».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7878/44346.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Appunto... Dicono che anche Dagospia abbia i suoi intoccabili: Arbore, la Palombelli...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma sono i miei migliori amici. Lei scriverebbe male dei suoi più cari amici?».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Certo che no. Ma i miei non sono famosi...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma quando li ho conosciuti non erano famosi, Barbara l'ho incontrata nel '72, Arbore nel '65».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Insomma niente feste, snobba le telefonate. Ma a cena coi potenti ci va qualche volta o no? O sono solo leggende?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Ma sì, qualche volta... parliamo... Mica han la febbre suina. Anche se alcuni sono dei maiali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[06-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4968474220984177400?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4968474220984177400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4968474220984177400' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4968474220984177400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4968474220984177400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/intervista-al-mago-dago.html' title='Intervista al Mago Dago'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgGOPJQoSrI/AAAAAAAAAc4/tMtHp4glVbQ/s72-c/dagostino_inf--268x201.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-1520416093069952031</id><published>2009-05-06T14:06:00.004+02:00</published><updated>2009-05-06T14:11:41.936+02:00</updated><title type='text'>Marco Fortis e il PIL</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgF9pgEqB_I/AAAAAAAAAcw/vxMaPWsjmWU/s1600-h/fortis.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5332681585720952818" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 360px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgF9pgEqB_I/AAAAAAAAAcw/vxMaPWsjmWU/s400/fortis.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perché i “gufi” ci tormentano ancora con la caduta del Pil? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Intervista a &lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/intervistati.aspx?iniziale=F#_150"&gt;Marco Fortis &lt;/a&gt;per il Sussidiario&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;mercoledì 6 maggio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni fa li avremmo chiamati i paesi “più industrializzati”. Oggi invece sono il gruppo dei paesi che, dopo l’implosione del sistema finanziario, «stanno tappando i buchi privati con soldi pubblici», dice Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. Ma l’Italia non è tra questi e gli ultimi dati della Commissione Ue sul rapporto deficit/Pil e sulla disoccupazione mettono il nostro paese nelle posizioni più virtuose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Professore, alcuni dati di marzo riguardanti i nostri ordinativi dell’industria hanno diffuso un certo ottimismo. Poi però il Fmi e l’Ocse hanno diffuso dati peggiorativi sulla nostra economia: Pil 2009 a -4,4% e debito pubblico al 120% del Pil nel 2010. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Come dobbiamo orientarci in questa ridda di cifre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ci sono molteplici indicatori di breve periodo e indicatori qualitativi - ricavati da interviste con operatori e consumatori, indicatori elaborati dall’Ocse sulla base di questi indici di confidenza, come l’indicatore di fiducia dei consumatori pubblicato dall’Isae - che mostrano effettivamente una situazione nella quale sembra profilarsi un arresto della caduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E questi dati vanno letti nell’ambito del contesto globalmente negativo dell’economia mondiale.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Esatto. Basta prestare attenzione al semplice fatto che gli Usa valgono da soli un quarto del Pil mondiale e se il loro mercato va in crisi, con consumi di beni durevoli in forte calo e cantieri ai minimi storici dai tempi del ’29, ebbene in queste condizioni pensare che il mondo potesse rimanere fuori della crisi Usa è stata una grande utopia. Dopo il crollo verticale delle produzioni industriali, dato dal fatto che tutti gli operatori delle filiere distributive e commerciali a livello mondiale hanno ridotto le scorte in maniera inconsueta, spaventati dal credit crunch, lo svuotamento simultaneo dei magazzini ha provocato contraccolpi formidabili nella produzione industriale e nel commercio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A suo avviso dunque dove sta “andando” la crisi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli indicatori portano a ritenere che la crisi possa aver raggiunto il suo apice. Quel che si tratta di capire è quali strascichi avrà la crisi su quel che rimane del 2009 e soprattutto sul 2010. Ma quando si guardano le cose più da vicino si vede come dati uguali possono legittimare più interpretazioni. Cominciamo per esempio dal 2009. L’Ocse prevede un calo del Pil italiano - in linea con le valutazioni fatte ieri dalla Commissione Ue - del 4,3%, il Fmi quindici giorni fa lo ha stimato del 4,4% esattamente come la Commissione, -4,4%. Sembra esserci una concordanza, poi se andiamo a vedere la spiegazione della caduta diventa tutto più difficile…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’Ocse attribuisce la maggior parte dell’influenza negativa alla caduta dei consumi privati, stimata in Italia del -3% nel 2009. Gli Usa, che pure attraversano una crisi su tutti i fonti, hanno consumi in calo ma del -2,4%. E in Gran Bretagna il calo consumi delle famiglie è del -2,2%. Ebbene, l’Ocse prevede che nei due paesi che hanno accusato più di tutti gli effetti della crisi, i consumi caleranno meno che in Italia! Al tempo stesso la commissione Ue dà un calo dei consumi privati in Italia nel 2009 solo dell’1,7%. Come è possibile un calo del Pil nelle previsioni Ocse, Fmi e Ue con ipotesi sui consumi così diverse? Ma perché la Commissione Ue prevede che il calo del Pil italiano sia più legato al calo dell’export e degli investimenti privati, che non ad una caduta dei consumi. Ma è legittimo qualche dubbio….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei quali conclusioni ne trae?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direi così: smettiamo di tormentarci per altri sei mesi su quanto cadrà il Pil italiano… secondo me tra un po’ cominceremo a vedere i segni di un’inversione di tendenza e nel corso dell’anno i dati denoteranno un graduale miglioramento. Guardi, non voglio dare giudizi contro questi malcapitati “professionisti della previsione”, che sono costretti a dipingere un affresco per così dire a lume di candela. Preferisco basarmi su dati previsionali più facili, quelli riguardanti la disoccupazione per esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Proprio la Commissione Ue stima per l’Italia una disoccupazione del 9,4% nel 2010. Quanto ci penalizzerà il costo e quindi il disavanzo derivante dal massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una precisazione mi sembra doverosa. È vero, nel 2010 potremmo avere una disoccupazione del 9,4% cioè tre punti in più rispetto al 6,1% del 2007. Ma gli Stati Uniti vedranno un aumento di quasi 6 punti, dal 4,6% del 2007 al 10,2% del 2010. Idem o quasi per la Gran Bretagna. Cioè la nostra disoccupazione sarà la più bassa, dopo quella del Giappone, tra Usa, Regno Unito, Germania Francia e Spagna. Per quanto riguarda il nostro deficit di bilancio, anche se lo si può commentare come un aggravamento della situazione poiché il rapporto deficit/Pil del 2010 è dato a -4,8%, esso è quello che cresce di meno rispetto a quello degli altri paesi citati. Molti dei quali stanno tappando i buchi privati con soldi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le cifre diffuse non intaccano la bontà del nostro modello produttivo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non direi. Il nostro modello di sviluppo ha nell’economia delle famiglie e nell’economia delle imprese i suoi due grandi punti di forza indiscutibili. Certo è che nel nostro modello complessivo non ci sono solo imprese, famiglie, distretti e territori, ma anche la pubblica amministrazione, il divario nord-sud, lo spreco delle risorse e la burocrazia. Sono tante le cose da correggere. Ma se rimaniamo sul côté dell’economia reale, allora non possiamo certo dire che questo modello esca sconfitto; tutt’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come si stanno comportando le nostre imprese di fronte alla crisi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanno reagendo bene, per esempio non ricorrono in maniera smodata agli ammortizzatori: nel primo trimestre del 2009 il monte ore di Cig autorizzata in provincia di Torino è stato di 3 milioni di ore superiore a quello dell’intero Nordest cioè di quattro regioni italiane. Che, a prevalenza di piccole e medie imprese, hanno fatto ricorso a 10 milioni di ore. Il che vuol dire che la Fiat si è tutelata ma non aveva alternative, ma anche che la nostra impresa ricorre alla Cig solo se costretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A proposito di Torino, professore?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marchionne ha messo in campo una grande vision, supportato anche dal presidente Montezemolo, una scelta non facile ma coerente con le sue affermazioni di valutazione del mercato dell’auto. E tanto più lungimirante se pensiamo che sarà difficile in futuro fare acquisizioni a costi così bassi come ora. Una partita molto coraggiosa giocata su scala mondiale, che dobbiamo augurarci vada in porto nel migliore dei modi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa cambierà?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cambierà tutto: il nuovo gruppo che preconizza Marchionne sarà fatalmente guidato da un management misto. È comprensibile che destino perplessità le condizioni finanziarie di Fiat, ma Marchionne ha un piano che prevede l’esternalizzazione dell’auto e anche la situazione finanziaria sarà diversa da quella attuale, facendo di Fiat quasi una public company. Dovesse nascere questo gruppo non totalmente italiano ma tecnologicamente innovativo, in cui Fiat ha una grossa parte di proprietà, verremmo a completare una sorta di “ribilanciamento” verso la grande impresa della struttura della nostra industria. Sarebbe il rilancio in grande di una vocazione industriale che abbiamo sempre avuto nella meccanica e nella motoristica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-1520416093069952031?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=19410' title='Marco Fortis e il PIL'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/1520416093069952031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=1520416093069952031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1520416093069952031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1520416093069952031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/marco-fortis.html' title='Marco Fortis e il PIL'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SgF9pgEqB_I/AAAAAAAAAcw/vxMaPWsjmWU/s72-c/fortis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2089191748679813673</id><published>2009-05-04T14:23:00.002+02:00</published><updated>2009-05-04T14:26:24.294+02:00</updated><title type='text'>Libertà di stampa - intervista a Giuliano Ferrara</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7e5Gsc4XI/AAAAAAAAAco/spgNp3QA1uY/s1600-h/ferrara.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331944081484210546" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7e5Gsc4XI/AAAAAAAAAco/spgNp3QA1uY/s400/ferrara.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Eugenio Bruno per &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/"&gt;"Il Sole 24 Ore"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il problema della libertà di stampa in Italia, se c'è, riguarda l'informazione tv e il suo duopolio. Dunque, l'unica soluzione è privatizzare la Rai. A sostenerlo è Giuliano Ferrara, direttore del Foglio e conduttore di "Ne parliamo con l'elefante"su Radio 24. Che attinge anche al suo recente passato di aspirante deputato per dire di «essersi sentito in un Paese libero». Non solo parzialmente.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7770/18355.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Direttore cosa prova a vedere l'Italia appaiata a Tonga?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La prima questione riguarda i criteri di giudizio su cui si fonda la classifica. Dico subito che non me ne intendo e non sono in grado di decifrarla. A quanto pare il problema principale è la concentrazione nella proprietà dei media e l'intreccio con il potere politico. Ma questa spiegazione per la carta stampata non regge. Abbiamo la proprietà Fiat per la Stampa, quella bancocentrica per il Corriere della Sera, Confindustria per Il Sole 24 Ore. E poi il gruppo De Benedetti, il Giornale della famiglia Berlusconi e una serie infinita di piccole testate vicine. Il punto vero è la tv.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In che senso?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando vedo Marco Travaglio che recita nel vecchio stile dell'Eiar parlando del premier a L'Aquila mi viene da ridere. Ma aldilà di questo c'è un servilismo psicologico diffuso. A volte servilismo e ribellismo sono due facce della stessa medaglia. Dico che bisogna essere seri. Gli inglesi hanno l'informazione televisiva pubblica da sempre fuori dall'orbita del governo. La Bbc è sotto la custodia dell'opinione pubblica, anche se a volte non mi piace affatto la sua deriva terzomondista o filopalestinese. Da noi la Rai non è così, è amministrata da un condominio consociativo a cui partecipano tutti i partiti, con quote maggiori o minori. E questo non è un modello sano.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7770/19202.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Immaginare anche da noi un modello Bbc è un'utopia?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci vuole una forte capacità dell'opinione pubblica e bisogna disfarsi del potere di ingerenza della classe politica ad esempio attraverso la commissione parlamentare di vigilanza. Berlusconi, che non è un fesso, ha creato una competizione a due. Ha fatto i suoi interessi facendo anche quelli dell'intero sistema televisivo. Da quando però è sceso in politica e a maggior ragione da quando è capo del governo bisogna riconoscere che l'anomalia c'è. Detto ciò Freedom house non coglie com'è la nostra informazione televisiva.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E com'è?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' servile con Berlusconi e con chiunque eserciti il potere. Ma lo è con giudizio. Faccio un esempio: quando ho presentato la mia lista anti-abortista alle politiche, che è poi finita in un insuccesso, mi sono sentito in un Paese libero. Sono testimone diretto che alla fine c'è l'apertura verso il diverso.&lt;br /&gt;Ma come se ne esce?La privatizzazione della Rai è l'unico fattore di liberalizzazione che esista. Insieme ai contributi pubblici. Quattordici anni fa ho fondato un piccolo giornale, il Foglio, che si fonda su pubblicità e sovvenzioni pubbliche. È una cosa importante che altrove non c'è. Non sono schiavo dello Stato. Lo Stato si limita a erogarmi contributi che coprono un terzo dei costi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;[04-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2089191748679813673?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2089191748679813673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2089191748679813673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2089191748679813673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2089191748679813673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/liberta-di-stampa-intervista-giuliano.html' title='Libertà di stampa - intervista a Giuliano Ferrara'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7e5Gsc4XI/AAAAAAAAAco/spgNp3QA1uY/s72-c/ferrara.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-6137477336201269269</id><published>2009-05-04T14:19:00.002+02:00</published><updated>2009-05-04T14:22:04.268+02:00</updated><title type='text'>Giri di poltrone: Bazoli-Benessia-Guzzetti?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7d5VKIm2I/AAAAAAAAAcg/jlZT9uB-4Q4/s1600-h/GiovanniBazoli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331942985855179618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; CURSOR: hand; HEIGHT: 285px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7d5VKIm2I/AAAAAAAAAcg/jlZT9uB-4Q4/s400/GiovanniBazoli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Michele Arnese ed Elena Bonanni per &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/"&gt;Il Foglio.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ieri si è tenuta l'assemblea dei soci di Intesa Sanpaolo per l'approvazione dei conti 2008. Ma le attenzioni di tutti sono già concentrate sull'assetto azionario e di vertice della prima banca italiana. Le grandi manovre su Ca' de Sass guardano al 2010, per il rinnovo degli organi sociali. In ambienti finanziari milanesi c'è chi scommette su un colpo di scena: l'uscita di Giovanni Bazoli, artefice dell'aggregazione insieme con Enrico Salza.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-7734/37165.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I rumors che provengono da personalità non avverse al bazolismo sostengono che il banchiere bresciano potrebbe passare allo Ior, l'Istituto opere religiose, la "banca" del Vaticano. Alla guida dell'Istituto c'è Angelo Caloia, riservato banchiere settantenne che proviene dal mondo della finanza bianca proprio come Bazoli, di cui è stato amico e collaboratore di vecchia data. Caloia è arrivato allo Ior nel 1989, ha risanato l'istituto dopo il caso di Marcinkus, e il suo incarico scade tra la fine 2009 e gli inizi del 2010.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un possibile candidato è Ettore Gotti Tedeschi, numero uno del Santander in Italia ed editorialista dell'Osservatore Romano. Ma si fanno i nomi anche di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia, e di Piero Melazzini, presidente della Popolare di Sondrio. In questo scenario la soluzione di compromesso, e per molti versi continuista, indica in Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri e numero uno della Fondazione Cariplo, il successore di Bazoli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Proprio gli enti creditizi, come gli altri soci di Ca' de Sass, sono in movimento. L'obiettivo è quello di guadagnare peso negli organi sociali. La Compagnia di Sanpaolo ha annunciato l'intenzione di salire al 9,89 per cento del capitale (dal 7,96 per cento). Pochi giorni prima a sparigliare le carte era stato l'accordo a sorpresa tra Generali e il Crédit Agricole (che è però già sotto la lente dell'Antitrust).&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-7734/29892.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;I due partner storici di Intesa hanno infatti costituito un patto di consultazione fra soci per il 10,89 per cento del capitale (5,82 per cento Generali e 5,07 per cento i francesi) che prevede la presentazione di una lista comune per la nomina del prossimo consiglio di sorveglianza della banca e possibili candidature comuni nel consiglio di gestione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Certo, la mossa della Compagnia non è direttamente legata alle manovre triestine: "E' piuttosto il frutto di un'insoddisfazione, anche verso Bazoli, per come Intesa ha trascurato e poi scontentato le aspettative torinesi nella fusione", dice al Foglio il saggista Giancarlo Galli, autore degli "Gnomi della finanza" (Einaudi). Da ambienti torinesi si fa notare come l'attivismo di Angelo Benessia, presidente della Compagnia San Paolo, abbia come obiettivo Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa. Per sostituirlo o per indicare un'altra personalità piemontese? Si vedrà.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-7734/101879.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Non tragga però in inganno il fatto che l'accordo Generali-Crédit Agricole sia stato gestito mediaticamente da Antoine Bernheim, il presidente del Leone che non ha perso l'occasione per assicurare il suo appoggio all'amico Bazoli (anche Bernheim scade nel 2010). "L'impronta della mossa Generali-Agricole è geronziana", commenta Galli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Spiega al Foglio Claudio Cacciamani, docente di Gestione delle imprese assicurative all'Università di Parma: "Con la possibilità di far acquisire peso alla partecipazione di Generali, Mediobanca potrebbe avere una maggiore presa sulla governance di Intesa. In tal modo può prevenire azioni strategiche ostili nelle operazioni di finanza straordinaria".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Come dire: essere il secondo azionista attraverso Generali dà la possibilità a Mediobanca di prevenire invasioni di campo da parte di Intesa. Non si dimentichino i precedenti con cui Ca' de Sass ha lasciato il proprio biglietto da visita come banca di sistema (da Telecom ad Alitalia), ruolo storicamente rivestito da Piazzetta Cuccia e che ora Cesare Geronzi punta a riconquistare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Se l'accordo va nella direzione di controbilanciare il peso delle numerose fondazioni azioniste di Intesa, è proprio all'interno della compagine delle Casse di risparmio che si sta aprendo la prima breccia. Da un lato Giovanni Guzzetti, presidente di Cariplo (4,68 per cento di Intesa), continua a ribadire che "tra i presidenti delle cinque maggiori fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo c'è grande sintonia".&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-7734/22912.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dall'altro, la Fondazione Cariparma (1,5 per cento), che è partner del Crédit Agricole con il 15 per cento nell'istituto parmense, è destinata a seguire le scelte dei soci francesi. Comunque i rapporti di forza, in vista del rinnovo dei vertici, saranno influenzati anche dalla politica, dice Galli: "Così come è successo con la nomina di Massimo Ponzellini alla Bpm, anche per Intesa non potrà non avere un peso la parola del governo. E di Giulio Tremonti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[02-05-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-6137477336201269269?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/6137477336201269269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=6137477336201269269' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6137477336201269269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/6137477336201269269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/giri-di-poltrone-bazoli-benessia.html' title='Giri di poltrone: Bazoli-Benessia-Guzzetti?'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf7d5VKIm2I/AAAAAAAAAcg/jlZT9uB-4Q4/s72-c/GiovanniBazoli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2848504963115288</id><published>2009-05-04T09:24:00.003+02:00</published><updated>2009-05-04T09:25:59.123+02:00</updated><title type='text'>Milano ha perso l'establishment</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf6YgvSkP-I/AAAAAAAAAcY/V_OggaRjJBs/s1600-h/robertoMazzottapopolaredimilano.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331866697070821346" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 160px; CURSOR: hand; HEIGHT: 184px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf6YgvSkP-I/AAAAAAAAAcY/V_OggaRjJBs/s320/robertoMazzottapopolaredimilano.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Roberto Mazzotta al Corriere della Sera - 1° maggio 2009&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come trova la Milano di oggi?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;«Ha perso un establishment e non è ancora riuscita a sostituirlo con uno nuovo. Ha il pro&amp;shy;blema dell’adeguamento istituzionale: senza un governo metropolitano, Milano non ha fu&amp;shy;turo. Perde colpi nelle infrastrutture: è impen&amp;shy;sabile che un imprenditore milanese per vola&amp;shy;re all’estero debba passare da Roma o Zurigo. Deve internazionalizzarsi, puntando sulle ec&amp;shy;cellenze: l’università, la ricerca. Soprattutto, manca una regia. Nella politica, nella cultura, nelle imprese. Appunto, un establishment. Pu&amp;shy;re il Corriere dovrebbe muoversi, perché dal futuro di Milano dipende anche il suo». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2848504963115288?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2848504963115288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2848504963115288' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2848504963115288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2848504963115288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/05/milano-ha-perso-lestablishment.html' title='Milano ha perso l&apos;establishment'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sf6YgvSkP-I/AAAAAAAAAcY/V_OggaRjJBs/s72-c/robertoMazzottapopolaredimilano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4577035474013780858</id><published>2009-04-29T15:52:00.001+02:00</published><updated>2009-04-29T15:55:36.433+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfhcVMki4tI/AAAAAAAAAcQ/lsEO7J9FwFc/s1600-h/varvelli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330111678214496978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 123px; CURSOR: hand; HEIGHT: 181px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfhcVMki4tI/AAAAAAAAAcQ/lsEO7J9FwFc/s400/varvelli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#ff6600;"&gt;"Libia e Italia: relazione privilegiata?"&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il dibattito trae spunto della pubblicazione del volume di Arturo Varvelli "L'Italia e l'ascesa di Gheddafi. La cacciata degli italiani, le armi e il petrolio" (1969-1974)" (Baldini Castoldi Dalai). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;5 maggio, ore 18.15, presso l'ISPI a Palazzo Clerici (Via Clerici, 5 - Milano). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4577035474013780858?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4577035474013780858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4577035474013780858' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4577035474013780858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4577035474013780858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/libia-e-italia-relazione-privilegiata.html' title=''/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfhcVMki4tI/AAAAAAAAAcQ/lsEO7J9FwFc/s72-c/varvelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-7934521029034612305</id><published>2009-04-28T11:33:00.004+02:00</published><updated>2009-04-28T11:37:57.373+02:00</updated><title type='text'>Come si gestisce una "probabile" notizia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Dal sito del Corriere della Sera&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Verificare per capire come si maneggia, male, una "non notizia". Il tutto in un momento infelice, in cui diffondere balle e opinioni senza alcun fondamento è di un'utilità pari a zero.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Condimento eccezionale: la pubblicità al Tamiflu.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Grande Corriere della Sera!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OCCHIELLO: «mi hanno prescritto il Tamiflu e ora sto molto meglio»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TITOLO: «Non riuscivo a muovermi dal letto»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOTTOTITOLO: La testimonianza alla Bbc di una donna inglese che ha probabilmente contratto la febbre suina in Messico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MILANO - «Da un momento all'altro sono arrivate nausea e febbre molto alta. Poi non sono riuscita a muovermi dal letto per una settimana intera». Inizia così il racconto di Tansy Huws, una giovane donna londinese che si è trasferita in Messico, dove ha probabilmente contratto la febbre suina. «Vivevo in Messico solo da tre settimane - ha raccontato alla Bbc, come si legge sul sito dell'emittente - e i sintomi sono iniziati domenica scorsa». Nausea e febbre altissima improvvise.&lt;br /&gt;DIVERSA DA NORMALE INFLUENZA - «Non sono riuscita a muovermi per tutta la settimana: venerdì notte ho ricevuto una chiamata da un'amica, preoccupata per non avermi visto in giro - spiega -. Quando le ho descritto i miei sintomi, lei mi ha detto di chiamare l'ambasciata britannica e loro mi hanno detto di telefonare all'ospedale. Qui mi hanno raccomandato di non prendere alcun farmaco, per evitare di confondere i sintomi e per poter fare una diagnosi. Sono andata in ospedale sabato mattina, c'era molta gente che aspettava di essere diagnosticata». «&lt;strong&gt;Il test è stato molto semplice - dice la Huws -, mi hanno chiesto alcune cose e mi hanno misurato la pressione, poi mi hanno prescritto il Tamiflu e ora sto molto meglio. Ho chiesto in ospedale se fosse davvero influenza suina, ma non sono stati molto chiari. Penso che l'influenza suina sia molto diversa da quella normale, perché non riuscivo proprio a muovermi dal letto. Credo che le persone davvero malate non siano in grado di andare in ospedale. Ci riescono solo quelli che non hanno davvero il virus suino&lt;/strong&gt;».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-7934521029034612305?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_27/febbre_suina_testimonianza_donna_messico_bbc_1f85c378-3339-11de-b34f-00144f02aabc_print.html' title='Come si gestisce una &quot;probabile&quot; notizia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/7934521029034612305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=7934521029034612305' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7934521029034612305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7934521029034612305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/come-si-gestisce-una-probabile-notizia.html' title='Come si gestisce una &quot;probabile&quot; notizia'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3651492848532798757</id><published>2009-04-27T11:36:00.003+02:00</published><updated>2009-04-27T11:41:34.382+02:00</updated><title type='text'>Marina Natale nuovo Cfo Unicredit</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfV9ICcYVuI/AAAAAAAAAcI/Dr__o8YHXT8/s1600-h/natale-marina-imagoeconomica-324x230.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329303311111182050" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 324px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfV9ICcYVuI/AAAAAAAAAcI/Dr__o8YHXT8/s400/natale-marina-imagoeconomica-324x230.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco qualche passo del cursus honorun di Mariana Natale...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;16 LUGLIO 2008 - Sole24Ore &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Donne e finanza, la Natale di UniCredit&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Poco nota al grande pubblico, Marina Natale ha lavorato finora lontano dai fari delle cronache guidando, per conto dell'UniCredit di Profumo, la task force che negli ultimi dieci anni ha realizzato tutte le principali acquisizioni italiane e, soprattutto estere, della banca (da Pekao a Hvb). Malgrado l'ancor giovane età, la Natale fa parte dello "squadrone" iniziale che Profumo trovò al suo arrivo al Credito Italiano. Da ieri il board ha deciso di valorizzarla ancora di più, cooptandola nel «management committee» e assegnandole la guida della divisione private banking di UniCredit Group. È la prima donna ad assumere un posto di prima fila nel top management di una grande banca. Ma nessuno, come sanno tutti quelli che l'hanno avuta come controparte in una trattativa, pensi a una concessione alle pari opportunità. (Al.G.) 16 LUGLIO 2008&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La banca non commenta (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 22 apr - &lt;a title="Marina Natale" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/marina-natale/"&gt;Marina Natale&lt;/a&gt;, attualmente a capo della &lt;a title="divisione Private Banking" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/divisione-private-banking/"&gt;divisione Private Banking&lt;/a&gt; di Unciredit, dovrebbe subentrare a &lt;a title="Ranieri De Marchis" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/ranieri-de-marchis/"&gt;Ranieri De Marchis&lt;/a&gt; come &lt;a title="chief financial officer" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/chief-financial-officer/"&gt;chief financial officer&lt;/a&gt;. Lo afferma il quotidiano tedesco 'Handelsblatt' citando fonti finanziarie secondo le quali &lt;a title="De Marchis" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/de-marchis/"&gt;De Marchis&lt;/a&gt; andrebbe alla divisione auditing. La banca non ha voluto commentare, osserva il giornale, aggiungendo che la decisione potrebbe essere presa la prossima settimana, il 28 aprile, alla vigilia dell'assemblea degli azionisti. Le fonti attribuiscono la possibile uscita di scena di De Marchis alle 'ire' degli investitori, estremamente critici rispetto all'aumento di capitale di oltre 6 miliardi di euro annunciato lo scorso autunno, che aveva colto totalmente di sorpresa il mercato. Il nervosismo degli investitori non aveva risparmiato neppure il numero uno, &lt;a title="Alessandro Profumo" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/alessandro-profumo/"&gt;Alessandro Profumo&lt;/a&gt;. Natale, entrata nel &lt;a title="gruppo Unicredit" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/gruppo-unicredit/"&gt;gruppo Unicredit&lt;/a&gt; nel gennaio 1988 (allora &lt;a title="Credito Italiano" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/credito-italiano/"&gt;Credito Italiano&lt;/a&gt;), e' stata alla guida della &lt;a title="task force" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/task-force/"&gt;task force&lt;/a&gt; che negli ultimi 10 anni ha realizzato tutte le principali acquisizioni italiane ed estere di Unicredit, da Pekao a Hvb. E' anche la prima donna che copre un posto di prima fila nel &lt;a title="top management" href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/22-aprile-2009/top-management/"&gt;top management&lt;/a&gt; di una grande banca. Red-pal- (RADIOCOR) 22-04-09 14:46:24 (0243) 5 NNNN&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3651492848532798757?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3651492848532798757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3651492848532798757' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3651492848532798757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3651492848532798757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/marina-natale-nuovo-cfo-unicredit.html' title='Marina Natale nuovo Cfo Unicredit'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfV9ICcYVuI/AAAAAAAAAcI/Dr__o8YHXT8/s72-c/natale-marina-imagoeconomica-324x230.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3378671359179567112</id><published>2009-04-24T12:39:00.002+02:00</published><updated>2009-04-24T12:44:07.979+02:00</updated><title type='text'>Ne azzeccassero mai una</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGX8g3ZjJI/AAAAAAAAAcA/JjQNQwOEb6A/s1600-h/boeri2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328206900026248338" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 153px; CURSOR: hand; HEIGHT: 209px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGX8g3ZjJI/AAAAAAAAAcA/JjQNQwOEb6A/s320/boeri2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;ItaliaOggi&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Numero 097 pag. 1 del 24/4/2009&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;di Franco Bechis &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli economisti? Un bluff. Un libro svela tutte le loro previsioni fallite &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vi ricordate i mutui subprime americani? «La crisi è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria (...) L'economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda». Parola di Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera del 4 agosto 2007. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla stessa data Tito Boeri su Repubblica accusava i risparmiatori delle turbolenze sui mercati: «Alla radice c'è la bassa alfabetizzazione delle famiglie», che non sanno calcolare i loro debiti. Analisi strampalate. Previsioni mai azzeccate. La crisi ha sollevato il velo sugli economisti: sono un bluff. Lo denuncia impietosamente un clamoroso libro di Marco Cobianchi, giornalista di Panorama, che uscirà il 27 aprile...(...) Certo, a catastrofe non annunciata poi esplosa, molti di loro hanno alzato le barricate. Come Giangiacomo Mardozzi e Marco Onado che insieme hanno scritto “E' fuorviante pensare che la funzione degli economisti fosse quella di prevedere la crisi esattamente nelle forme e nelle dimensioni che ha assunto”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quindi, d'ora in avanti è d'obbligo non farsi “fuorviare” da qualsiasi loro vaticinio. Va bene, nessuno ha capito o anticipato quel che stiamo vivendo in questi mesi. Ma anche quando non si tratta di fare gli indovini, lo spettacolo è desolante: i più grandi e rispettati economisti italiani e internazionali fanno una fatica terribile a mettere d'accordo le loro idee con se stessi, ormai tragicamente travolti da una realtà che non comprendono. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vera chicca del libro-denuncia è una lettera di un operaio, il signor Gaetano Romano che si era sciroppato su La Voce.info una serie di articoli delle più grandi firme sul fallimento delle banche e finanziarie Usa: “Gentile professore Giavazzi, sono solo un metallurgico con scarse cognizioni di economia. Sarei grato se venisse spiegato perché lasciare fallire la Lehman dimostra la vitalità del capitalismo mentre i salvataggi di Bear Stearns, Freddy &amp;amp; Fannie o Aig... pure. Non ho alcun intento polemico, ma solo tanta confusione”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' Cobianchi a sintetizzare in poche righe (con tutte le citazioni a supporto) cosa aveva provocato la confusione del povero metallurgico: “Prima Giavazzi ha affermato che non ci sarebbe stata la crisi, poi ha detto che ce ne era un po', poi dirà che per superarla bisogna dare più soldi alle banche, ma esulta se una banca fallisce, poi ha detto che ci siamo, possiamo fare fallire anche la più grande assicurazione del mondo e infine, quando invece viene salvata, ha detto che tutto sommato hanno fatto bene a salvarla”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Amen &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Franco Bechis &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3378671359179567112?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3378671359179567112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3378671359179567112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3378671359179567112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3378671359179567112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/ne-azzeccassero-mai-una.html' title='Ne azzeccassero mai una'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGX8g3ZjJI/AAAAAAAAAcA/JjQNQwOEb6A/s72-c/boeri2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-7316903303463757736</id><published>2009-04-24T12:32:00.003+02:00</published><updated>2009-04-24T12:39:04.663+02:00</updated><title type='text'>Vive la crise des économistes!</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGWsF8-dwI/AAAAAAAAAb4/dewzN3MPzxM/s1600-h/giavazzi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328205518412347138" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 231px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGWsF8-dwI/AAAAAAAAAb4/dewzN3MPzxM/s320/giavazzi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Franco Bechis per &lt;a href="http://www.italiaoggi.it/"&gt;Italia Oggi&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7447/17712.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Vi ricordate i mutui subprime americani? «La crisi è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria (...) L'economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda». Parola di Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera del 4 agosto 2007.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Alla stessa data Tito Boeri su Repubblica accusava i risparmiatori delle turbolenze sui mercati: «Alla radice c'è la bassa alfabetizzazione delle famiglie», che non sanno calcolare i loro debiti. Analisi strampalate. Previsioni mai azzeccate. La crisi ha sollevato il velo sugli economisti: sono un bluff. Lo denuncia impietosamente un clamoroso libro di Marco Cobianchi, giornalista di Panorama, che uscirà il 27 aprile.&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7447/70240.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Certo, a catastrofe non annunciata poi esplosa, molti di loro hanno alzato le barricate. Come Giangiacomo Mardozzi e Marco Onado che insieme hanno scritto "E' fuorviante pensare che la funzione degli economisti fosse quella di prevedere la crisi esattamente nelle forme e nelle dimensioni che ha assunto". Quindi, d'ora in avanti è d'obbligo non farsi "fuorviare" da qualsiasi loro vaticinio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Va bene, nessuno ha capito o anticipato quel che stiamo vivendo in questi mesi. Ma anche quando non si tratta di fare gli indovini, lo spettacolo è desolante: i più grandi e rispettati economisti italiani e internazionali fanno una fatica terribile a mettere d'accordo le loro idee con se stessi, ormai tragicamente travolti da una realtà che non comprendono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La vera chicca del libro-denuncia è una lettera di un operaio, il signor Gaetano Romano che si era sciroppato su La Voce.info una serie di articoli delle più grandi firme sul fallimento delle banche e finanziarie Usa: "Gentile professore Giavazzi, sono solo un metallurgico con scarse cognizioni di economia. Sarei grato se venisse spiegato perché lasciare fallire la Lehman dimostra la vitalità del capitalismo mentre i salvataggi di Bear Stearns, Freddy &amp;amp; Fannie o Aig... pure. Non ho alcun intento polemico, ma solo tanta confusione".&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7447/34471.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' Cobianchi a sintetizzare in poche righe (con tutte le citazioni a supporto) cosa aveva provocato la confusione del povero metallurgico: "Prima Giavazzi ha affermato che non ci sarebbe stata la crisi, poi ha detto che ce ne era un po', poi dirà che per superarla bisogna dare più soldi alle banche, ma esulta se una banca fallisce, poi ha detto che ci siamo, possiamo fare fallire anche la più grande assicurazione del mondo e infine, quando invece viene salvata, ha detto che tutto sommato hanno fatto bene a salvarla". Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[24-04-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-7316903303463757736?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/7316903303463757736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=7316903303463757736' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7316903303463757736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7316903303463757736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/vive-la-crise-des-economistes.html' title='Vive la crise des économistes!'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfGWsF8-dwI/AAAAAAAAAb4/dewzN3MPzxM/s72-c/giavazzi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-1678263977538940862</id><published>2009-04-23T14:34:00.002+02:00</published><updated>2009-04-23T14:37:27.475+02:00</updated><title type='text'>Realpolitik vaticana</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfBhAEZVhiI/AAAAAAAAAbw/t9Y1LRRyefs/s1600-h/papa01G.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327865012987201058" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfBhAEZVhiI/AAAAAAAAAbw/t9Y1LRRyefs/s400/papa01G.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Galeazzi per &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;"La Stampa"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il Papa indossa la kefiah di Arafat nel giorno in cui il ministro israeliano che organizza il suo arrivo in Terra Santa gli chiede di non ricevere in Vaticano il sindaco di Hamas. A piazza San Pietro, davanti a 40 mila fedeli, Benedetto XVI si è messo sulle spalle il telo bianco e nero simbolo del patriottismo palestinese.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7407/244257.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ieri a fine udienza due ragazzi di Betlemme hanno regalato a Benedetto XVI la tradizionale sciarpa-copricapo: un anticipo di Terra Santa arrivato in Vaticano dalla parrocchia di «Campo dei pastori», mentre il Papa si prepara a partire, tra due settimane, per Giordania, Israele e Territori palestinesi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Agli inizi del Novecento la kefiah fu associata alla rivolta araba al punto da indurre l'esercito britannico ad imprigionare ogni palestinese che la portasse. In seguito si determinò una distinzione in base ai colori. La kefiah bianca e nera (quella indossata ieri dal Pontefice) fu associata all'Olp di Yasser Arafat e ad Al-Fatah.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quella bianca e verde divenne l'emblema dei fondamentalisti islamici di Hamas. Il manto bianco e rosso, invece, rappresenta da decenni il movimento d'ispirazione marxista-comunista per la liberazione della Palestina.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7407/244258.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ieri mattina il Pontefice ha prima stretto la mano a un ragazzo mediorientale che indossava una kefiah, quindi si è messo sul collo un'altra kefiah, dai colori bianco e nero, che una ragazza gli ha offerto srotolandola da un pacco. Dopo qualche istante il segretario personale, monsignor Georg Gaenswein, ha preso il telo dalle spalle del Papa e lo ha messo insieme agli altri doni che il Pontefice ha ricevuto dai pellegrini che celebravano il 25° anniversario della consegna della croce dell'Anno Santo ai giovani del mondo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un'immagine insolita, quella del Papa con la kefiah, che ha fatto immediatamente il giro del mondo proprio nel giorno in cui con un'iniziativa insolita, il ministro israeliano del turismo Stas Misezhnikov (membro di «Israel Beitenu», destra radicale) ha formalmente chiesto a Benedetto XVI di astenersi dal ricevere nei prossimi giorni in Vaticano il sindaco di una cittadina araba della Galilea.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il sindaco di Sakhnin, Mazen Ghanaim, secondo il ministro dello Stato ebraico, «è un sostenitore del terrorismo e un fomentatore di conflitti, il quale agisce contro gli interessi nazionali dello Stato entro il quale egli funge da sindaco». Parole durissime accompagnate dall'appello «a Sua Santità affinché si astenga dal riceverlo».&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7407/244259.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il ministro è il responsabile supremo dei preparativi per la visita di Benedetto XVI in Israele il mese prossimo. La reazione del sindaco Ghanaim non si è fatta attendere. In una lettera inoltrata al premier Benyamin Netanyahu (Likud) ha espresso «sbalordimento» per l'intervento del membro del governo. «È suo dovere mettere fine ad espressioni del genere», ha aggiunto Ghanaim. «Forse Misezhnikov non ha notato che la campagna elettorale di febbraio è finita».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Accennava alla propaganda elettorale di Israel Beitenu, che è stata caratterizzata da toni aspri e critici nei confronti della minoranza araba in Israele. Vive proteste per la sortita del ministro Misezhnikov sono state espresse anche dall'organizzazione Adala che lotta per l'emancipazione della minoranza araba in Israele. Intanto il bianco e nero sulla veste papale passa alla storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[23-04-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-1678263977538940862?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/1678263977538940862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=1678263977538940862' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1678263977538940862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/1678263977538940862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/realpolitik-vaticana.html' title='Realpolitik vaticana'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SfBhAEZVhiI/AAAAAAAAAbw/t9Y1LRRyefs/s72-c/papa01G.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-7517325246661893669</id><published>2009-04-20T17:54:00.002+02:00</published><updated>2009-04-20T17:57:57.772+02:00</updated><title type='text'>Cacciari e la guerra dello sporco</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SeybdEJsumI/AAAAAAAAAbo/0j6MpwW2y-o/s1600-h/Massimo%2520Cacciari.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326803382905387618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 268px; CURSOR: hand; HEIGHT: 201px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SeybdEJsumI/AAAAAAAAAbo/0j6MpwW2y-o/s320/Massimo%2520Cacciari.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"&lt;strong&gt;Venice mayor launches dirty war against other Italian cities&lt;/strong&gt;"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/profile/tomkington" name="&amp;amp;lid={contentTypeByline}{Tom Kington}&amp;amp;lpos={contentTypeByline}{1}"&gt;Tom Kington&lt;/a&gt; in Rome&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.guardian.co.uk/theguardian" name="&amp;amp;lid={contentTypeByline}{The Guardian}&amp;amp;lpos={contentTypeByline}{2}"&gt;The Guardian&lt;/a&gt;, Monday 20 April 2009 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;It started, as many things do, in a fit of pique. &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/travel/venice"&gt;Venice&lt;/a&gt;'s mayor was furious at the steady drip of rancour over the state of his city. According to detractors, the jewel of the Adriatic had become the shame of &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/world/italy"&gt;Italy&lt;/a&gt;, with its litter, illegal street vendors and ubiquitous dog turds.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;But not content with trying to clean up his own city, Massimo Cacciari had a better idea: he mounted an undercover mission to document and publicise the filth of other Italian cities, to show that Venice was no different from its peers. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cacciari said he would be posting on the Venice city website photos he took during an Easter visit to Rome's Piazza Navona and Florence's Santa Maria del Fiore church.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Those complaining obviously don't travel and should understand that they will find illegal vendors, uneducated tourists and garbage there too," said Cacciari, a former philosophy professor. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;He added that he risked falling out with his counterparts in Rome and Florence over the photos and he was quickly proved right. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"It is in really bad taste for a colleague to bring his camera to Rome to show that we are worse than him," said the city's mayor, Gianni Alemanno. "Evidently they have time to waste up in Venice," added deputy mayor Mauro Cutrufo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"I often go to Venice with my wife but never dreamed of taking pictures of street vendors or the garbage there," said Florence's assessor for decorum, Graziano Cioni. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In addition to the alleged smear tactics, Cacciari has evicted pigeon seed sellers from St Mark's Square, and is launching a "decorum" month during which bags will be distributed to dog owners to collect excrement and residents will be handed geraniums for their window ledges. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;"Whoever thinks the city is dirty today should think back 20 or 30 years, when it was normal to throw rubbish bags from the window into the canals," he said.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;guardian.co.uk © Guardian News and Media Limited 2009 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-7517325246661893669?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilsole24ore.com/includes2007/frameSole.html?http://www.guardian.co.uk/' title='Cacciari e la guerra dello sporco'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/7517325246661893669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=7517325246661893669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7517325246661893669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/7517325246661893669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/cacciari-e-la-guerra-dello-sporco.html' title='Cacciari e la guerra dello sporco'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SeybdEJsumI/AAAAAAAAAbo/0j6MpwW2y-o/s72-c/Massimo%2520Cacciari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8873868390844050774</id><published>2009-04-20T15:48:00.002+02:00</published><updated>2009-04-20T15:55:41.249+02:00</updated><title type='text'>RITRATTI, un leader Maximo senza partito</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex-pavkigI/AAAAAAAAAbg/8wRZlveEFLI/s1600-h/20081001_massimo_d_alema.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326771709291039234" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 242px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex-pavkigI/AAAAAAAAAbg/8wRZlveEFLI/s320/20081001_massimo_d_alema.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fabrizio Rondolino per &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;"La Stampa" &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Massimo D'Alema&lt;/strong&gt; è l'ultimo hegeliano in un mondo politico new age attraversato e divelto dal peggior irrazionalismo. La sua proverbiale arroganza, l'insofferenza per la superficialità, l'antipatia per il giornalismo dei retroscena che ignora la scena, scaturiscono dalla convinzione che il reale sia complesso e articolato, e richieda uno sforzo della ragione per poter essere afferrato e compreso; e che sia precisamente in questo sforzo - in questa «fatica del concetto» - che la ragione percorre il cammino inverso tornando nella realtà, e dunque diventando prassi, azione, trasformazione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Maneggiare la complessità con gli strumenti della ragione è il lavoro di D'Alema, la sua cifra e il suo maggior limite, nonché la causa principale tanto del disprezzo quanto dell'ammirazione che il personaggio è capace di suscitare in misura assai maggiore del potere reale di cui dispone (D'Alema compie sessant'anni senza incarichi di partito, né parlamentari, né sovrannazionali: è, tecnicamente, un peone).&lt;br /&gt;Il comunista italiano che è diventato presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, e che potrebbe un giorno diventare presidente della Repubblica, è un uomo decisamente complesso, la cui passione per la politica è soltanto una forma - la predominante, la pubblica - di una passione intellettuale e sentimentale per la natura e l'intelletto umani.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7242/243990.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Come ogni intellettuale, D'Alema riserva alla sfera dell'interiorità le passioni più violente e le confessioni più intime; ed è proprio la ricchezza interiore, non l'indubbio professionismo, a dare al personaggio quella «marcia in più» che sovente sorprende. Il rapporto fra D'Alema e il mare, per esempio, è un rapporto sentimentale e privato - e dunque, nel mondo d'oggi, appare sgradevolmente aristocratico.&lt;br /&gt;D'Alema non va in barca per ricevere gli amici, fare affari o abbronzarsi: ci va perché il telefonino non prende. Il mare di D'Alema è il silenzio della bonaccia e il fischio rauco del vento, l'orizzonte aperto e la solitudine, la violenza indifferente della tempesta e il volo radente dei gabbiani.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7242/243991.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella vita di D'Alema le donne hanno una centralità assoluta e indiscussa. Dalla nonna paterna, maestra elementare (pare) di grande severità e rigore, alla madre, presto soprannominata dai figli «il Generale»; dalla moglie Linda Giuva alla figlia Giulia, che si dice abbia il padre sotto assoluto controllo: le donne di D'Alema non sono soltanto donne intelligenti, o indipendenti, o con una vita lavorativa propria: esprimono prima di tutto un principio di autorità, di coesione e di sicurezza al cui interno si costruisce lo spazio della famiglia - che per D'Alema, in questo assai meridionale, è comunità indistruttibile e sacrario inviolabile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;C'è dunque un forte elemento femminile, che per dir così controbilancia il «maschilismo» della tradizione comunista. E forse è per questo che D'Alema è da sempre incuriosito dal pensiero taoista, il cui cuore è una concezione non-dualistica (e dunque intimamente complessa, non lineare, interdipendente) della realtà. Sun Tzu, secondo cui «sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità», insegna nella sua Arte della guerra come al centro della strategia ci sia il posizionamento. L'abilità consiste nel trovare il luogo e il tempo giusto in cui collocarsi; poi, accada quel che deve accadere.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7242/243992.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È in questa cornice, ancorché simbolica e un poco immaginifica, che va collocato il problema del potere. D'Alema ne ha una visione, di nuovo, fortemente intellettuale. L'istinto combattente del giovane campione di Risiko! che ascende rapidamente nella nomenklatura del Pci si è stemperato nel corso degli anni in una qualche forma di rassegnazione.&lt;br /&gt;Difficilmente oggi D'Alema si farebbe rimproverare da Berlinguer, come gli accadde quando, in coppia con Andreotti, sistematicamente batteva a scopone scientifico l'allora presidente Pertini durante il volo che portava i quattro ai funerali di Andropov. Oggi D'Alema probabilmente lascerebbe vincere il presidente. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il potere infatti è forma, simbolo da esibire, rito da officiare: non è mai esibizione; è auctoritas (o, gramscianamente, egemonia), e non imposizione o rapina; in fin dei conti, non è neppure vittoria o sconfitta. Bisogna tener presente un dettaglio fondamentale: il giovanissimo pioniere che Togliatti, secondo un aneddoto mai confermato, avrebbe definito per la tanta sapienza «un nano, non un bambino», si è poi ritrovato a giocare la sua partita in un campo da gioco sconvolto dal crollo del Muro e dal terremoto di Tangentopoli. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Figlio del partito, D'Alema diventa adulto mentre i partiti si sbriciolano. Naturalmente, molto spesso la realtà si discosta dai suoi modelli teorici, tanto più se raffinati, e dunque a D'Alema è capitato spesso di passare per (o di essere effettivamente) il guastatore, il giocatore d'azzardo, o il «mercante fenicio» (come una volta lo definì l'Avvocato, che per altro lo stimava non poco).&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-7242/243993.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gli avversari sostengono che sia più bravo a distruggere che a costruire, ma si potrebbe obiettare che il primo Ulivo - l'unico che vinse abbastanza da governare per cinque anni - fu opera sua, dal pranzo a Gallipoli con Buttiglione fino alla «creazione» di Prodi insieme a Beniamino Andreatta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Più vera è invece una certa ingenuità - ne ha parlato qualche volta la madre, nelle poche interviste che era costretta a rilasciare -, che a volte rasenta la sprovvedutezza. Del resto, D'Alema sembra evitare con accanita meticolosità ogni tentativo di rendersi simpatico; o meglio, il piacere di una battuta tagliente, di un guizzo dialettico, di un repentino sfoggio d'intelligenza spesso vanificano le sue più brillanti strategie. Ad una giornalista che gli chiedeva: «Posso farle una domanda?», D'Alema un giorno rispose: «L'ha già fatta». Buon compleanno, presidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[20-04-2009] &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8873868390844050774?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8873868390844050774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8873868390844050774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8873868390844050774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8873868390844050774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/ritratti-un-leader-maximo-senza-partito.html' title='RITRATTI, un leader Maximo senza partito'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex-pavkigI/AAAAAAAAAbg/8wRZlveEFLI/s72-c/20081001_massimo_d_alema.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2801274123616004422</id><published>2009-04-20T15:46:00.002+02:00</published><updated>2009-04-20T15:48:07.462+02:00</updated><title type='text'>CIRIACO BERSANI</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex9D22XJjI/AAAAAAAAAbY/_7k-1oPq0T8/s1600-h/bersani.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326769964489057842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 196px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex9D22XJjI/AAAAAAAAAbY/_7k-1oPq0T8/s320/bersani.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da &lt;strong&gt;Dagospia...&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Basta un'innocua domanduccia del Messaggero (p.7) sui laicità e Pd per mandare in orbita il povero &lt;strong&gt;Bersani&lt;/strong&gt;: "Nel nostro tempo la questione antropologica ha un valore essenziale. Nessuno può sottrarsi al confronto sui limiti della scienza e le possibilità dell'uomo. Del resto, i nostri umanesimi hanno in fondo una matrice cristiana. Un partito però non può che fondarsi sul principio dell'autonomia e della responsabilità della politica nelle scelte concrete". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Bravo, parole forti e chiare. E' così che il Piddì tornerà a vincere. Nel 2058.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2801274123616004422?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2801274123616004422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2801274123616004422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2801274123616004422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2801274123616004422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/ciriaco-bersani.html' title='CIRIACO BERSANI'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sex9D22XJjI/AAAAAAAAAbY/_7k-1oPq0T8/s72-c/bersani.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-3265141673415199948</id><published>2009-04-20T09:00:00.001+02:00</published><updated>2009-04-20T09:01:36.842+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Francesco Micheli</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sewdyx9RmhI/AAAAAAAAAbQ/8u33FYUUN5c/s1600-h/micheli-francesco-324.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326665217513462290" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 324px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sewdyx9RmhI/AAAAAAAAAbQ/8u33FYUUN5c/s400/micheli-francesco-324.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Domenica 19 Aprile 2009&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;«Quell'ultima cena con Roberto Calvi» &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;di Paolo Madron&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sostiene Francesco Micheli che il comunismo è fallito, il capitalismo come l'abbiamo fin qui conosciuto pure, ma c'è ancora trippa per gatti. E anche acqua per il suo che, mentre stiamo parlando seduti nel salotto di casa, con elegante nonchalance immerge il muso e poi la zampa nella caraffa di minerale. Quello che fu lo scalatore di Montedison, crocedelizia cui pur avendo fatto molto altro nella vita deve la sua fama imperitura, è appena tornato dalla Micronesia, in uno dei frequenti viaggi che lo tengono lontano dagli affanni della piccola Milano, della quale è cittadino acquisito ma benemerito. Micheli spiega così la sua teoria nautico-copernicana: non è lui che si muove, ma la barca che gli gira intorno andando senza posa per quei mari esotici dove la raggiunge. Chissà perché, ma quando parte si ha sempre il sospetto che non ritorni, che qualcosa lo tenga lontano.Da che cosa scappa, dottor Micheli? Da nulla. Giro il mondo su una barca a vela, che per me è il sostituto della casa al mare. Siccome è attrezzata con tutti i giocattoli che mi servono, non mi sento isolato. Perciò non ho mai fretta di tornare.Si vede che può permetterselo... Ho sempre lavorato molto in proprio, senza grandi strutture, diciamo sul modello Guido Rossi, da solista. Aggiungo che i miei figli sono cresciuti, sono bravi e non mi par vero di scaricare molte rogne sulle loro spalle. Dalla barca la crisi si vede di meno? Si vede che non è una crisi finanziaria, come tutti dicono, ma economica. Che nasce dal deficit commerciale americano. Per compensarlo sì è dovuta mettere in campo un'enorme contropartita di denaro che ha avvelenato i pozzi e gonfiato in modo scellerato la bolla immobiliare.Nauticamente parlando, avremo un'ondata d'inflazione che ci seppellirà. Avremo una grande, inevitabile inflazione che dimezzerà i buchi del sistema bancario internazionale scaricando su Pantalone i costi dell'operazione. Come se ne esce? Con la condivisione di un nuovo modello che sostituisca il vecchio New Deal rooseveltiano. Dopo sessant'anni portati magnificamente è diventato obsoleto.Qualcosa di meno generico? Mah, tanto per cominciare gli americani potrebbero abbandonare le loro basi in Europa e farle gestire ai singoli Paesi. Gli Stati Uniti risparmierebbero molti mezzi da dedicare alla cura della loro crisi, noi ci troveremmo con qualche responsabilità in più e una maggiore spinta a creare finalmente gli Stati Uniti d'Europa che presuppongono un sistema militare e di polizia comune.Comunismo morto, capitalismo fallito. Tertium datur? Proverei una sorta di M&amp;amp;A concettuale unendo la parte buona dei due sistemi che hanno fallito. Ma il capitalismo è come il suo gatto, ha sette vite. Questo non ne ha più. Quando in America saltano la più grande assicurazione, la più grande banca d'affari e il colosso dell'auto vuol dire che le ha esaurite...Si porta addosso l'etichetta di scalatore della Montedison, anche se ormai sono passati più di trent'anni. Le scoccia? No. Più passa il tempo e più quell'esperienza mi sembra positiva. Mi pesava di più all'epoca, quando i miei amici della sinistra credevano che stessi aiutando Eugenio Cefis a fare il colpo di Stato.Come, scusi? Subito dopo le sue clamorose dimissioni da Montedison, un Cefis sbalordito mi raccontò a caldo la reazione di Cuccia che gli disse: «Ma dottore, io ero convinto che lei avrebbe fatto il colpo di Stato...».Lei ha finanziato il Manifesto e ha rapporti con Berlusconi. Ecumenismo o furbizia? Privilegio la qualità del rapporto, non il colore politico. Non ho mai avuto favori o vantaggi da nessuno, quindi l'accusa cade da sola. Se fossi stato compiacente mi avrebbero dato tanti trenini con cui giocare.Un'altra conseguenza dell'alone Montedison è che da lei ci si aspetta sempre il colpo guascone. Ci sono età della vita in cui si fanno certe cose. Allora in un Paese bigotto come il nostro la mia scalata alla Bi Invest dei Bonomi creò scandalo e meraviglia.Ha rotto il bon ton dei salotti. Ho rotto lo schema di Cuccia che contemplava la totale protezione dei suoi adepti. Ironia della sorte, tutti i gruppi italiani che hanno resistito nel tempo sono quelli che non si sono affidati alle cure del fondatore di Mediobanca. Ha cercato di fargliela pagare? Ha fatto del suo meglio. Ma nel mondo finanziario non si uccide mai, ci sono metodi collaterali molto più efficaci. Calvi però è stato suicidato. Sì, è stato ucciso, ma perché era entrato in mondi diversi da quelli della finanza. Sono l'ultima persona che l'ha visto a cena nella foresteria dell'Ambrosiano prima della sua fuga. Accompagnavo un finanziere austriaco, Karl Kahane, che incauto voleva comprare tutta la parte estera del Banco.L'ultima cena. Alle 23 si alzò di scatto dicendo che lo aspettava l'aereo per Roma. Ci avviammo all'ascensore e improvvisamente ci accorgemmo che era sparito. Kahane, che parlava francese, mi disse: «Où est-il allé?» Dov'è andato?. E io gli risposi con una battuta che poi avrebbe assunto un rilievo agghiacciante.Cioè? «Comme le diable il est disparu vers l'enfer». Come il diavolo è scomparso verso l'Inferno. Invece come si uccide metaforicamente? Togliendo il credito, manovrando i media. Insomma, creando terra bruciata intorno. Vedi i Ferruzzi, a cui è stato cancellato persino il nome. O la grande Comit, annientata da Cuccia per gli antichi rancori con Raffaele Mattioli. Cattiverie sublimi, almeno quanto il suo sense of humour nel privato.Peccato, se non fosse stato così riservato, lo si sarebbe apprezzato di più. Sì, peccato, perché Cuccia aveva degli aspetti umani deliziosi. Che una volta le racconterò, comprese le sue giovanili avventure galanti in Polonia, di cui mi testimoniò Carlo Bombieri, che guidò la Comit fino ai primi anni 70.È Geronzi l'erede di Cuccia? Sì, nel senso che possiede l'intelligenza, la spregiudicatezza e il cinismo di Cuccia. Con in più l'acume politico e un disegno che il grande vecchio non aveva. Cambiano i tempi: oggi si clicca www.cesaregeronzi.it, e si sa tutto sull'attuale presidente di Mediobanca. Peccato che Roland Barthes non ci sia più. Altrimenti, dopo avere analizzato miti e riti, avrebbe scritto Miti e Siti...Un romano a Milano. Passaggio fino a poco tempo fa inimmaginabile. Per Maranghi fu una botta letale veder spazzato via il suo coerente ruolo di vestale dell'eredità cucciana.Lei ha anche attraversato indenne quella tragedia finanziar-shakespeariana che è stata il crollo dei Ferruzzi. Quando arrivano gli uragani si rischia molto. Quella era una storia che si legava con la mia avventura in Montedison. Con Gardini sono passato dall'odio all'amore. Mi vedeva come nemico, poi viceversa ci trovammo bene. Raul pensava fossi contro di lui, vedeva il sospetto dappertutto. Suo è anche l'ultimo colpaccio della New Economy, quello di Fastweb. Ne è uscito ricco come un Creso. Si, erano molti soldi, almeno sulla carta. Ma preferisco ricordarla come l'unica operazione in quel settore che ha portato a compimento il modello di business per cui era stata concepita. Con Silvio Scaglia, suo socio in quell'impresa, ha poi litigato. Non ho litigato ma, come diceva Cuccia, apparteniamo a giardini zoologici diversi. Lui ha lasciato il Paese e si è trasferito in Inghilterra.Ha fame di essere una sorta di vestale della milanesità, anche se milanese non è. Di milanesi a Milano ce ne sono pochi, come di americani a New York. Il fatto di andare spesso in barca non le avrà impedito di vedere questo tiro al piccione sull'Expo. Purtroppo sull'Expo c'è stato un difetto di comunicazione, è mancata un'azione che contrastasse tutti gli elementi negativi che nascevano dalle contraddizioni interne alla compagine cui appartiene la Moratti.Un sindaco vittima del fuoco amico. Esatto. Poi c'è stato il tormentone su Paolo Glisenti il quale, malgrado la buona volontà, non ha mai legato con Milano. Tanto che l'ambiente gli ha sparato addosso, facendone il parafulmine di tutto. Ma il problema vero è che l'Expo non è sentita dalla gente.Vittorio Gregotti dice che è fuori moda, Marco Vitale che sarà la sentina del malaffare. Meglio rinunciare? Ma no, c'è ancora tutto il tempo per preparare un'eccellente manifestazione. In fondo Torino ha realizzato in due anni delle ottime Olimpiadi. Ora l'importante è scaldare gli animi dei milanesi.Qualcuno pensa che ora Milano abbia un sindaco politicamente troppo debole per spuntarla. Fare il sindaco a Milano è un mestiere difficilissimo. Più di 700 anni fa Bonvesin de la Riva scriveva che la caratteristica dei milanesi è quella di sbranarsi tra di loro. Da allora l'andazzo non è cambiato.Però Milano è l'unica metropoli europea che, invece che migliorare, imbruttisce. Non è Milano, è il Paese che imbruttisce. Siamo stati colpiti dalla crisi in una fase di declino accentuato, perché su troppi fronti siamo perdenti: in Europa cresciamo meno degli altri e le università hanno perso il contatto con il gruppo di testa di quelle americane e asiatiche. Per rendersi conto del declino italiano basta mettere il naso oltre le Alpi.Perché ha presentato a Milano il Cafonal di Dagospia? Ha voluto scandalizzare i benpensanti della sua città con un libro poco ortodosso? L'ho fatto perché stimo molto il fenomeno D'Agostino, che bisognerebbe studiare con il piglio dell'entomologo. Per capire come uno, da solo, abbia costruito un sito d'informazione che è un quotidiano punto di riferimento sui computer della classe dirigente. Milano però è molto meno Cafonal. Rispetto a Roma quello di Milano è oscurantismo cantonale. La sera della presentazione alla cena in casa sua, tra tanti giovani, c'era un tavolo che raggruppava alcuni dei più bei nomi dell'intellighenzia milanese. Sembravano pensionati di villa Arzilla. Anche qui il problema non è di Milano, ma generale. Il nostro Paese soffre di gerontocrazia. Non a caso, per tornare a Cuccia, il circolo ristretto in cui ha confinato la finanza e l'industria italiana obbediva a un sistema di conservazione assoluta. Maranghi diceva dopo Montedison: bisogna tornare alla Restaurazione. E in buona fede pensava al Regno di Sardegna dopo il 1815, tutti con parrucchino e livrea.Con questa crisi anche i nuovi dèi del capitalismo sono caduti. I banchieri vanno ad Arcore a baciare la pantofola. Cuccia ripeteva una grande battuta: si gioca con le carte di cui si dispone. In una crisi del genere si va dal presidente del Consiglio, quindi da Berlusconi. Se in questa crisi anche le banche centrali si sono fatte prendere dal panico, figurarsi i banchieri.Lei che è mezzo veneto sa che un proverbio dice: chi sputa alto si sputa addosso. Qualcuno dei nostri banchieri aveva sputato troppo alto? Però se si guardano le cose in modo meno emotivo ci si accorge che le banche italiane vanno benissimo, anzi perfino il sistema creditizio mondiale non va così male.Ma se le hanno nazionalizzate... Parlo di prospettiva, e vedo. Primo: che tutto finirà in inflazione, cosa che darà loro un enorme beneficio. Secondo, che in questo momento le banche guadagnano a bocca di barile perché si avvantaggiano di uno spread straordinario. Terzo, che non dando il dividendo mettono molto fieno in cascina.Quindi lei ha cominciato a ricomprare. Io ho detto che in Borsa i minimi sarebbero stati toccati tra marzo e aprile. Un rimbalzo così violento come l'attuale, visto che non sono ancora uscite le trimestrali, forse è eccessivo. Così come erano stati smodatamente eccessivi certi ribassi.Alessandro Profumo è uscito indebolito da queste vicende? Profumo è una roccia, nel senso che ha superato una tale serie di attacchi ai quali solo una roccia può resistere. Anzi, uscirne rafforzata.E Corrado Passera che si accredita a banchiere di sistema? La complementarità tra Bazoli e Passera e la dimensione di Intesa pone la banca ad aver assunto una configurazione di centralità che ricorda, nel senso migliore, l'Iri.L'appassiona la sfida Ponzellini-Mazzotta sulla Popolare di Milano? Mi diverte molto che in un'istituzione medioevale com'è quella delle banche popolari si finisca per combattersi su YouTube. Lo trovo un grande passo avanti.Perché si è defilato dall'operazione Alitalia? Per un privato, o almeno per me, l'assunzione del rischio era troppo pesante. Da quando il salvataggio era partito, troppe cose a livello mondiale si erano modificate.È ancora di sinistra? Mai stato di sinistra nel senso barricadiero. Ho sempre avuto senso critico, non so se questo voglia dire oggi essere di sinistra.Se Claudio Abbado per tornare alla Scala vuole che a Milano si piantino 90mila alberi, Muti ne chiederà 120mila. Speriamo che l'arrivo benemerito di Abbado possa far da scia anche a quello di Muti. Milano ha avuto due dei più grandi direttori d'orchestra del mondo. Ed è un delitto che ne sia stata privata da beghe che la gente non capisce.Quanto l'ha aiutata il lato B nella vita? Aiuta. Ma, come nel calcio, se non continui a tirare in porta non fai gol. Da due anni organizza MiTo, il festival musicale che rispolvera l'inesausta ambizione di chi vuol fare di Torino e Milano una cosa sola. Siccome la mia è sempre stata una vita di start up: da Finarte a Fastweb, da Sviluppo a Genextra, mi ha divertito molto farne una in campo culturale. Volevo dimostrare come si può fare uscire la cultura dal penoso piagnisteo della beneficenza, svecchiandola. Un gran successo, non lo dico io ma le 170mila persone che all'ultima edizione hanno frequentato i suoi appuntamenti.Se permette Montedison, più che una start up, è stata una catch up. Bella battuta, me la segno. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-3265141673415199948?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/3265141673415199948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=3265141673415199948' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3265141673415199948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/3265141673415199948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/04/intervista-francesco-micheli.html' title='Intervista a Francesco Micheli'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/Sewdyx9RmhI/AAAAAAAAAbQ/8u33FYUUN5c/s72-c/micheli-francesco-324.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4864385413812503339</id><published>2009-02-24T21:34:00.002+01:00</published><updated>2009-02-24T21:39:18.987+01:00</updated><title type='text'>Milano: serve una nuova "città che sale"</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Spunto illuminante di Eloisa Dacquino, per capire che è l'uomo in movimento a far vivere la città.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non c’è bisogno di nuovi eroi del lavoro: gli attuali perdono la loro sfida perché perdono paradossalmente la vita  e i dati sconfortanti in tema di prevenzione e protezione sono lì, davanti ai nostri occhi,  a dimostrarlo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Serve nuovamente l’esempio legato all’etica del fare, l’esempio che non ha bisogno di mediazione alcuna perché la forma  è - da sempre - sostanza. Gli uomini e le donne  che hanno prodotto innovazione e mutamento nel campo sociale, civile, economico, del secolo scorso, sono gli stessi che hanno saputo coniugare cultura, Virtù e necessità di nuovi e più ampi spazi di libertà tanto nel campo delle arti, quanto dei mestieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle prestigiose istituzioni culturali che proprio a inizio secolo videro la luce a Milano, dando alla città la fama di  capitale economica e morale del Paese, troviamo piena espressione di quel saper fare illuminato di una società – quella milanese – che seppe coniugare allo sviluppo economico, passione civile, solidarietà, cultura, includendo le fasce più deboli nella crescita comune attraverso valori condivisi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L’idea che ha mosso il sogno dell’Avanguardia al potere, che proprio a Milano è nata e si è sviluppata, testimonia il motore di quel progresso che ha saputo coniugare la capacità di ‘fare’ unitamente alla capacità di veicolare le conoscenze, gli spazi, gli ideali a tutta la società: nessuno escluso,gratuitamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dare continuità a quel sogno, a quel progetto, è far vivere nella memoria collettiva il ricordo di una stagione ricca di fermento e partecipazione culturale, politica, con al centro comportamenti virtuosi nell’economia quanto nella solidarietà. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;‘Città che sale’ - in continuo movimento per dirla con Boccioni - ma con al centro l’uomo, i suoi bisogni, la necessità al bello in tutte le sue forme e declinazioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora che la proposta di Davide Rampello per un nuovo Manifesto della Cultura, troverebbe si legittimazione, non solo rispetto alla grande crisi economica quanto civile e morale del paese, che al centro delle riflessioni odierne necessariamente deve includere la ‘centralità della risorse umane’ nei contesti organizzativi tutti, come accadde dopo la grande crisi del ’29 negli Stati Uniti d’America, quando le industrie si accorsero che le teorie legate allo Scientific Management non potevano più rispondere alla necessità di nuove forme di integrazione, crescita, efficienza e produttività: mancava l’uomo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Così,  rispetto alla società dell’immagine richiamata da Alberto Abruzzese nella sua intervista al Corriere della Sera, vi è la necessità di stimolare nuovamente il ruolo attivo delle persona, la centralità dell’uomo nei processi di crescita e trasformazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda allora è: sapremo noi dare continuità , ora,  a quel progetto di modernità che è stata la Milano dei primi del secolo scorso?        &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4864385413812503339?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4864385413812503339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4864385413812503339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4864385413812503339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4864385413812503339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/milano-serve-una-nuova-citta-che-sale.html' title='Milano: serve una nuova &quot;città che sale&quot;'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-8287063209479581585</id><published>2009-02-24T12:51:00.004+01:00</published><updated>2009-02-24T13:01:24.442+01:00</updated><title type='text'>Penati: serve un vero romanzo PD-ano</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPgiY1bIhI/AAAAAAAAAaw/g_SiB22TbZU/s1600-h/parenzorid.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306331667359277586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 296px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPgiY1bIhI/AAAAAAAAAaw/g_SiB22TbZU/s400/parenzorid.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Romanzo padano&lt;/strong&gt;, di David Parenzo e Davide Romano – Non tutto ciò che vi è contenuto è nuovo. C’è sì qualcosa di interessante, in questo report padano su vita e opere delle Lega di Bossi, ma sembra troppo fare il paio con &lt;strong&gt;Razza Padana, di Alessandro Trocino e Adalberto Signore&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe più interessante, e spiazzerebbe quanti scrivono di Lega parlando solo di norme di linguaggio, e di patti della crostatina – in pratica tutti – se qualche buon uomo, magari aduso di antropologia o di etnologia, si mettesse a scrivere de dello stile di vita votato al lavoro, delle radici della “filosofia lombarda” dell’ora et labora. Qualcosa che partendo dall’Etica &lt;em&gt;protestante e lo spirito del capitalismo&lt;/em&gt;, passasse per gli Alpini che corrono per primi in Irpinia o in Bangladesh fino ai costruttori edili che prestano la casa ai loro dipendenti albanesi senza chiedere loro l’affitto, anche se poi li pagano in nero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Penati, Civati, Martina, Illy, Chiamparino&lt;/strong&gt;, e mettiamoci pure &lt;strong&gt;Cofferati &lt;/strong&gt;e tutti quelli che non disdegnano il verde dei campi di Pontida: perché non si scrive un bel manifestino sul Nord coi contro cazzi e con un po’ di coraggio che apra alla già provata strada del Pd del Nord? &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Magari ci scappa anche una candidatura alle prossime primarie; perchè se anche questa volta si sa già chi vince prima di votare, allora gli elettori pensano che se ne possono andare tutti aff…&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPgxPurOoI/AAAAAAAAAbA/-RjToqyAGIw/s1600-h/van_de_sfroos.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306331922613090946" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPgxPurOoI/AAAAAAAAAbA/-RjToqyAGIw/s320/van_de_sfroos.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il transeunte convoglio che porta alla Lega non può essere fermato; i romeni prima o poi saranno sedati e Tremonti non è mai stato così a portata di mano; quindi, se oggi lo storytelling funziona, raccontiamo davvero qualche storia padana che leghi al territorio. La storia di qualche elemento di padanità che può saldare anche qualche pezzo del Pd nordico. Parliamo del solidarismo del Nord, diciamo che ci sono più cooperative e Ong che fanno cooperazione e sviluppo in un metro quadrato di Lombardia o di Veneto che in tutta la Francia. Raccontiamo da dove arriva la voglia di lavorare, di costruire, di sollevarsi dalle crisi, anche dalla più difficile del dopoguerra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma possibile che gli unici capaci a raccontare il nord con trasporto siano sempre Silvio e Davide Van De Sfroos? Forse ci riescono perché l’hanno vissuto. Ma forse anche Penati, qualche storia di quand’era sindaco, ce l’ha da raccontare. Se lo fa, magari anche lui con un pò trasporto,  meno asmatico, prima o poi qualcuno ad Arcore ce lo invita. Silvio non si esime mai dall’ascoltare chi sa farsi ascoltare e sa creare consenso. In fondo la legittimazione arriva anche dall'ascolto e dal dialogo col nemico, vero Walter?&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-8287063209479581585?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/8287063209479581585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=8287063209479581585' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8287063209479581585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/8287063209479581585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/penati-serve-un-vero-romanzo-pd-ano.html' title='Penati: serve un vero romanzo PD-ano'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPgiY1bIhI/AAAAAAAAAaw/g_SiB22TbZU/s72-c/parenzorid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4980264277568788987</id><published>2009-02-24T12:13:00.001+01:00</published><updated>2009-02-24T12:15:46.990+01:00</updated><title type='text'>Bernheim SHOW</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPW3v-KNrI/AAAAAAAAAao/NO-9wpwSKYg/s1600-h/bernheim.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306321039230908082" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 287px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPW3v-KNrI/AAAAAAAAAao/NO-9wpwSKYg/s400/bernheim.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Non vorrei parlare di Profumo. Ha speso la sua carriera contro di me. Ma ritengo che sia giusto nonostante questo salvarlo"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da Dagospia - 23/02/09&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella sala delle conferenze della Farnesina, nell'ovattato clima della diplomazia, faccia a faccia banchieri e industriali di Italia e Francia. Palpebre abbassate, chi gioca con il telefono, ma in un attimo cambia il clima. Prende la parola Antoine Bernheim, lento e sottovoce. Sarà la cena ufficiale della sera prima al ristorante La Frusta dell'Hotel Esedra o forse il pranzo da Nino con una bella e abartizzata sessantenne, ma il vecchio leone pare sonnacchioso. E invece no. Fuori le unghie. "La crisi ha colpito marginalmente le banche italiane. Qualche piccola banca locale e poi Unicredit. Non vorrei parlare di Profumo. Ha speso la sua carriera contro di me. Ma ritengo che sia giusto nonostante questo salvarlo". I francesi non capiscono, ma gli italiani sono sbalorditi per la franchezza del banchiere.&lt;br /&gt;Ma non è finita. Il vecchio leone presenta i banchieri presenti: Bonnafé di BNP Paribas, Oudea di Societé Generale, Lucas del Credit Industriel. Poi gli italiani Gaetano Miccichè di Intesa-San Paolo, Antonio Vigni del Monte Paschi. Qualcuno gli ricorda che c'è anche Gerardo Bragiotti e lui: "Ricordo quando Bragiotti venne mandato da Maranghi per cacciarmi da Generali. Era il 1999. Dopo 2-3 mesi vennero a scusarsi e nel 2002 mi e' stato proposto di riprendere il mio posto".Gelo in sala e sorrisi di circostanza.&lt;br /&gt;Ancora Forum Italia-Francia. Presiede il giovane rampollo della declassata Fiat, John Elkann. Si parla di risparmio energetico e lui chiede ai rappresentanti delle aziende di trasporti ferroviari di intervenire. Mauro Moretti si sbraccia per avere la parola, ma John non lo prende in considerazione e la da a Innocenzo Cippolletta. Diplomazia o dispetti?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4980264277568788987?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4980264277568788987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4980264277568788987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4980264277568788987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4980264277568788987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/bernheim-show.html' title='Bernheim SHOW'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SaPW3v-KNrI/AAAAAAAAAao/NO-9wpwSKYg/s72-c/bernheim.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2550277237535608772</id><published>2009-02-24T12:05:00.001+01:00</published><updated>2009-02-24T12:07:49.487+01:00</updated><title type='text'>Patto del Corriere</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Gianni Gambarotta per&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/"&gt; "Il Foglio"&lt;/a&gt; - 23/02/09&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;La sconfitta di Renato Soru in Sardegna, le dimissioni del segretario Pd, Walter Veltroni, e la crisi in cui tutto questo ha gettato la sinistra hanno provocato ripercussioni anche in luoghi molto lontani dai palazzi romani della politica. Per esempio, a Crescenzago, periferia nord-est di Milano, zona che definire deprimente è persino riduttivo della realtà cronistica, ma che comunque ospita la sede legale della Rcs Mediagroup, la prima casa editrice italiana, nota, importante e oggetto di desideri da decenni in quanto proprietaria del Corriere della Sera.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Questo gruppo, si sa, è un qualcosa di particolare nel panorama capitalistico italiano, essendo una sorta di società-condominio. Ci sono 17 (leggesi diciassette) azionisti riuniti in un patto di sindacato e si tratta dei nomi più belli e importanti della finanza e dell'industria: Mediobanca, Fiat, Pirelli, Intesa Sanpaolo, Pesenti, Della Valle e avanti così (scusino gli omessi). Tutti questi potenti si incontreranno giovedì 16 marzo per prendere delle decisioni importanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di che si tratta? Non si sa. Perché le riunioni del patto di sindacato degli azionisti della Rcs Mediagroup non hanno ordine del giorno: gli aventi diritto si incontrano nella tal data, nel tal posto e parlano di quello che credono. I signori sono fatti così. Però i rumors davano per scontato che per il 16 marzo fosse in programma la discussione del tema centrale per la vita di quella casa editrice, cioè il rinnovo dei vertici. Rinnovo al gran completo: dal presidente, Pier Gaetano Marchetti, all'amministratore delegato, Antonello Perricone, fino al direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-5206/22912.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nel microcosmo mediatico le voci su questo ribaltone si ripetevano da settimane, da mesi, come un minestrone continuamente riscaldato al quale, ogni volta, si aggiunge qualche cosina in più tanto per insaporirlo. Si diceva che al posto di Marchetti dovrebbe andare il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo; che la poltrona di amministratore delegato spetterebbe a Claudio Calabi, attualmente amministratore delegato del Sole 24 Ore e in passato già a capo della Rcs; che per sostituire il direttore Mieli era in corso una complessa trattativa fra gli azionisti, ciascuno con una sponda, o per lo meno una vicinanza con qualche potentato politico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le voci sono continuate e continuano, ma con l'avvicinarsi dell'evento si precisano. Adesso si parla di due schieramenti contrapposti. Uno preme per arrivare davvero a questo cambiamento, anche perché lo cose non vanno bene nella casa editrice e la linea politica del giornale non è ritenuta in sintonia con il sentiment del paese (scusate il termine finanziario, ma si tratta pur sempre di un'azienda quotata).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Elemento di spicco di questo, diciamo così, partito è Salvatore Ligresti che vanta, oltre a una forza finanziaria considerevole, ottimi legami con il presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi (a sua volta primo azionista della casa editrice) e con il premier in persona, Silvio Berlusconi. A questo partito si contrappone quello dei conservatori, i cui leader sono alcuni dei più importanti soci industriali: lo stesso Montezemolo (Fiat è secondo azionista di Rcs); Diego Della Valle e Marco Tronchetti Provera.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-5206/18247.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Secondo loro nella casa editrice va lasciato tutto così com'è, al massimo si può fare un giro di nuovi direttori al Corriere per accontentare qualcuno degli azionisti più scalpitanti. Una cosa stile Rai, insomma. Fino a pochi giorni fa la forza di questi due partiti si equivaleva e non era facile dire quale dei due alla fine l'avrebbe spuntata o a quale compromesso si sarebbe arrivati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma poi c'è stata la Sardegna con le sue ricadute politiche. Il quadro è cambiato: Berlusconi, già forte prima, ora sembra il padrone assoluto del paese, quello che dice la parola definitiva su ogni questione che conta. E il Corriere conta. Ora più o meno tutti gli azionisti di Rcs in questo momento di crisi economica epocale, fanno la fila davanti a Palazzo Chigi per avere qualcosa dal governo.&lt;a href="http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-5206/36966.htm" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per fare un solo esempio, i più importanti banchieri e imprenditori italiani, da Geronzi in giù, pochi giorni fa sono andati in processione a casa del premier, ad Arcore, per discutere del ruolo che gli azionisti libici hanno e dovranno avere in tante realtà economiche bisognose di capitali freschi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il ragionamento che stanno facendo gli autorevoli soci del patto di sindacato della Rcs e che sta mettendo in maggioranza il partito dei difensori dello status quo, è il seguente: "Se noi mettiamo sul tappeto il tema dei vertici del Corriere e Berlusconi ci indica dei suoi candidati, chi gli dice che a noi non vanno bene?". Bella domanda. Il direttore della Stampa, Giulio Anselmi, ha una massima che ha sempre raccomandato ai suoi giornalisti. "Mai mettere il sedere davanti alla pedata". I potenti signori del patto di sindacato della Rcs-Mediagroup pensano che sia il momento per loro di applicare questa regola.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2550277237535608772?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2550277237535608772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2550277237535608772' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2550277237535608772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2550277237535608772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/patto-del-corriere.html' title='Patto del Corriere'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-2952261054746033956</id><published>2009-02-21T20:33:00.001+01:00</published><updated>2009-02-21T20:35:19.244+01:00</updated><title type='text'>Nel paese reale c'è ancora una sinistra</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Andrea Romano &lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;Il Riformista 21 febbraio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3 style="text-align: justify;"&gt;L'otto settembre della sinistra italiana? Non confonderei il tramonto di una piccola e stanca oligarchia con la scomparsa di un pezzo d'Italia che continuerà a chiedere rappresentanza e governo fuori dal berlusconismo. D'accordo, dentro quelle stanze la situazione è pessima...&lt;/h3&gt;        &lt;div id="dettaglio_notizia_img"&gt;     &lt;img src="http://213.215.155.40/media/2009/02/0902191426__13281_POLITICA00_777371_medium.jpg" /&gt;         &lt;/div&gt;         &lt;h4 style="font-weight: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;p&gt;D'altra parte se la sono cercata, e non da ieri. Ma se si mette anche solo la punta del naso fuori dalla porta, la situazione appare tutt'altro che disperata. Perché nel nostro paese un Partito democratico esiste ben da prima che gruppi dirigenti già sconfitti si inventassero un'ultima ancora di salvezza. Ed è destinato a sopravvivere all'implosione forse definitiva degli equilibri che quei gruppi si erano dati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel partito era e rimane il partito di coloro che da quindici anni votano nella stessa direzione, chiedendo più o meno le stesse cose. Non sono necessariamente gli italiani migliori, nel senso perbenista raccontato dalla mitologia morale del post-comunismo. Forse non sono nemmeno i più solidali d'animo, ma chiedono un welfare che funzioni, anche se trasformato in profondità, perché si fidano pragmaticamente delle virtù del vincolo sociale. Sono quegli stessi italiani che, credenti o non credenti, riconoscono alla fede religiosa una dignità che ha poco a che fare con le ideologie del neo-laicismo e del neo-clericalismo. Si aspettano un servizio decoroso dalla scuola pubblica non da militanti partigiani dello statalismo, ma perché auspicano che i propri figli abbiano un futuro migliore di quello che è toccato in sorte a loro. Quegli elettori sono anche e in grandissima maggioranza persone che lavorano o che hanno lavorato tutta la vita, senza particolari eroismi ma con inevitabile dedizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gente che quindi si aspetta che la dignità del lavoro sia tutelata, insieme ai diritti sindacali, come strumento di miglioramento delle proprie condizioni reali e non come forma di garanzia di apparati corporativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è naturalmente molto altro nella sinistra italiana, ovvero nel pezzo d'Italia che dagli anni Novanta in avanti ha votato per l'Ulivo e i suoi vari satelliti. Così come al suo interno convivono massimalisti e riformisti, credenti e non credenti, nostalgici del Pci e della Dc insieme a elettori ormai trentenni che non hanno fatto neanche in tempo a conoscere quei partiti. Ma c'è soprattutto un grado di conflittualità ereditaria molto minore di quella che ha diviso e perduto una leadership collettiva che vediamo decomporsi in questi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è più tempo di contrapporre una mitologica «società civile» ad un'altrettanto virtuale «politica forte», come accadde ormai quindici anni fa all'indomani di una slavina destinata a cambiare le elite politiche nel centrodestra molto più che nel centrosinistra. Non è più tempo di farlo soprattutto perché la sinistra del paese reale ha già iniziato a produrre le proprie classi dirigenti, senza attendere il via libera del centro. Per ora è accaduto a livello locale, nelle molte città dove non governano tecnici prestati all'amministrazione ma politici di professione che hanno saputo costruire con il proprio elettorato un rapporto di classica responsabilità democratica. Matteo Renzi è uno di questi, ma molti altri come lui hanno saputo dare visibilità a quella sinistra ragionevole e popolare che chiede solo di essere rappresentata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché l'ipotesi della fine del Pd attraverso una scissione è quanto di più lontano dalla realtà politica del paese, potendosi immaginare solo come ultima rappresaglia tribale. Mentre la via d'uscita dal pantano in cui si è cacciata questa pattuglia di reduci è forse più semplice di quanto non appaia: lasciare che la sinistra reale del paese reale si dia una leadership in grado di rappresentarla, attraverso un percorso di selezione necessariamente lungo e combattuto. Certamente non mancano i candidati possibili né il tempo, perché nei prossimi due anni non accadrà niente che richieda al centrosinistra l'assunzione di una responsabilità di governo nazionale. Quello che manca è il minimo di lucidità necessaria ad avviare il percorso. E chissà se in quelle stanze ne è rimasta almeno un po'.&lt;/p&gt;&lt;/h4&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-2952261054746033956?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/53208/' title='Nel paese reale c&apos;è ancora una sinistra'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/2952261054746033956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=2952261054746033956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2952261054746033956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/2952261054746033956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/nel-paese-reale-ce-ancora-una-sinistra.html' title='Nel paese reale c&apos;è ancora una sinistra'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-4536419802675289021</id><published>2009-02-20T14:14:00.002+01:00</published><updated>2009-02-20T14:17:22.230+01:00</updated><title type='text'>Veltroni - Il professionista senza professione voluto da Mieli e l'Espresso</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SZ6tXQ0jr5I/AAAAAAAAAaY/2aiCk2zoktQ/s1600-h/pansa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304868026253029266" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 245px; CURSOR: hand; HEIGHT: 284px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SZ6tXQ0jr5I/AAAAAAAAAaY/2aiCk2zoktQ/s400/pansa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un imperdibile pezzo di storia italian, anche se molto ridicola e bassa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Giampaolo Pansa per &lt;a href="http://www.ilriformista.it/" target="_blank"&gt;"Il Riformista"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Un uomo in fuga. E per questo felice. Così ho visto Walter Veltroni ieri, nel discorso d'addio in piazza di Pietra a Roma. La voglia di scappare gli usciva persino dal celebre neo sulla guanciona sinistra. Ed era così forte da spingerlo a dare l'ultima fregatura ai media. Nessuna conferenza stampa. Appena un comizio con tifoseria al seguito. Banalità a gogò, tutta roba già sentita, ancorché recitata con il solito fervore.&lt;br /&gt;Certo, sono rimasto deluso. Poi, a mente fredda, mi sono detto che non potevo aspettarmi altro. Walter si era finalmente calato nella parte che conosce meglio. Quella del politico sconfitto che taglia la corda. E tuttavia riesce sempre a essere un perdente di successo, capace di passare da un incarico all'altro.&lt;br /&gt;Ma stavolta, forse, Veltroni non ce la farà a ripetere il gioco. Per lui, e per i politici come lui, si è chiusa una stagione. Tra poco l'Italia dei partiti nati nell'altro secolo diventerà un deserto. Dove resteranno soltanto le parole che i cronisti anziani hanno scritto per tanto tempo.&lt;br /&gt;Quante volte mi sono occupato di Walter? Decine e decine. Quante parole su di lui ho messo nero su bianco? Qualche milione. Pensavo di non scriverne più. Mi ero stancato del personaggio. E credevo che non potesse più sorprendermi. Sbagliavo. Ed eccomi qui a ricordare, con passo veloce, il percorso di un leader politico che ha incontrato più sconfitte che vittorie.&lt;br /&gt;La sua prima sconfitta risale all'estate di quindici anni fa, quella del 1994. In primavera Achille Occhetto perde le elezioni contro un esordiente destinato, da allora in poi, a vincere quasi sempre: Silvio Berlusconi. Baffo di Ferro è costretto a lasciare le Botteghe Oscure, ma non vuole affidare lo scettro a Massimo D'Alema. E così decide di gettargli tra le ruote un candidato a sorpresa: Veltroni.&lt;br /&gt;In quel momento Walter sta per compiere 39 anni e dirige l'Unità. Tre eminenze occhettiane (Fassino, Petruccioli e Mussi) cominciano a costruire le sua candidatura. Sulle prime sembrano lavorare a dispetto del candidato. Con il candore di un bambino, Walter giura a mezzo mondo che non aspira a entrare al Bottegone. E promette: «Il mio lavoro resterà quello di dirigere il giornale del nostro partito. È l'unico impegno che mi appassioni».&lt;br /&gt;Come molti politici, anche Walter è un simpatico bugiardo. Chi lo frequenta, racconta che si vede già al vertice dei Ds. Il 22 giugno spiega a Barbara Palombelli, per un articolo su Repubblica: «Il mio sogno? Un milione di persone in piazza. E non per salutare qualcuno che se ne va, come è accaduto per Berlinguer. Ma per festeggiare qualcosa che comincia. Sogno una sinistra unita, che ritrova le ragioni della speranza, riaccende un fuoco, riscopre ideali».&lt;br /&gt;I due candidati a sostituire Occhetto sono personaggi agli antipodi. D'Alema è superbo, un bruscone come pochi, sempre pronto a fronteggiare i giornali con la scimitarra in pugno. Un cronista gli chiede se è vero che abbia stretto un patto di non aggressione con Veltroni. E Max sibila, gelido: «Sono cazzi nostri». Walter è il buonista gaudioso. Sorride da tutti i pori. E fa spallucce a un amico che lo striglia: «Se vuoi essere un numero uno, devi smettere di dar ragione a tutti». Lui sospira: «Sono fatto così, non posso odiare nessuno».&lt;br /&gt;Il sogno di Veltroni svanisce il 1° luglio 1994, alla Fiera di Roma. Il Consiglio nazionale dei Ds è chiamato a eleggere il segretario. Ricordo una mattina di caldo soffocante. Max è una tigre di marmo. Sembra che il voto non lo riguardi. Walter è un ragazzone giulivo. Durante lo spoglio delle schede, discute con noi cronisti sul futuro della Juventus. Soltanto Fassino è agitato e siede sui carboni ardenti. Forse prevede la mazzata in arrivo.&lt;br /&gt;Infatti, D'Alema vince e Veltroni perde. Walter incassa la sconfitta da gran signore. Dice ad Alberto Statera della Stampa: «Mi vede pallido. Ma è colpa di una dieta feroce. Stavo ingrassando e in un mese e mezzo ho perso tredici chili». Snello e contento, telefona alla figlia Martina: «Dobbiamo essere allegri. Lo zio Massimo ci ha salvato le vacanze!».&lt;br /&gt;Walter rimane a guidare l'Unità. Fa un bel giornale che non ha nulla del foglio di battaglia politica. Mai ruvido con gli avversari. Niente campagne-carogna. Articoli intelligenti e spesso inutili. Rammento certi paginoni assurdi. Il Museo dei bidoni. Dalla trota pelosa allo yeti. L'artigiano che fabbrica alabarde per il cinema. Professione sub, un sessantottino sotto il mare. E via cazzeggiando, per la delizia della rubrica "Chi se ne frega" del maledetto Cuore.&lt;br /&gt;Ma il Perdente cerca la rivincita. Ne ottiene una nell'estate del 1995. Vittoria d'immagine, con il libro "La bella politica", titolo che più veltroniano non si può. «Centomila copie vendute» dichiara Walter. Trionfo di pubblico e di critica. Persino Romano Prodi non si sottrae all'obbligo del santino. Geloso, D'Alema scrive un libro anche lui: sessanta pagine sull'Italia normale, con un'appendice di ritagli incollati da Gianni Cuperlo e Claudio Velardi. E le due opere diventano la canzone dell'estate in tutte le feste dell'Unità.&lt;br /&gt;Alla festa nazionale gareggiano le coppie D'Alema-Maurizio Costanzo e Veltroni-Giovanni Minoli. Una kermesse di luci della ribalta, fra selve di telecamere con calza di nylon incorporata, recensioni lecchine, intervistatori da palcoscenico. Ma sul fondo dei tendoni in delirio sta in agguato la destra, nella persona di Vittorio Feltri, direttore del Giornale. E in agosto, il sabotatore bergamasco va all'attacco su un fronte imprevisto: Affittopoli.&lt;br /&gt;Walter, sia pure non da solo, si vede messo alle corde. Anche lui è tra gli inquilini delle case offerte ai vip dagli enti previdenziali. E una volta tanto va fuori dai fogli. Ricordo una furibonda telefonata all'Espresso di Claudio Rinaldi: «Pure voi ci avete preso a calci in faccia!». Gli dico: «Perché non replichi sull'Unità, se hai gli argomenti per farlo?». La risposta di Walter mi lascia secco: «Non posso, perché noi siamo un giornale d'informazione».&lt;br /&gt;Per Veltroni è un finale d'estate violento. In tivù, ha lo sguardo smarrito del tacchino inseguito dal cuoco alla vigilia di Natale. Ma si riprende presto, fiducioso nella sua buona stella. Siamo alla primavera del 1996. Prodi lo fa correre con lui nella squadra dell'Ulivo. Walter vorrebbe candidarsi alla Camera nel collegio di Suzzara, l'unico vinto in Lombardia dai progressisti nel 1994. Poi D'Alema, dal Bottegone, gli ruggisce: «Non puoi farlo. Sarebbe un'indecenza». E Walter deve affrontare la battaglia a Roma 1, contro il magistrato Filippo Mancuso.&lt;br /&gt;È un match da film dell'orrore. Il più perfido del Polo di centrodestra contro il più buono dell'Ulivo. A vincere è Walter. Rifulge il suo profilo da libro "Cuore". Il compagno di banco che ti fa copiare il compito. Il vicino di casa che accorre quando il lavandino perde. Uno dei suoi slogan, dedicato all'ambiente, sembra fabbricato apposta per lui: «Chi lo ama è riamato».&lt;br /&gt;Ma Walter deve sopportare un ritratto al curaro affidato da Mancuso a Francesco Merlo, del Corriere della sera. Il vecchio giudice palermitano dice parole che nessuno oserà più ripetere: «Veltroni è un elencatore di luoghi comuni. Parla di cose che non sa. Cita libri che non legge. È un anglista che non conosce l'inglese. Un buonista senza bontà. Un americano senza America. Un professionista senza professione».&lt;br /&gt;Prodi lo porta con sé a Palazzo Chigi. Ci abiteranno per poco. Il 9 ottobre 1998 il Governo cade per un voto solo, ucciso da Rifondazione comunista. Al Professore subentra D'Alema. E Walter, sconfitto come vice-premier, trova una via d'uscita proprio grazie a Max. È Baffino d'Acciaio che lo designa a succedergli nella segreteria dei Ds. Perdente di successo, Walter viene eletto da una maggioranza bulgara: l'89,1 per cento.&lt;br /&gt;La prima uscita di Walter lascia interdetti. Visita in prigione Adriano Sofri e auspica la revisione del processo per l'assassinio del commissario Calabresi. Quindi va a raccogliersi sulla tomba di don Giuseppe Dossetti, l'icona della sinistra democristiana, diventato prete. Cavolo! Carcerati, morti ammazzati, sepolcri di sant'uomini.&lt;br /&gt;La spalla di Walter, Pietro Folena, poi diventato rifondarolo, s'affanna a spiegare: la nostra è attenzione alla sofferenza e alla contaminazione di culture. Ma a qualcuno sembra un presagio tetro. E in tanti si chiedono: l'epoca di Walter al Bottegone sarà di sangue versato e di lacrime a gogò?&lt;br /&gt;L'anno successivo il sangue comincia a versarlo il partito. Elezioni europee del 13 giugno 1999: rispetto alle politiche del 1996, i Ds perdono per strada due milioni e mezzo di elettori. Forza Italia diventa la prima parrocchia politica d'Italia. In tivù compare un Veltroni disfatto, stressato, i capelli ritti, il famoso neo quasi pendulo, mentre borbotta formule fumose.&lt;br /&gt;Come non capirlo? Ecco in che modo Walter descrive il suo partito nel luglio 1999: «È gracile e arrogante. Ha sostituito il centralismo democratico con il casino. Siamo pieni di intrighi, di correnti, di lotte interne. Sono spaventato da una Quercia ricca non di opinioni, ma di guerre intestine».&lt;br /&gt;È un ritratto simile a quello di oggi. E spiega perché, alla fine del giugno 1999, i Ds abbiano perso il comune di Bologna. Per la prima volta nel dopoguerra, la città simbolo del neo-comunismo veltroniano, non ha più un sindaco rosso, bensì un intelligente e bonario macellaio di centrodestra: Giorgio Guazzaloca.&lt;br /&gt;Passano sei mesi e, il 15 gennaio 2000, Walter è rieletto segretario dei Ds al congresso del Lingotto a Torino. Quello del motto di don Milani: «I care». Ma la Quercia è in pieno marasma da correnti e da clan. Ulivisti puri. Miglioristi superstiti. Veltroniani. Dalemisti. Pontieri. Sinistra tenera. Sinistra dura. Laburisti nostrani. Cristianosociali. Sinistra repubblicana. Comunisti unitari. E riformatori per l'Europa.&lt;br /&gt;Morale: il 16 giugno di quell'anno arriva una nuova batosta elettorale per Ds e alleati. Sconfitti in otto regioni su quindici. Il giorno successivo, D'Alema si dimette da premier e cede la poltrona a Giuliano Amato. Nel partito Walter è sotto accusa, anche se il disastro viene da lontano e non può essere addebitato soltanto a lui. Ma è in quell'estate, forse, che il segretario perdente medita la sua exit strategy: uscire dall'agone nazionale per rintanarsi a Roma.&lt;br /&gt;L'occasione si presenta all'inizio del gennaio 2001: il sindaco della capitale, "Cicciobello" Rutelli, si dimette per guidare il nuovo scontro con Berlusconi, previsto per il maggio di quell'anno. Walter si candida subito a succedergli. Come è possibile? Il leader dei Ds che si rifugia in un municipio, anche se si tratta del Campidoglio? In realtà, Veltroni ha annusato un altro disastro in arrivo. E non vuole morire sul campo di battaglia. Meglio lasciare che la parte del caduto al fronte tocchi a Rutelli, insieme a Fassino.&lt;br /&gt;E il disastro arriva, alle politiche del 13 maggio 2001. Vittoria schiacciante di Forza Italia. I Ds sono vicini al minimo storico: 16,6 per cento. Lo stesso giorno, Walter si batte contro Antonio Tajani per la conquista del Campidoglio. Ma diventa sindaco di Roma soltanto due settimane dopo, al ballottaggio. Veltroni l'ha scampata bella. Ha vinto soltanto in casa, però ha vinto. E bisserà la vittoria nel 2006, con un margine molto ampio.&lt;br /&gt;Roma capoccia e ladrona è ormai sua. L'astuto Walter ne farà la rampa di lancio per nuove avventure. Al partito ci pensi quel piemontardo faticone di Fassino. Verrà eletto segretario a Pesaro, il 16 novembre 2001. E si troverà contro proprio Veltroni, capo ombra del Correntone di sinistra. Ma Cicciobello II non era un riformista fatto e finito? Non aveva sempre detto di non essere mai stato comunista, bensì berlingueriano? Misteri dell'animo veltroniano.&lt;br /&gt;Dal Campidoglio alla candidatura per la leadership del Partito democratico passa un anno. Ma questa è cronaca dell'oggi. Walter non ha avversari al suo livello. D'Alema rinuncia a mettersi in gioco. Bersani verrà convinto a non gareggiare. L'assenza che mi stupisce è quella di Fassino. In un Bestiario sull'Espresso scrivo che forse è dovuta alla faccenda dell'Unipol. E al grido di gioia di Piero: «Abbiamo una banca!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell'accenno mi costa una &lt;strong&gt;telefonata furibonda di Fassino&lt;/strong&gt;, alla metà del luglio 2007. Vale la pena di ricordarla perché apre uno spiraglio sulla guerra all'interno del vertice diessino. Piero mi urla che sono stato offensivo e insultante. Poi aggiunge: «&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Walter è stato scelto per le pressioni del gruppo Espresso-Repubblica. E di Paolo Mieli, il direttore del Corriere. È da mesi che stanno costruendo la sua candidatura. Pensano che sia Veltroni l'uomo dei miracoli, l'unico capace di salvare il centrosinistra&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero quel che mi urlava Fassino, è stata una scelta sfortunata. Diventato segretario del Pd, Veltroni ha incassato soltanto sconfitte. La caduta del governo Prodi. La vittoria di Berlusconi nel voto dell'aprile 2008. Idem nel voto per Roma. Idem nel voto in Abruzzo. Lunedì scorso in Sardegna. Un disastro dopo l'altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine, Veltroni non ha salvato neppure se stesso. E ha deciso di dimettersi. In un paese dove le dimissioni sono una merce rara, voglio rendergli onore per questa scelta. E quando l'ho visto a piazza di Pietra, felice come una Pasqua, l'ho capito. Però mi sono fatto una domanda.&lt;br /&gt;Valeva la pena di aspettare tutti questi anni per fuggire? Walter poteva deciderlo ben prima. Non sarebbe passato alla storia come un eterno sconfitto. Anni fa l'avevo definito un Perdente di successo. Oggi il successo è scomparso e rimane soltanto il perdente. Pessimo finale per un signore che ha soltanto 53 anni. Un ragazzo, rispetto al sempiterno Berlusca. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-4536419802675289021?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/feeds/4536419802675289021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=748941355385114595&amp;postID=4536419802675289021' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4536419802675289021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/748941355385114595/posts/default/4536419802675289021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://antoniobelloni.blogspot.com/2009/02/veltroni-il-professionista-senza.html' title='Veltroni - Il professionista senza professione voluto da Mieli e l&apos;Espresso'/><author><name>Antonio Belloni - Matteo Zilocchi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06011235243054901007</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SZ6tXQ0jr5I/AAAAAAAAAaY/2aiCk2zoktQ/s72-c/pansa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-748941355385114595.post-5469070094598375631</id><published>2009-02-19T11:22:00.001+01:00</published><updated>2009-02-19T11:24:58.201+01:00</updated><title type='text'>Abruzzese: cultura, sì al Manifesto Ma servono avventurieri delle idee</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SZ0zdHHq5iI/AAAAAAAAAaQ/uYtZR-cXXBE/s1600-h/abruzzes.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304452511332754978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 183px; CURSOR: hand; HEIGHT: 143px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_pABYEeh92Ho/SZ0zdHHq5iI/AAAAAAAAAaQ/uYtZR-cXXBE/s400/abruzzes.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il dibattito&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da Il Corriere della Sera&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il sociologo: Milano vive di tradizioni, ora bisogna reinventarle. Il sociologo: Milano vive di tradizioni&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;«Più che eroi del lavoro ci vogliono avventurieri delle idee, persone che creino lo spazio per la circolazione del pensieri». Sì al Manifesto della cultura al tempo della crisi. &lt;strong&gt;Alberto Abruzzese&lt;/strong&gt;, sociologo, professore allo Iulm, aderisce all'appello lanciato da Davide Rampello. Ma chiede che sia un Manifesto vero «che spacchi, che crei delle polemiche, che imponga delle scelte di parte».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Insomma, un vero Manifesto delle avanguardie. Professore Abruzzese, ci dice che cosa è successo alla cultura durante altri periodi di crisi?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«La grande crisi del 1929 ha segnato la conclusione del lunghissimo secolo ottocentesco ed ha dato vita alla società dell'immagine e poi della televisione. Si è delineato il sistema mediale novecentesco». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Questa crisi?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Può accelerare il passaggio che già sotterraneamente è in corso dal linguaggio dell'immagine a quello digitale delle reti. Le reti costituiscono un tessuto interattivo, centrifugo, in grado di dare un ruolo attivo alla persona. Si tratta di una metamorfosi e di una trasformazione straordinaria. Peccato che non ci sia stata una trasformazione altrettanto forte delle istituzioni che avrebbero dovuto gestire questo cambiamento. Penso alle università ma anche al mondo dell'impresa che continua ad adottare valori pesanti». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di che abbiamo bisogno «culturalmente» per affrontare la crisi?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Più che di eroi del lavoro userei un'espressione diversa: abbiamo bisogno di avventurieri delle idee, persone che amano la mobilità, che creano situazioni in cui le idee circolano. Ci vogliono pensieri che nascono dal basso. Poi tocca agli avventurieri farle funzionare». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;L'altra affermazione del Manifesto: recuperare il senso del tempo?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Più che di tempo abbiamo bisogno di spazio. Lo dico in piena polemica con le istituzioni. Abbiamo bisogno dello spazio dove le idee si possono incontrare. Esattamente quello che sta facendo Rampello con la sua Bovisa gratis. Anzi, sarei ancora più radicale». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Come?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Nell'Ottocento ci fu una discussione teorica sulla questione se fosse giusto o meno far pagare il biglietto al pubblico che partecipava alle grandi esposizioni. Chi si opponeva al pagamento del biglietto criticava l'operazione culturale retrostante, ossia la fruizione passiva dell'oggetto che si concludeva di fatto con il pagamento del biglietto. Invece aprire i cancelli gratis significa la messa in circolazione delle idee. È la cultura della rete. Dovrebbero essere le istituzioni a pagare il pubblico. Non il contrario». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Qual è la peculiarità culturale di Milano?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Sicuramente il fare. Ma non basta. Il fare comporta il sapere cosa fare, avere la sensibilità, stare con i piedi per terra e capire il reale, i mutamenti. Poi Milano è riconoscibile per la moda e il design ma, soprattutto la prima, forse ha bisogno di essere reinventata. Milano ha delle grandi tradizioni, ma a volte queste grandi tradizioni appesantiscono. Spesso si vive con l'idea di conservare piuttosto che reinventare». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Per questo è necessario un Manifesto della cultura?&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;«Il Manifesto risale alle avanguardie storiche. Erano intellettuali, artisti che non si ponevano il problema di non avere mediazioni. Ora la cultura del Manifesto si è ribaltata: i vari Manifesti in circolazione hanno lo scopo di creare grandi aggregazioni, dei veri e propri manuali di mediazione. Il Manifesto che ho in mente deve trovare un'aggregazione su strategie che creino polemiche, che impongano scelte». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Maurizio Giannattasio&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/748941355385114595-5469070094598375631?l=antoniobelloni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/09_febbraio_17/manifesto_abruzzese-1501008696371_print.html' title='Abruzzese: cultura, sì al Manifesto Ma servono avventurieri delle idee'/><
